Il blog di Guido Vitiello

Tintinnio di bilance

with 11 comments

canstockphoto14424108L’iconografia giudiziaria è disseminata di tranelli. Scriveva Francesco Carnelutti (Le miserie del processo penale, 1957) che anche le manette sono un emblema del diritto; “forse, a pensarci, il più autentico dei suoi emblemi, ancora più espressivo della bilancia e della spada. Bisogna che il diritto ci leghi le mani”. La belva aggiogata torna allora ad apparirci uomo, risvegliando la nostra compassione. Dubito che il grande giurista sarebbe riuscito a ripetere senza tremare queste parole, pur così ispirate ed evangeliche, davanti alle miserie delle nostre cronache, al deputato grillino che sorride con ferocia ebete mimando i ferri ai polsi, ai sadomasochisti giudiziari del Fatto Quotidiano che per la retata dell’Expo tornano a mettere le manette in prima pagina (le stesse che avevano usato, cinque anni fa, per la bocciatura del lodo Alfano: neppure si sono sprecati a disegnarne di nuove) sotto quel titolo francamente ributtante, “Vanno a prenderli uno per uno”. La nausea è tale che quanti hanno ancora a cuore i principi elementari della civiltà giuridica – ormai un “piccolo resto”, per dirla biblicamente – devono pescare dal mobiletto dei farmaci la pagina in cui Sciascia avvertiva che se al simbolo della bilancia si sostituisse quello delle manette saremmo perduti senza rimedio. Per un istante il discrimine torna ad apparire nitido: di là le manette, di qua la bilancia; di là la muta ringhiosa dei linciatori, di qua la sobria invocazione della legge uguale per tutti. Ma l’iconografia giudiziaria è insidiosa come un cattivo sogno, le linee si annebbiano, e ti ritrovi a pensare, trasalendo, che oggi dobbiamo aver paura soprattutto della bilancia.

Il tintinnio di manette è per le persone civili come il campanello di Pavlov, induce i più sani e automatici riflessi di ripulsa, e si diventa simili a quei benemeriti cagnolini vittime di una ingiusta diffamazione. Ma è imprudente fermarsi alle prime reazioni. Certo, fanno orrore i videomessaggi squadristi di Beppe Grillo, che esorta la polizia, la guardia di finanza, l’esercito, la marina e i sommergibili (sic) a catturare Genovese (“Andatelo a prendere!”) o che suona il corno di caccia ai linciatori (“Cercatelo sul web, cercatelo per le strade… Non deve scappare”). E fa spavento il commento di Alessia Morani, responsabile giustizia del Pd, che rivendica di aver gettato alla belva un lembo di carne fresca: “Abbiamo votato la richiesta d’arresto di Genovese. Ora Grillo si asciughi la bava alla bocca”. Allo stesso modo, il cane di Pavlov che è in noi è istigato alla pena per quei deputati che invece di tener alta la bandiera della civiltà (che suggeriva di votare fuori dalla campagna elettorale, e a scrutinio segreto, sulla libertà di un uomo) gareggiano nel mostrarsi più arcigni di Grillo. Tutto questo è sano; ma dovremmo allenarci a reagire con la stessa prontezza ad altri campanelli, per esempio al cinguettio di Matteo Renzi: “Il Pd crede che la legge sia uguale per tutti. E la applica, sempre. Anche quando si tratta dei propri deputati”.

Si può pensare tutto il male del mondo di Genovese, è superfluo dirlo, ma quel che è accaduto neppure un cieco potrebbe non vederlo: della vita e della libertà di un uomo hanno fatto carne da campagna elettorale. Solo che gli uni lo hanno fatto agitando le manette; gli altri agitando la bilancia. Nella frase di Renzi, grondante ipocrisia, risuona l’esortazione maliziosa di Bruto nel secondo atto del Giulio Cesare di Shakespeare, che raccomanda ai congiurati di compiere il delitto rispettando le apparenze della civiltà: “Dobbiamo essere sacrificatori, ma non macellai”. Si tratta di farsi furbi, e dissimulare la bava alla bocca: “Questo farà apparire il nostro proposito necessario ma non odioso: se tale sembrerà agli occhi comuni, saremo chiamati purificatori, non assassini”. O anche: saremo chiamati legalitari, non forcaioli.

