Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Roberto Calasso

Il Cacciatore Celeste. Piccola escursione venatoria

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Alberi, driadi, animali, cacciatori in varie posture adornano gli affreschi nel salone del ristorante di uno dei luoghi più elusivi della letteratura occidentale, l’albergo dove Humbert Humbert possiede per la prima volta Lolita. Il nome sibillino che Nabokov volle dare all’albergo – The Enchanted Hunters, i Cacciatori Incantati – è un invito cifrato a leggere Lolita come un piccolo trattato di eros metafisico in forma di romanzo, forse la sola forma oggi possibile. Pochi hanno risposto al corno da richiamo di Nabokov setacciando fino ai margini più bui il terreno di caccia che era così offerto alle incursioni, e tra quei pochi Roberto Calasso, che al romanzo del predatore divenuto preda della sua preda dodicenne ha dedicato alcune delle sue pagine più felici. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 17, 2016 at 9:25 am

Hypnerotomachia Vitellii

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brazil-gilliamL’altra notte non ho chiuso occhio, per colpa del ministro Franceschini. O meglio per mia imprudenza, perché il saggio non dovrebbe mai attardarsi su internet nella delicata fase ipnagogica: c’è il rischio che la mente individuale si impigli come una mosca nella vasta ragnatela delle fantasticherie generate da una mente collettiva e insonne, e che la pervagatio mentis contro cui ammonivano gli asceti si faccia così forsennata da gettarci nell’agitazione e nell’irrequietezza. E insomma, a farla breve, ho letto nel dormiveglia questo tweet del ministro: “Faremo la Biblioteca Nazionale dell’Inedito. Un luogo dove raccogliere e conservare per sempre romanzi e racconti di italiani mai pubblicati”. Lì per lì non ho capito l’entità della minaccia. Speravo di cavarmela con una scrollata di spalle e una risata, davanti a questo grottesco analogo letterario dei cimiteri dei feti abortiti, e di assopirmi su una nota di buon umore. Ma poi i pensieri hanno preso ad associarsi ad altri pensieri, a proliferare con la rapidità di una colonia di batteri, e si è generato un vortice impossibile da contenere: di qui la notte in bianco, e due occhi sbarrati nel buio. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 10, 2015 at 1:34 pm

Sul garantismo grammaticale (e sui dolcetti di Dacia Maraini)

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7360716.3In questi tempi civili e illuminati non sbattiamo più il mostro in prima pagina; piuttosto, sbatteremmo il presunto mostro in prima pagina, secondo le ipotesi degli inquirenti. È l’epoca del garantismo grammaticale, delle formule di attenuazione, delle perifrasi cerimoniose, delle frasi dubitative, degli eufemismi e delle litoti cortesi. Al cuore di questo galateo giornalistico dove la presunzione d’innocenza è ridotta a bienséance, a buona maniera da osservare, sta un tipo di condizionale che i linguisti, con un bel nome che pare preso dal codice penale, chiamano “condizionale di dissociazione”. È quello che consente di prendere le distanze da una notizia non ancora verificata: la donna avrebbe mentito sul suo alibi, ci sarebbe anche un complice, e così via. Non scopro nulla, è un uso ben noto nell’italiano giornalistico che si deve allo scrupolo di correttezza e ancor più alla preoccupazione di evitare querele. Ma leggendo la cronaca nera e la giudiziaria viene il dubbio che ci sia sotto qualcosa d’altro. Fate un semplice esercizio, ripercorrete gli articoli di questi giorni sul caso di Loris Stival, che per un garantista suscita crucci non certo solo grammaticali. Ebbene, se tendete l’orecchio sentirete, dietro ogni condizionale, un indicativo imbrigliato, o malamente camuffato. Si lanciano le congetture più spericolate, le illazioni più selvagge, si evocano a vanvera mitologia e psicoanalisi, si riscopre l’inventario degli stereotipi inquisitoriali, insomma si accusa e si lincia e si spettegola, ma lo si fa dietro lo schermo gentile di tutti quegli avrebbe e di quei sarebbe, illudendosi così di far cosa civile. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 21, 2014 at 10:37 am

