Il blog di Guido Vitiello

Il dissoluto punito ossia Roberto Calasso

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469px-Don_Juan_and_the_statue_of_the_Commander_mg_0119Il dissoluto punito ossia Roberto Calasso. Questo sì che sarebbe un buon titolo per un libretto d’opera. Tutto sta ad accordarsi su che cosa debba intendersi per dissoluto, e una prima risposta la si rintraccia nel dizionario dei sinonimi del Tommaseo: “Quando un corpo organizzato e comecchesia congegnato si scioglie in modo che sia distrutta l’organizzazione e il disegno di prima, dicesi che si dissolve, che cade in dissoluzione. (…) Di qui venne il senso traslato di dissoluto e degli altri derivati”. Dissoluzione è parola chiave per comprendere le tormentate relazioni diplomatiche della Adelphi con la vasta provincia della cultura italiana. La adottò per la prima volta, nel giugno 1979, un anonimo redattore di Controinformazione, rivista vicina alle Brigate Rosse (lo ricorda Calasso ne L’impronta dell’editore). L’articolo si intitolava “Le avanguardie della dissoluzione” e definiva la Adelphi “aurea struttura portante della controrivoluzione sovrastrutturale”. Il legnoso estensore guardava con preoccupata ammirazione quel catalogo di autori eccelsi e un po’ tenebrosi “al cui fascino si piegano devotamente i rivoluzionari stessi”. Il Don Giovanni editoriale, dunque, prima che dissoluto era dissolutore, e chissà che i brigatisti non avessero in mente il Verdampfen della nota frase di Marx ed Engels: “Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria”.

Passano quindici anni, e la parola fa di nuovo capolino. Stavolta è un giornalista cattolico, Maurizio Blondet, a usarla per una sorta di stravagante thriller editoriale con pretese di inchiesta, Gli “Adelphi” della dissoluzione, dove Adelphi (tra virgolette) non indicava tanto la casa editrice quanto una confraternita gnostico-dionisiaca votata a sgretolare l’ordine morale della Chiesa di Roma, ultimo baluardo che trattiene la venuta dell’Anticristo. Il libro si apriva con il grido impaziente di Massimo Cacciari: “Il Papa deve smetterla di fare il katéchon!”. Ora, si dà il caso che Cacciari abbia appena pubblicato un saggio su questa figura teologico-politica, Il potere che frena, e che Blondet si sia immesso nel piccolo ingorgo editoriale ristampando quel suo vecchio libro con un’appendice sul katéchon. Il più son balle, avrebbe detto Ernesto Rossi, ma a leggerlo è uno spasso; e lo è proprio perché l’autore è così persuaso delle verità che svela da trasformarsi, suo malgrado, nel personaggio più riuscito del suo libro. Tale era la cura di Blondet nell’alludere a chissà quali tantriche sconcezze praticate nella cerchia adelphiana, che finiva per ricordarci un personaggio di Vincenzo Consolo, il Calò di Nottetempo, casa per casa, che dovendo riferire sui riti di magia sessuale del satanista Crowley a Cefalù esordiva così: “Dunque, ’ccellenza. Con rispetto parlando, fottono”.

Quel libro di Blondet lo lessero in tanti, anche molti che non avrebbero mai commesso la sconvenienza di citarlo in pubblico. Ogni tanto ne riaffiorava un’eco, come quando un giornalista legato all’Opus Dei insinuò, su Avvenire, un legame tra le ossessioni sacrificali dell’Adelphi e il rito neopagano dei massi gettati dal cavalcavia. Calasso se la ride, e questa aura di dissoluto e dissolutore sembra lusingarlo. Nel frattempo, però, una dissoluzione si è verificata davvero, simile all’“effetto Alka Seltzer” di Enzensberger: Adelphi, come una pastiglia digestiva, si è disciolta nel bicchier d’acqua della cultura italiana, ed è ormai la vecchia editoria cattolica o comunista a sembrare aliena ed esoterica. L’epilogo del libretto d’opera rischia dunque di esser molto prosaico, senza un Commendatore che trascina il dissoluto all’Inferno.

Se i fanatici marxisti la accusano di sedurre i rivoluzionari, e i fanatici papisti di affrettare la venuta dell’Anticristo, non sarà che Adelphi, tutto sommato, è una casa editrice normale?

Articolo uscito sul Foglio del 4 maggio 2013 con il titolo Adelphi redenti.

Written by Guido

maggio 8, 2013 a 10:09 pm

13 Risposte

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  1. Normale, no. Sfuggente, indefinibile, contraddittoria, meravigliosa, di sicuro. Blondet è sempre uno spasso.

    aubreymcfato

    maggio 9, 2013 at 11:56 am

    • Vero. Ma “normale” è un paradosso, quasi una battuta. Come quando Chesterton diceva che il Cristianesimo, essendo accusato di volta in volta di essere troppo spiritualista o troppo materialista, troppo accomodante o troppo severo, troppo storico o troppo cosmico, troppo umano o troppo poco, doveva in fin dei conti essere una misura giusta.

      unpopperuno

      maggio 9, 2013 at 12:37 pm

      • :-).
        Che poi, d’altra parte, mi ricorda un esempio a me caro, cioè l’affaire “Etere”, a inizio novecento. Tirato e stiracchiato, l’etere doveva essere onnipresente, ubiquo, pieno, vuoto, trasparente ma non troppo. Opaco il giusto. Sostanza ma anche forma ma anche no.
        Conclusero gordianamente che l’etere non esisteva, che la domanda era mal posta. (la trovo un’ottima metafora di Dio).
        E quindi, teofania: è il niente, il nucleo adelphico, e precisamente la copertura del niente, lo smalto sul nulla. Che è poi (credo, ma non lo capisco) il vero baricentro dell’opera scritta calassiana.
        E della sua opera letta (cioè Adelphi).