Al tintinnio di manette abbiamo fatto l’orecchio; ora, compagni del canile garantista, addestriamoci a reagire al tintinnio di bilance.

Articolo uscito sul Foglio il 17 maggio 2014.
Qui sotto, il riciclaggio di manette del Fatto Quotidiano (2009-2014).

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11 Risposte

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  1. Tolte le manette, perchè la galera non si augura a nessuno, e della bilancia (che invece è un bello strumento) va pur detto che nell’intero articolo non c’è una parola una sui principi elementari della civiltà giuridica che che vietano di rubare (per approssimare come piace a me); ecco io qui ci vedo moltissima ideologia.
    Cosa dovrebbe fare la società, scegliendo fior da fore, di lady Poggiolini , di Formigoni, Daccò e di Don Verzè (se fosse vivo) ?

    david

    maggio 18, 2014 at 11:34 am

    • Processarli, se c’è materia per farlo, ed eventualmente condannarli. E metterli in carcere solo dopo una condanna. Semplice, no?

      unpopperuno

      maggio 18, 2014 at 11:38 am

  2. Vanno sempre tenuti separati i piani, ripeto lasciando da parte l’invocazione delle manette, la riprovazione sociale è cosa diversa e indipendente dalla condanna penale (detto come lo dico al bar, il garantismo non deve tutelare dalle figure di merda); sorvolando sul fastidio del perchè non si possa leggere un articolo come quello qui sopra su Genny a Carogna, o su 4 No tav ingiustamente in carcere, per cui ieri la Cassazione ha chiesto di riformulare terrorismo (terrorismo, dico, come quando ti danno devastazione e saccheggio perchè bruci un cassonetto); ma ecco, qua, tutto il garantismo sparisce quando è asservito ad altro invece schizza fuori in maniera questa sì, ideologica

    david

    maggio 18, 2014 at 11:54 am

  3. Scusi, ma gli articoli di giornale non mi risulta possano mandare in galera qualcuno

    david

    maggio 18, 2014 at 12:18 pm

    • Caro David, apprezzo molto la sua assiduità di lettore e commentatore, e lo dico sinceramente. Però a volte le obiezioni mi paiono davvero pretestuose. Credo che basti rileggere il mio articolo, per trovare risposta.

      unpopperuno

      maggio 18, 2014 at 12:56 pm

  4. Dai David non c’ è niente di male ma forse non è la tua materia questa… in famiglia avete qual Salomone, lascia sia lui a intervenire coi suoi commenti. Si dice sia promettente in queste questioni.

    Simone Bellandi

    maggio 19, 2014 at 8:21 am

  5. […] via Tintinnio di bilance | Unpoppoeruno […]

  6. Sperando di non abusare della pazienza del dott. Vitiello, sorvolando sulla natura dei riferimenti (peraltro inesatti) alla mia “famiglia” che qualificano solo il loro autore, vorrei dire che – in questo caso – non mi sento particolarmente pretestuoso e precisare quanto segue: il “garantismo” riguarda esclusivamente il processo penale e non si applica alla lotta politico parlamentare e non si applica al giornalismo (tantomeno a quello di opinione) che non applicano sanzioni penali.
    In tali ambiti si può parlare di sensibilità individuali ma il garantismo c’entra sempre molto poco.
    In ogni caso io ho ormai una regola personale (che funziona anche per quella che definerei sensibilità garantista): il garantismo è sempre peloso quando si riferisce ad un caso concreto, non lo è – quasi – mai quando si occupa dei limiti di un istituto giuridico (es. possibilità di abuso delle misure cautelari).
    Ps più che pretestuoso sottolinerei che ho scritto davvero malissimo.

    david

    maggio 19, 2014 at 6:00 pm

  7. Guido, non conosco il contesto, ma letto così il commento della responsabile giustizia del PD non mi sembra una rivendicazione, ma semplicemente un insulto sprezzante a Grillo.

    natadicorsa

    maggio 25, 2014 at 10:35 pm

    • Lo è (anche), ma il sottinteso, per quel che posso capire, è: “hai visto, pensavi che non fossimo duri quanto te e invece lo abbiamo mandato in galera, ora datti una calmata, ché quel che volevi lo hai ottenuto”.

      unpopperuno

      maggio 25, 2014 at 10:39 pm


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