Il blog di Guido Vitiello

Filosofi, uno zombie vi divorerà

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Se un cieco guida un altro cieco, insegnano i Vangeli, cadranno tutti e due in un fossato. Chi va con lo zoppo, d’altro canto, impara a zoppicare. Ma che cosa accade quando ci si sceglie come guida uno zombie? La domanda non è irrilevante, specie in apertura di una campagna elettorale post-apocalittica dove l’accusa di “zombie” si annuncia come una delle armi polemiche più ricorrenti. E la risposta è in un volumetto di Maxime Coulombe, sociologo e studioso di storia dell’arte contemporanea, che s’intitola Petite philosophie du zombie (Puf): “L’intento di questo libro è semplice: fare dello zombie un Virgilio, una guida per osservare la nostra società occidentale”. D’altronde, si tratta di una creatura in buona parte autoctona, sebbene possa vantare remote origini haitiane. Ma se lo zombie tradizionale è un vivo che sembra morto, un corpo senza spirito che può essere magicamente riportato alla vita – concrezione mitologica di due lasciti coloniali, la schiavitù e il Cristianesimo – lo zombie contemporaneo, nato dai romanzi di Richard Matheson e soprattutto dai film di George A. Romero, è l’esatto contrario: un morto che sembra vivo, che deambula come un vivo un po’ rincoglionito, che spande la sua infezione tra gli uomini e che per giunta è cannibale. Che cosa vede Coulombe attraverso le sue orbite spente? Che cosa incarna o simboleggia, lo zombie?

Un po’ troppe cose, sembrerebbe. Il parto mostruoso di un Occidente autodistruttivo che gioca con le biotecnologie; il memento mori del malato di Aids, contagio che si trasmette anch’esso tramite il sangue; l’altro terribile memento del clochard inebetito dal gelo o dall’alcol; il sopravvissuto a un grande trauma, che sia uno tsunami o un undici settembre; l’individuo benjaminiamo bombardato da continui choc percettivi; il telespettatore catatonico; il lavoratore-consumatore svuotato da un’esistenza ridotta a routine; l’altra faccia, decomposta, della glorificazione estetica dei corpi pubblicitari; una smisurata angoscia di morte… Suvvia, c’era bisogno di un morto vivente per vedere tutte queste cose? Non bastava un saggista vivo e vegeto, neppure dei più svegli? E invece, attorno al capezzale di questo mostriciattolo sanguinolento ecco convocati i più grandi luminari: Sigmund Freud e Aby Warburg, Immanuel Kant e Michail Bachtin, ciascuno pronto a diagnosticargli un male diverso, a trovargli un sintomo raro compulsando i propri volumi ricchi di dottrina. Verrebbe da esclamare: “Siamo seri!”, ma è vero proprio il contrario: dopo la breve stagione dei suoi esordi orrorifici, lo zombie è ormai una figura comica, un omone impacciato, barcollante, parodistico che non fa paura neppure ai bambini. E proprio per questo, crediamo, è il Virgilio ideale per accompagnarci nel paesaggio inavvertitamente comico di certa teoria contemporanea. Coulombe non lo vuole e non lo sa, ma quando paragona per pagine e pagine lo zombie all’“homo sacer” di Agamben, quando ne fa l’illustrazione del reale di Jacques Lacan, del sublime di Slavoj Zizek, dell’abietto di Julia Kristeva, delle aporie di Jacques Derrida, ottiene un grandioso spettacolo grottesco e apocalittico: la filosofia francese o infranciosata che divora sé stessa, la teoria che si ciba di altra teoria. Non ce ne vorrà se dopo aver letto questa frase – “Lo zombie metaforizza una gestione politica che Michel Foucault e poi Giorgio Agamben hanno chiamato il ‘biopotere’” – siamo corsi in cucina a prendere i popcorn.

Ecco, cosa bisognerebbe fare: sguinzagliare legioni di morti viventi tra le università europee e americane perché si cibino, come gourmet cannibali, dei cervelli più prelibati. Questo sì che è intrattenimento, ragazzi!

Articolo uscito sul Foglio il 13 ottobre 2012 con il titolo La filosofia degli zombie spiegata da un sociologo troppo francioso

 

 

Written by Guido

ottobre 16, 2012 a 1:38 pm

2 Risposte

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  1. Beh, già il solo fatto che si prenda Virgilio a paragone, mostra che razza di idea si abbia del mondo contemporaneo, concepito a priori alla stregua di un inferno. Popcorn e cocacola bella fredda per tutti!

    Piero

    ottobre 16, 2012 at 2:37 pm

  2. Reblogged this on radicimolesi.

    radicimolesi

    ottobre 17, 2012 at 11:59 am


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