Guido Vitiello

Pagine buone per (rovinare?) ogni compleanno

with one comment

Venticinqu’anni!… sono vecchio, sono
vecchio! Passò la giovinezza prima,
il dono mi lasciò dell’abbandono!

Un libro di passato, ov’io reprima
il mio singhiozzo e il pallido vestigio
riconosca di lei, tra rima e rima.

Venticinqu’anni! Medito il prodigio
biblico… guardo il sole che declina
già lentamente sul mio cielo grigio.

Venticinqu’anni… ed ecco la trentina
inquietante, torbida d’istinti
moribondi… ecco poi la quarantina

spaventosa, l’età cupa dei vinti,
poi la vecchiezza, l’orrida vecchiezza
dai denti finti e dai capelli tinti.

O non assai goduta giovinezza,
oggi ti vedo quale fosti, vedo
il tuo sorriso, amante che s’apprezza

solo nell’ora trista del congedo!
Venticinqu’anni!… Come più m’avanzo
all’altra meta, gioventù, m’avvedo

che fosti bella come un bel romanzo!

Guido Gustavo Gozzano, I colloqui

***

Bella ed amabile illusione è quella per la quale i dì anniversari di un avvenimento, che per verità non ha a fare con essi più che con qualunque altro dì dell’anno, paiono avere con quello un’attinenza particolare, e che quasi un’ombra del passato risorga e ritorni sempre in quei giorni, e ci sia davanti: onde è medicato in parte il tristo pensiero dell’annullamento di ciò che fu, e sollevato il dolore di molte perdite, parendo che quelle ricorrenze facciano che ciò che è passato, e che più non torna, non sia spento né perduto del tutto. Come trovandoci in luoghi dove sieno accadute cose o per se stesse o verso di noi memorabili, e dicendo, qui avvenne questo, e qui questo, ci reputiamo, per modo di dire, più vicini a quegli avvenimenti, che quando ci troviamo altrove; così quando diciamo, oggi è l’anno, o tanti anni, accadde la tal cosa, ovvero la tale, questa ci pare, per dir così, più presente, o meno passata, che negli altri giorni. E tale immaginazione è sì radicata nell’uomo, che a fatica pare che si possa credere che l’anniversario sia così alieno dalla cosa come ogni altro dì: onde il celebrare annualmente le ricordanze importanti, sì religiose come civili, sì pubbliche come private, i dì natalizi e quelli delle morti delle persone care, ed altri simili, fu comune, ed è, a tutte le nazioni che hanno, ovvero ebbero, ricordanze e calendario. Ed ho notato, interrogando in tal proposito parecchi, che gli uomini sensibili, ed usati alla solitudine, o a conversare internamente, sogliono essere studiosissimi degli anniversari, e vivere, per dir così, di rimembranze di tal genere, sempre riandando, e dicendo fra sé: in un giorno dell’anno come il presente mi accadde questa o questa cosa.

Giacomo Leopardi, Zibaldone

***

Alcuni disprezzano la consuetudine di celebrare i compleanni e massimamente la longevità. Dicono, seguendo Eraclito, che tutti i giorni sono uguali. È falso. Non lo sono astronomicamente perché, se il sole ritorna periodicamente nello stesso segno zodiacale, il sistema, a cui quel segno appartiene, si sposta del continuo e quindi noi ci troviamo di momento in momento in un punto diverso dello spazio universale. Non lo sono nemmeno corporalmente, perché il nostro organismo assume e depone continuamente le particelle della nostra sostanza vivente. Non lo sono infine nemmeno moralmente, perché di giorno in giorno noi siamo altri, fermi o titubanti nel proposito buono, ilari o tristi, animosi o vili. L’argomento poi col quale si crede di dimostrare irragionevole il costume di festeggiare il compleanno dei vecchi, pretende che, non avendo merito nel giungere a quel giorno, non ci sia ragione per festeggiarlo. È un argomento futile. Si loda la longevità, non perché sia il frutto del merito, ma perché essa è un dono del Cielo o della natura, ed è un bene in sé. Se per giustificare una lode fosse necessario ravvisare qualche merito, non si potrebbe lodare nulla. Infatti si loda la bellezza di Frine, la forza di Ercole, la memoria di Pico della Mirandola, la voce della Patti, eppure questi pregi non dipendono dall’individuo e non costituiscono merito. E non si dica che questi pregi si ammirano non per sé, ma per la fatica che li esercita e li educa. La bellezza per esempio si loda prima di ogni cura diligente e la forza prima di ogni allenamento. Persino la bellezza di un grande albero vetusto produce in noi un sentimento di ammirazione quasi religiosa.

Romano Amerio, Zibaldone

***

I don’t know about you, but I’m getting sick of pretending to be excited every time it’s somebody’s birthday, you know what I mean? What is the big deal? How many times do we have to celebrate that someone was born? Every year, over and over… All you did was not die for twelve months. That’s all you’ve done, as far as I can tell. Now those astrology things where they tell you all the people that have the same birthday as you? It’s always an odd group of people too, isn’t it? It’s like Ed Asner, Elijah Muhammed and Secretariat.

Jerry Seinfeld, The Outing

Written by Guido

novembre 15, 2010 a 4:17 pm

Una Risposta

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  1. Aggiungerei all’elenco anche “Scritto la vigilia del mio 32° compleanno”, di Gregory Corso.

    La propongo qui per chi non la conoscesse, nella traduzione di F. Pivano

    Ho 32 anni
    e finalmente dimostro la mia età, se non di più.
    E’ una bella faccia non più da ragazzo?
    Sembra più grassa. E i capelli,
    non sono più ricciuti. E’ grosso il mio naso?
    Le labbra son le stesse.
    E gli occhi, ah gli occhi diventan sempre meglio.

    32 anni e senza moglie, né figli; senza figli dispiace,
    ma c’è un mucchio di tempo
    non faccio più lo scemo.
    E per questo devo sentire dai cosiddetti amici:
    “Sei cambiato. Eri così matto così grande.”
    Vadano al Music hall di Radio City.

    32; visto tutta Europa, incontrato gente a milioni;
    grande con qualcuno, terribile con altri.
    Ricordo il mio 31° anno quando gridai:
    “Pensare che potrei andare per altri 31 anni!”

    Non mi sento così in questo compleanno.
    Sento che voglio essere saggio con i capelli bianchi
    in una biblioteca alta
    in una poltrona fonda accanto al camino

    Un altro anno in cui non ho rubato niente.
    8 anni adesso che non rubo qualcosa!
    Ho smesso di rubare!

    Ma mentisco ancora ogni tanto,
    e ancora sono svergognato e tuttavia vergognoso quando capita
    che devo chiedere soldi

    32 anni e quattro duri proprio buffi tristi cattivi bellissimi
    libri di poesia
    – il mondo mi deve un milione di dollari.

    Credo di aver avuto 32 anni ben strani.
    E non è stato per me, per niente.
    Non una scelta di due strade; se ci fossero state,
    senza dubbio le avrei scelte entrambe.
    Mi piace pensare che è stato il caso a farmi comportare bene.

    La chiave, forse, è nella mia affermazione spavalda:
    “Sono un buon esempio dell’esistenza di una cosa chiamata anima.”
    Amo la poesia perchè mi fa amare
    e mi dona la vita.

    E di tutti i fuochi che muoiono in me,
    ce n’è uno che brucia come il sole;
    può darsi che non illumini la mia vita privata,
    i miei rapporti con gli altri,
    o il mio contegno con la società,
    ma mi dice che la mia anima ha un’ombra.

    marco fazio

    dicembre 4, 2010 at 6:57 pm


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