Guido Vitiello

Margaret Mazzantini, Gigi D’Alessio e il romanzo neomelodico

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Ho un serio problema con le nozioni anatomo-fisiologiche di certi canzonettisti melensi. Non è chiaro, per esempio, che cosa intendesse Umberto Tozzi cantando “è una farfalla che muore sbattendo le ali l’amore che a letto si fa”. Quel verso, a dire il vero, lasciava interdetto anche il buon Francesco Guccini: “E tu rimani lì”, commentava, “e ti domandi se le altre volte non hai sbagliato tutto, o qua e là, nella faccenda; se non c’è qualcosa che ti è clamorosamente sfuggito”.

Un enigma non meno arduo lo offre Eros Ramazzotti in Adesso tu: “La parte interna dei respiri tu sarai”. Immagino si riferisse ai respiri tout court, visto che la parte esterna dei respiri (l’aria che c’è in giro) non è da considerarsi pertinenza del signor Ramazzotti, ma chissà. Allo stesso modo, quando Raf cantava “e le tue mani su di me sulle mie mani su di te” (Inevitabile follia), ho sempre pensato che si trattasse di un intreccio recidibile solo per via chirurgica.

Non solo le canzonette abbondano di questa anatomo-fisiologia indecifrabile, ma la intercalano con tutto un inventario di parole rarefatte ed evocative, le “parole poeticissime e piacevoli” di leopardiana memoria, che dovrebbero suggerire un’idea di infinità e di orizzonti a perdita d’occhio. Destino, anima, sogno, follia, utopia, fantasia, emozione; ma anche l’odore del mare, i tramonti, l’immensità, i gabbiani in volo e così via. La palma dell’orrore in questa promiscuità di astratto e concreto spetta secondo molti a tale Solange (“Appiccichiamo al nostro tempo i cuori sudati”), ma lo incalza a breve distanza il Mino Reitano di “Quest’Italia che profuma di oleandri e di perché”. Di che profuma un perché? Sarebbe da chiederlo a quel tale che negli anni Settanta, sotto Lsd, assicurò di aver assaggiato l’imperativo categorico kantiano e che “sapeva di vitello”.

Vi chiederete cosa ha a che fare tutto questo con Nessuno si salva da solo, il nuovo romanzo di Margaret Mazzantini, già vincitrice dello Strega e del Grinzane Cavour per Non ti muovere. Ha molto a che fare, credetemi. Basta dare un’occhiata a pagina 69, come prevede la nostra rubrica di critica militare.

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Per dovere di cronaca, l’ultima parola di pagina 68 è “Cazzo”. La frase completa, dunque, è “Cazzo come ci credevano…”. Ma forse val la pena riportare per intero il paragrafo che sfocia sulla pagina fatale:

A innamorarsi [Gaetano] non ci pensa. L’amore è morto. La costruzione dell’amore, partendo dalla saliva per arrivare all’impossibile. Sono caduti dalla roccia più alta lui e Delia, e sotto l’acqua era poca. Si guardano e non sanno se resteranno immobilizzati a vita, in sedia a rotelle spinti da qualche buon cuore, o soltanto claudicanti. Certo è stato un bel salto. Cazzo come ci credevano…

L’immagine della coppia tentata di lanciarsi dalla roccia più alta non può che evocare uno dei capitoli incompiuti dell’Uomo senza qualità, quello in cui gli amanti incestuosi Ulrich e Agathe in fuga dal mondo raggiungono una minuscola rientranza di sabbia bianca, in alto tra le rocce: “Adesso erano ritti come su un’alta balconata, intrecciati l’uno all’altra e all’indicibile, simili a due amanti che stanno per precipitarsi nel vuoto. Precipitarono. E il vuoto li sostenne”. Ma questa evocazione potrebbe mettere fuori strada il lettore. Perché “la costruzione dell’amore, partendo dalla saliva per arrivare all’impossibile” non è Robert Musil, è puro Gigi D’Alessio. E il bel salto, anzi il cazzo-di-bel-salto nell’oceano sterminato è solo un tuffo nella più zuccherosa, leziosa, giulebbosa pacchianeria canzonettistica.

Che la matrice sia quella appare chiaro non appena tra i due coniugi in crisi, Delia e Gaetano-detto-Gae, s’intromette una cameriera. La ragazza ha “un bel seno duro che respira sotto la canottiera nera”, per la gioia dei fan di Piccolo grande amore e di “quella sua maglietta fina”. Ma quando una riga sotto apprendiamo che “Delia ha pena di quella ragazza che respira nel suo corpo”, ecco riaffacciarsi lo sconcerto anatomo-fisiologico. Dunque, ricapitolando: il bel seno duro respira nella canottiera; la cameriera, proprietaria del bel seno duro, Delia la sente respirare nel suo corpo. Il corpo di chi?

Ora, posto che ciascuno respira nel proprio corpo (è la ramazzottiana “parte interna dei respiri”), l’ipotesi più semplice è che Delia sia in realtà incinta della cameriera, e che dunque la senta respirare dentro di sé, o che l’abbia assorbita per qualche via yogico-sciamanica. Ma questa deduzione è contraddetta dal fatto che la cameriera prende da Delia l’ordinazione di un gelato di crema e un “decaffeinato a parte”. E ti credo che è a parte: non conosco una cameriera sana di mente che ti rovesci il decaffeinato nel gelato di crema; casomai, ove richiestane, farà l’esatto contrario, ma a quel punto si chiama “affogato”.

