Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Guido Gustavo Gozzano

Masochismo e suicidio delle classi dirigenti (Mani bucate, 33)

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“Io fui Paolo già. Troppo mi scuote il nome di Virginia”; ma l’incredibile caso Raggi-Berdini suscita reminiscenze letterarie ben più cupe di questi versi di Gozzano o del romanzo di Saint-Pierre che li ispirò. La tortuosa sequela di umiliazioni a cui si è sottoposto liberamente l’assessore – le accuse lanciate alla sovrana credendosi al riparo dai suoi occhi (un caso di scuola di “atto mancato”); l’autodenigrazione pubblica del giorno dopo (“Sono un coglione, questa è la verità”); il risentimento verso il cronista che aveva spezzato il patto di vassallaggio; l’attesa tormentosa di un responso o di un perdono – tutto questo ha una sola pietra di paragone nella storia della letteratura, ed è la Venere in pelliccia di Sacher-Masoch. Leggi il seguito di questo post »

Gradiscono un po’ di Moresco? (Mani bucate, 3)

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“Gradiscono un po’ di marsala?” – “Signora sorella magari…”. Ma gli zii molto dabbene dovettero attendere invano, accomodati sulle “poltrone di gala” che Guido Gustavo Gozzano aveva addossato opportunamente al margine del verso perché facessero rima con il vino liquoroso della Sicilia. Un lettore un po’ guastafeste della prima versione di L’amica di nonna Speranza, Dino Mantovani, fece notare che nel 1850, anno in cui Gozzano aveva ambientato la sua fantasia nostalgica, in Piemonte del marsala non si sapeva nulla, a malapena si conosceva l’esistenza di una città siciliana con quel nome. La versione emendata sostituì così al marsala il moscato: sparirono le poltrone di gala, in compenso un “sorriso pacato”, buono a salvare la rima e a riempire i bicchieri, si disegnò sul volto del babbo, della mamma e degli zii molto dabbene. Sbrogliato l’incidente dell’anacronismo i bei conversari poterono proseguire in pace, si parlò di Verdi, di Radetsky e del re di Sardegna. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 21, 2016 at 1:43 pm

Guarire dalla letteratura

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Guido Gozzano si diceva corroso dalla “tabe letteraria”, ma a ucciderlo fu la tubercolosi. Differenza di poco conto, se diamo retta al Piccolo dizionario delle malattie letterarie di Marco Rossari, pubblicato dalle edizioni Italo Svevo con un’esilarante prefazione di Edoardo Camurri. Alla lettera T troviamo questa definizione: “Tubercolosi: posa alla Thomas Mann”. E in effetti il mondo letterario emerge da questo manualetto diagnostico come un vasto sanatorio Berghof dove s’incontrano degenti afflitti dai mali più strani, dalla Bukowskite (“malaugurata tendenza a credersi scrittori in seguito a una colossale sbornia”) al complesso di Henry Miller (“tendenza a scrivere molto di sesso quando se ne fa poco”), dal disturbo di Eco (“singolare tendenza nel paziente a far parlare tutti i personaggi come un professore di semiotica”) alla Gomorrea (“malattia venerea contraibile con impegno. Sintomi: ipertrofia della prosa, ridondanza retorica, forte propensione all’orazione civile”). C’è poi l’Arbasinismo (una sorta di emorragia che comporta “gravi perdite di nomi, cognomi, eventi, luoghi, facezie, couplets, bon mots”), la sindrome di Salinger (“terribile squilibrio che spinge il paziente a isolarsi, sebbene nessuno lo stia cercando”), l’emicrania di Pynchon (“disturbo dovuto alla dispersione dei personaggi”), il morbo di Franzen (“disturbo della percezione che spinge a rigettare ogni forma di modernità in quanto ipoteticamente nociva per la scrittura”). Leggi il seguito di questo post »

Le buone utopie di pessimo gusto

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sovietAi nostalgici della Guerra fredda culturale, o anche solo ai ritardatari, restano ben poche occasioni di rivalsa e non è raro che a offrirle sia la diaspora cubana. Meglio quindi non lasciarsi sfuggire El comunista manifiesto, l’ultimo libro di Iván De la Nuez, saggista nato all’Avana che da vent’anni vive a Barcellona. La sua premessa – inoppugnabile al lume delle scienze occulte – è che lo spettro del comunismo abbia cominciato ad aggirarsi per l’Europa non già nel 1848 ma solo dopo il 1989, perché è proprio dei fantasmi manifestarsi post mortem. Oltrepassate la tragedia e la farsa saremmo diretti al terzo stadio dell’estetica, dove si va, al galoppo, a saccheggiare le regioni degli sconfitti per riportarne qualche trofeo grazioso. È un’impresa che De la Nuez battezza Eastern, rovescio del Western, nel corso della quale i simboli e i cimeli rivoluzionari finiscono trasformati in feticci nostalgici, in paccottiglia vintage, in bondieuserie devota, in una parola: in kitsch. E tuttavia, checché ne dicano i nuovi cowboy, il nesso tra kitsch e utopia è assai più antico e profondo. Leggi il seguito di questo post »