Il dissoluto punito ossia Roberto Calasso

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469px-Don_Juan_and_the_statue_of_the_Commander_mg_0119Il dissoluto punito ossia Roberto Calasso. Questo sì che sarebbe un buon titolo per un libretto d’opera. Tutto sta ad accordarsi su che cosa debba intendersi per dissoluto, e una prima risposta la si rintraccia nel dizionario dei sinonimi del Tommaseo: “Quando un corpo organizzato e comecchesia congegnato si scioglie in modo che sia distrutta l’organizzazione e il disegno di prima, dicesi che si dissolve, che cade in dissoluzione. (…) Di qui venne il senso traslato di dissoluto e degli altri derivati”. Dissoluzione è parola chiave per comprendere le tormentate relazioni diplomatiche della Adelphi con la vasta provincia della cultura italiana. La adottò per la prima volta, nel giugno 1979, un anonimo redattore di Controinformazione, rivista vicina alle Brigate Rosse (lo ricorda Calasso ne L’impronta dell’editore). L’articolo si intitolava “Le avanguardie della dissoluzione” e definiva la Adelphi “aurea struttura portante della controrivoluzione sovrastrutturale”. Il legnoso estensore guardava con preoccupata ammirazione quel catalogo di autori eccelsi e un po’ tenebrosi “al cui fascino si piegano devotamente i rivoluzionari stessi”. Il Don Giovanni editoriale, dunque, prima che dissoluto era dissolutore, e chissà che i brigatisti non avessero in mente il Verdampfen della nota frase di Marx ed Engels: “Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria”. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 8, 2013 at 10:09 pm

Guardare le Polaroid di Moro. Da sordi

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polaroid-storta-6004Sacrificare senza uccidere, liberare la vittima senza versarne il sangue, che stranezza è mai questa? Eppure, si racconta, i Tatari della regione di Minussink usavano sacrificare al dio del tuono un cavallo vivo: radunati in preghiera sul luogo del rito, gli toglievano le briglie e lo lasciavano correre via. Sarà che la “frezza bianca” evoca a suo modo l’immagine di una criniera, ma l’antico costume menzionato da Calasso nella Rovina di Kasch sembra illuminare la sequenza finale di Buongiorno, notte di Marco Bellocchio: Aldo Moro sciolto dalle briglie nel sogno catartico della sua carceriera-immolatrice. Da quella prigione. Moro, Warhol e le Brigate Rosse (Guanda) di Marco Belpoliti si chiude appunto sulla visione di Bellocchio, a segno che il fantasma del presidente cammina ancora tra noi: “Moro indossa sul pigiama da prigioniero il proprio cappotto e va a passeggiare indisturbato per la città aperta seguito passo dopo passo dalla musica dell’Aida verdiana”. A voler fare i pignoli, non è l’Aida, sono i Pink Floyd, nonché il Momento musicale n° 3 in Fa minore di Schubert, lo stesso che in E la nave va di Fellini era eseguito con dei bicchieri. Ma al di là delle pedanterie, il libro di Belpoliti va a comporre – accanto a Il corpo del capo e La canottiera di Bossi – un’ideale trilogia delle occasioni sciupate.

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dicembre 9, 2012 at 5:50 pm

Adelphi e il “principio di complementarità” editoriale

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Adelphi pubblica Giustizia di Friedrich Dürrenmatt, un romanzo quasi giallo dove un consigliere cantonale uccide un illustre germanista sotto gli occhi di tutti e poi ingaggia un giovane avvocato squattrinato perché tenti di dimostrare la tesi paradossale della sua innocenza. Gran bel libro, ma lo aveva già pubblicato Marcos y Marcos nel 2005 (e prima ancora Garzanti nel 1986). Dov’è allora la notizia? Una nuova traduzione? Neppure: è sempre quella, eccellente, di Giovanna Agabio. Stesso romanzo, stessa traduzione. E allora com’è che si ha l’impressione di leggere un libro diverso? La circostanza impone di riconsiderare una vecchia questione, a suo modo appassionante: che cosa accade, a un libro, quando entra a far parte del catalogo Adelphi? Perché qualcosa, questo è certo, accade. Leggi il seguito di questo post »

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ottobre 27, 2011 at 11:56 am

“Il Mondo” di Pannunzio online (nei prossimi 830 anni)

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Abbonatevi a Il Mondo, settimanale politico economico e letterario. Direttore: Mario Pannunzio. Redattore capo (o redattore cupo, secondo la sua formula): Ennio Flaiano. Ogni settimana – o quasi – le inchieste di Ernesto Rossi, le vignette e i disegni di Mino Maccari, la rubrica di Guido Calogero e quella di Alfredo Todisco. Per la letteratura inglese e americana c’è Agostino Lombardo, sommo traduttore di Shakespeare. Per la tedesca Ladislao Mittner, o Aloisio Rendi. E così via: ogni cantuccio dello scibile (così come dell’aleatorio e dell’inconoscibile) ha un’intelligenza sopraffina preposta a illuminarlo.

Se siete fortunati, potrete trovare tra le pagine un racconto di Landolfi o di Comisso, un intervento di Croce o di Salvemini, uno stralunato reportage di Alberto Arbasino a zonzo per i teatri d’Europa o un ancor più stralunato reportage di Elémire Zolla dal Parco dei Mostri di Bomarzo. Ma capita spesso di imbattersi anche in Soldati e Alvaro, Silone e Brancati, e credetemi se vi dico che non ho menzionato che una piccolissima parte dei nomi per cui val la pena abbonarsi. Leggi il seguito di questo post »