Nella pagina successiva, però, Delia versa il decaffeinato proprio sul gelato, e poi lo dà in faccia a Gaetano, che “sente la crema addosso, sul mento, e mentre cola sul petto nella camicia sputtanata dal caffè”. Dunque, se teniamo conto anche della schiena sudata dell’ultima riga di pagina 69, lo stato attuale di Gaetano si presenta stratificato come segue: 1) pelle; 2) sudore gelido; 3) gelato di crema; 4) decaffeinato; 5) camicia sputtanata. Se la Mazzantini fosse un genio, a quel punto gli avrebbe fatto esclamare: “Poteva andare anche peggio: poteva piovere”, e le avremmo perdonato tutto. Ma invece è solo la Mazzantini, e così Gaetano “inghiotte le labbra sporche, quel dolce assurdo” (pag. 71), creando un altro enigma anatomo-fisiologico. Come si fa a inghiottirsi le labbra? È come il proverbiale idiota che si volta di scatto per tentare di mordersi un orecchio. O sono le labbra di Delia? Come che sia, tutti a chiedere scusa a Solange e al suo “appiccichiamo al nostro tempo i cuori sudati”. Almeno ci ha risparmiato un bucato.

Ovviamente, in un romanzo dove la “costruzione dell’amore” (sic) parte “dalla saliva per arrivare all’impossibile”, è naturale che la cameriera che respira nel suo corpo, e il cui seno respira nella canottiera, vada a caccia non già di una mancia o di un orecchino perduto tra i tavoli ma di un “senso”, del quale non potrà che raccogliere le “bucce” (e sparecchiare il tavolo, già sputtanato dal gelato e dal decaffeinato: che lavoro di merda). Ed è normale che il figlioletto idiota che si lancia dalle sedie per spiccare poeticamente il volo sia educato al “reale” (educarlo alla realtà o educarlo e basta sarebbe troppo semplice; e poi li sfido, dei genitori così, a lamentarsi se il cretinetto si pianta un cono gelato in fronte. Tra l’altro i due vorrebbero fargli capire “che non era aria”; il che, parlando di un bimbo che si lancia da una sedia nell’atmosfera terrestre, è oltretutto tecnicamente falso).

L’amore, l’oceano, la saliva, l’impossibile, il volo, il senso, il vento e il respiro. Ora, non voglio metter becco sulla vita familiare della Mazzantini, felicemente coniugata a Sergio Castellitto. Ma ricordate il finale di Caterina va in città? Ricordate gli stralci del terrificante romanzo nel cassetto del professore frustrato, interpretato proprio da Castellitto? “E andrò in cerca di quell’altrove che è dentro di me da sempre, un altrove fatto di vento e di spuma delle onde”.

Ecco, Dio li fa e poi li accoppia. Cazzo se li accoppia, dalla saliva all’impossibile.

12 Risposte

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  1. Bellissima recensione. Mi conforta sapere che non sono la sola a trovare insulsi certi testi che molti considerano con ammirazione. Sarà che il mio cuore non è sudato e non mi è nemmeno passato per la mente di inghiottirmi le labbra.

    rossana

    marzo 19, 2011 at 6:46 pm

  2. Sei geniale. E’ tutto.
    Chapeau.

    Calzino

    marzo 19, 2011 at 6:48 pm

  3. […] Guarda Articolo Originale:  Margaret Mazzantini, Gigi D'Alessio e il romanzo neomelodico « Home […]

  4. E dire che io alla Nadia ci credo. Alla Mazzantini no. Ma Nadia, perché hai scritto questo?

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/03/coppie-sull-orlo-di-una-crisi-di.html

    Ennio

    marzo 19, 2011 at 10:31 pm

  5. Sto morendo dalle risate, Guido, grazie! Però mi permetto di aggiungere che io ci vedrei anche Fossati, con ‘la costruzione di un amore’, canzone peraltro bellissima. Però povera Mazzaret, che ha sentito per la prima volta ‘One’ l’estate scorsa, evidentemente.

    Cristina

    marzo 20, 2011 at 8:44 pm

  6. Ho letto il libro della Mazzantini astenendomi dal cercare le recensioni della critica e riservandomele al post lettura. Sono felice di vedere che altri come me lo considerano insulso, furbo e veramente stupido. Pensavo dopo avere letto i due precedenti lavori che fosse molto talentuosa. Ebbene…non lo penso più!

    Mariateresa

    marzo 21, 2011 at 10:48 am

  7. Ma quel bambino era sotto allucinogeni quando credeva di volare e si buttava dalle sedie e forse anche dal balcone?

    Emanuela

    marzo 22, 2011 at 3:14 pm

  8. (Dopo aver asciugato le lacrime dal ridere. Grazie)
    Verrebbe da chiedere a Castellito, per favore, di tenerla occupata. Non so, facendole fare un altro figlio. Salvo, poi, che si avrebbe pena per il figlio…

    Chiara

    marzo 23, 2011 at 7:38 pm

  9. Questo post è geniale. Cazzo.

    Giovanni

    aprile 21, 2011 at 1:04 am

  10. Bellissimo. Mi dai la tua mail?

    Dalia

    maggio 5, 2011 at 12:41 pm

  11. […] recensione è QUI. Share this:CondivisioneFacebookEmailTwitterStampaStumbleUponRedditDiggLike this:LikeBe the first […]


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