        aubreymcfato

        maggio 9, 2013 at 2:29 pm

    • Fantastico, grazie. Onorato di avere un’opinione analogo (e rasserenato, soprattutto, che ci sia qualcuno che non si perde, fra specchi, cipolle e labirinti).

      aubreymcfato

      maggio 9, 2013 at 3:24 pm

  2. Bella idea ripescare il vecchio libro di quel matto di Blondet (crede sempre Jodie Foster sia una strega?), era pieno di sapide informazioni. Comunque l’Adelphi si sta sciogliendo, mi pare, nel mare dell’editoria di consumo (le Mamie, James Bond, etc.) Nuovi funzionari (Matteo Codignola) sono estranei alla vecchia linea “cathecontica”. (Forse Aragno sta prendendo il posto dell’Adelphi di un tempo). Ciao!

    fabrizio elefante (@fabelef)

    maggio 9, 2013 at 3:26 pm

  3. C’è anche chi fa delle caricature di dubbio gusto!

    eliaspallanzani

    maggio 9, 2013 at 5:43 pm

  4. Adelphi diffonde relativismo e nichilismo – youtube.com/watch?v=mZCSW4XLNkQ

    L’omosessualismo smontato da Popper – deliberoarbitrio.wordpress.com/2013/05/12/miseria-del-progressismo/

    Boldrini talebana papalepapale.com/develop/laura-boldrini-la-talebana-del-conformismo-autoritario/

    kherigma

    maggio 13, 2013 at 3:01 am

  5. Sento non escrivere bene la sua lingua, ma ho qualcosa che decire su Calasso:

    Ho visuto troppo Calasso. Che gradísimo diavolo. Come ejemplo del suo comportamiento nella sua vita , la última frase che me avrebbe mandato co il suo libro “KA”:

    “Per Blanca. Anche si non vuoi, é per te “. Non hanno cui il libro, e non ricordo la ortografía. “Anche si non vuoi”. Delenda est Calasso. Gli ha il pensiero de che il Dio che infintamente crudele. Si ascolta qualcosa sopra i sacrifizi humani, saca la sua lingua come ante alimento.

    Anche si no vuoi. Ja. Un giorno, anche si Calasso non vuoi, sará portato a un luogo que non gli piacera.

    Blanca Andreu

    maggio 29, 2013 at 3:36 pm

  6. Sciogliere Calasso stesso. ¡ Che riposo per l´humanitá !.

    Una volta io ho fatto l´anagrama perfetto di Roberto Calasso nella mia lingua: ” Robó a tres locas” Vuole significare:” rubó a tre pazze”. Prima pazza, Fleur Jaeggy. Quella molle era qualcosa bellísima, fuo la prima modelo de l´Italia in anni sesenta. Ho visuto gli fotografíe. E allora é comme una umbrella vestita per Armani. Per che il male sempre finisca per salire a luce. E lei é completamente complice di tutti gli cativeria calassiana.

    Il pérfido Calasso é un ladro metafisico, e lei una pazza metafísica. Nel libro de Blondet ha una intervista dove Fleur Jaeggy parla di la perversitá. Lei ha fascinacione per la maldad.

    Essiste un libro interesante. Calasso é il inspiratore principale di un personaggio, un psiquiatra chiamado “L´Assassino della anime”. La infermiere : Fleur Jaeggy. Megliore ditto: la inferniere.

    Essiste un otro libro dove Calasso inspira un alttro personaggio: L´Abate Calasso, un monaco degli XVIII, che scrive un libro: “Prolegómenos a una teología degli stupro ”

    Ja, ja. Buonísima caricatura, quasi reale. La sua follia é qualcosa aluzinante.

    Dopo io ho conociuto Jaeggy-soltanto per il telefono, mal menore- trovo un nome per lei in lo interno: La Cobra Thelma.

    Otra volta io scribo un piccolo poema per Calasso che inizia:

    ” ¡ Vete de aquí, Hécate travestida! ”
    ( Fuora di ci, Hécate travestita )

    Per che Calasso non ché un uomo co su anima di uomo. Odia a le donne, é Hécate, gli cane Antania, l´enemica de l´Humanitá.

    Magari fosse divertente che un italiano vero studie Callasso veramente, co interviste a le donne, e investigue tutto, e si sepa che cosa fa Callasso nello oculto. Forsse Callasso finisca nella prigione dove dobrebbe essere da anni. Il “divino” Calasso. E dopo, en la morte, che si trove co il su dio “infinitamente crudele”. Perche al vero Dio Calasso non podrai vedere.

    Blanca Andreu

    maggio 30, 2013 at 5:49 pm

  7. […] e finite, al punto che un personaggio di Vincenzo Consolo, il Calò diNottetempo, casa per casa, dovendo riferire sui riti di magiasessuale del satanista Crowley a Cefalù esordiva così: “Dunque, ’ccellenza. Con rispetto parlando, […]

    • O tal vez como Napoleón definió a su amado ( amado de Calasso) Talleyrand: “Mierda en guante de seda”

      B

      novembre 19, 2016 at 1:56 am


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