Guido Vitiello

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Zombi. La notte delle metafore viventi

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zombie-nuts-480x374Basta che qualcuno pronunci la parola “zombi” e io scoppio a ridere come un cretino. Sintomo inquietante, non c’è dubbio, ma per fortuna l’eziologia mi è chiara e rimanda a un episodio di cinque o sei anni fa. Gli organizzatori di una conferenza avevano chiesto a un mio amico giornalista di tenere un intervento su Romero, pregandolo di adottare una chiave il più possibile politica. Lui prese la cosa molto sul serio e cominciò a ripercorrere diligentemente tutta la filmografia, La notte dei morti viventi, Zombi, Il giorno degli zombi, La terra dei morti viventi. Si era davvero appassionato al tema durante quelle maratone di film, e mi aggiornava costantemente sulle sue riflessioni. Era arrivato a elaborare una teoria piuttosto visionaria dove la minaccia degli zombi era associata al ruolo geopolitico della Cina. Insomma, venne il gran giorno della conferenza, lui sembrava soddisfatto, ma pochi minuti prima dell’orario previsto per il suo intervento mi chiamò in preda al panico. C’è stato un equivoco madornale, mi disse: intendevano Óscar Romero, l’arcivescovo salvadoregno, non George Romero, il regista di zombi. E mo’ che m’invento? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 15, 2015 at 10:24 am

Filosofi, uno zombie vi divorerà

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Se un cieco guida un altro cieco, insegnano i Vangeli, cadranno tutti e due in un fossato. Chi va con lo zoppo, d’altro canto, impara a zoppicare. Ma che cosa accade quando ci si sceglie come guida uno zombie? La domanda non è irrilevante, specie in apertura di una campagna elettorale post-apocalittica dove l’accusa di “zombie” si annuncia come una delle armi polemiche più ricorrenti. E la risposta è in un volumetto di Maxime Coulombe, sociologo e studioso di storia dell’arte contemporanea, che s’intitola Petite philosophie du zombie (Puf): “L’intento di questo libro è semplice: fare dello zombie un Virgilio, una guida per osservare la nostra società occidentale”. D’altronde, si tratta di una creatura in buona parte autoctona, sebbene possa vantare remote origini haitiane. Ma se lo zombie tradizionale è un vivo che sembra morto, un corpo senza spirito che può essere magicamente riportato alla vita – concrezione mitologica di due lasciti coloniali, la schiavitù e il Cristianesimo – lo zombie contemporaneo, nato dai romanzi di Richard Matheson e soprattutto dai film di George A. Romero, è l’esatto contrario: un morto che sembra vivo, che deambula come un vivo un po’ rincoglionito, che spande la sua infezione tra gli uomini e che per giunta è cannibale. Che cosa vede Coulombe attraverso le sue orbite spente? Che cosa incarna o simboleggia, lo zombie? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 16, 2012 at 1:38 pm