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Mag 4, 2014 at 2:26 pm

Il pellegrino ipocondriaco

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Ad averci i soldi, tanti soldi, correrei a comprare i diritti cinematografici di un libro appena uscito. State a sentire che bella favola: c’era una volta un trentenne ipocondriaco, rimuginante sull’infinita vanità del tutto, che si mise a bussare alla porta delle religioni più varie in cerca di salvezza e di consolazione. “Ma questo film l’abbiamo già visto!”, diranno i miei lettori. “È quello dove Woody Allen, convinto di avere un tumore al cervello, prova a farsi cattolico (senza fortuna), poi Hare Krishna, attratto dall’idea della reincarnazione, ma vuole garanzie che non tornerà in terra come alce o armadillo”. E invece no che non l’avete visto: è un altro film. Scordatevi Allen, e fate conto che a compiere il giro di consultazioni spirituali sia il buon avvocato della Signorina Felicita di Gozzano, anzi il suo capovolgimento perfetto: lì c’era uno spirito corroso dallo spleen che vedeva come un miraggio irraggiungibile la dolcezza della vita semplice; qui c’è un timido eroe che alle felicità crepuscolari pare predestinato per natura e per indole, se non fosse che si è messo in testa che deve fare il letterato, e che il letterato ha da essere inquieto: per lui, il gozzaniano “quello che fingo d’essere e non sono” funziona esattamente alla rovescia. La sua saggia Signorina Felicita, capace di domare le chimere letterarie prima che lo sbranino, l’ha pure trovata, e sposata. Com’è finito allora a fare il giro delle sette chiese, anzi settanta volte sette? Cosa lo ha spinto a setacciare tutta Roma in cerca di santi, santini e santoni? Perché tutti (o quasi) li ha provati. Gli Hare Krishna (non quelli di Central Park, quelli di piazza Navona), che gli hanno dato la sensazione inebriante di essere “uno splendido, puro, inoffensivo deficiente”; dei neopagani in odore di tradizionalismo evoliano, da cui si defila alquanto turbato; dei cordialissimi raeliani, il cui simbolo, che infrange tutte le sacre tavole del marketing (una svastica inscritta nella stella di David), testimonia se non altro una cristallina buonafede; dei liberi pensatori paranoici, più settari dei settari; degli evangelici sospettamente pragmatici. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 3, 2012 at 2:55 pm

69, page érotique. Una rubrica di critica militare

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Questa mia nuova rubrica, cinica fino alla canaglieria, si è scelta come numi tutelari due uomini buoni, Marshall McLuhan e Serge Gainsbourg. Che colpa ne hanno?

McLuhan, a quanto racconta il suo biografo Philip Marchand, sosteneva che per capire se un libro merita o meno di esser letto basta ispezionarne una sola pagina, la 69: se lì non c’è niente di buono, è probabile che anche il resto del libro non valga granché.

Gainsbourg, dal canto suo, annunciò che il ’69 sarebbe stato l’année érotique. O anche, come diceva Alberto Arbasino: “Io che ho fatto il Sessantotto…”. “E io, che ho fatto il Sessantanove?” (Un paese senza). Sarà che si era in piena liberazione sessuale, sarà che nemmeno aveva fatto a tempo di liberarsi di Brigitte Bardot che già si ritrovava tra le braccia Jane Birkin, ma Gainsbourg fu facile profeta. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

dicembre 14, 2010 at 11:36 am

Pagine buone per (rovinare?) ogni compleanno

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Venticinqu’anni!… sono vecchio, sono
vecchio! Passò la giovinezza prima,
il dono mi lasciò dell’abbandono!

Un libro di passato, ov’io reprima
il mio singhiozzo e il pallido vestigio
riconosca di lei, tra rima e rima.

Venticinqu’anni! Medito il prodigio
biblico… guardo il sole che declina
già lentamente sul mio cielo grigio.

Venticinqu’anni… ed ecco la trentina
inquietante, torbida d’istinti
moribondi… ecco poi la quarantina

spaventosa, l’età cupa dei vinti,
poi la vecchiezza, l’orrida vecchiezza
dai denti finti e dai capelli tinti. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 15, 2010 at 4:17 pm