Il blog di Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Leonardo Sciascia

L’affaire Tortora come prova generale

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La malattia melodrammatica, che già Gramsci diagnosticò agli italiani, ha tra i suoi sintomi più vistosi l’abbondante lacrimazione e i brividi da indignazione virtuosa. Due sintomi accomunati dalla labilità, dalla compiaciuta irrilevanza, dalla sterilità politica; e l’effetto più dannoso per la salute nazionale, a lungo termine, è la trasformazione di qualunque caso civile in “caso umano”. Se il francofilo Sciascia preferì parlare di affaire Moro, parola in cui svanisce la connotazione lacrimevole, altrettanto dovremmo fare per il caso Tortora. E, come si fa con Moro, dovremmo leggere gli scritti di Tortora incarcerato e processato – i due libri con Guido Quaranta, gli interventi raccolti da Palazzolo in Per una giustizia giusta, il carteggio e le pagine di diario che Epoca pubblicò in un volumetto intitolato Lettere dal carcere, gli articoli ripescati grazie all’imponente ricerca di Vittorio Pezzuto per Applausi e sputi – come scritti pienamente politici, ripiegando il fazzoletto. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 21, 2016 at 1:37 pm

A futura memoria (se la memoria ha un futuro)

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“Con Leonardo Sciascia ci lascia un uomo d’altri tempi, speriamo futuri”, aveva scritto Pannella il 21 novembre del 1989, annunciando che avrebbe prestato da quel giorno in poi il piccolo ma instancabile megafono di RadioRadicale alla riproposizione dei discorsi parlamentari e delle interviste di Sciascia, così da dare a quella speranza un’occasione in più di prender forma, presto o tardi. Molte altre volte disse lo stesso di sé – uomo d’altri tempi, speriamo futuri – e sappiamo bene quanto spesso la storia si è presentata ai suoi appuntamenti con dieci, venti o cinquant’anni di ritardo. Lui era lì ad aspettarla nel luogo convenuto, senza fissare l’orologio, fumando mille sigarette. Un profeta, dunque? Al contrario, ai miei occhi Pannella ha una caratteristica che è privilegio dei classici, l’inattuale attualità, l’esser pienamente calati nella storia e tuttavia saper sgusciare alla sua presa, non sottostare al suo ricatto. Da oggi, perciò, più che di ricordare si tratterà di gettare ami nel suo torrente di parole per pescarne quel che ancora hanno da annunciare, da indicare o da scommettere per altri tempi, speriamo futuri. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 21, 2016 at 8:19 pm

Angeli neri, giudici e pentiti. Sciascia lettore di Belli

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Il sorriso di Doina Matei e il digrignar di denti della strega sottoposta ai supplizi, in cui gli inquisitori vedevano una smorfia ilare, un farsi beffe dei giudici, e dunque un segno certo di possessione diabolica (“Io stringo i denti e poi diranno che rido”, aveva protestato cinque secoli fa Franchetta Borelli, una delle streghe di Triora, messa al tormento del cavalletto). Il contegno algido e schivo di Raffaele Sollecito e il maleficio della taciturnitas, che consentiva all’eretico di resistere cocciutamente all’incalzare dell’interrogante. Il ciglio asciutto di Amanda Knox e l’incapacità di versare lacrime perfino in mezzo alle torture, assunta come prova del servizio a Satana, secondo il Malleus maleficarum. Leggi il seguito di questo post »

E usiamolo, questo Montesquieu

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De L'esprit des Lois Montesquieu

“Se proprio non riesce a dormire”, mi ha detto il dottore, “prenda dieci gocce di Minias; in alternativa, legga dieci righe di Nadia Urbinati”. Farmacie notturne in zona non ce n’erano, così ho dovuto ripiegare sull’unico rimedio che avevo sottomano: la prefazione della Urbinati a un piccolo libro di Dario Ippolito, Lo spirito del garantismo. Montesquieu e il potere di punire (Donzelli). Alla quinta riga, metà della dose, già mi pareva di leggere il famigerato tema di attualità dell’esame di maturità, scritto per giunta dalla prima della classe, e si sa bene che il semplice ricordo di quell’esame – unito all’incubo comune di doverlo ripetere da grandi– può togliere il sonno a chiunque. Niente da fare, ho saltato la prefazione e son passato a Ippolito, scoprendolo però tutt’altro che soporifero. “Garantismo è parola svilita, deturpata dall’abuso”, esordisce nel brillante prologo. “Spesso, e comprensibilmente, suscita sospetto, insofferenza. Evoca, nell’immaginario di molti, cavilli procedurali e scaltrezze curiali. Suona falsa, come la cortesia dei padroni e la riverenza dei servi”. Ippolito passa poi in rassegna il mesto corteo degli attributi: garantismo peloso, d’accatto, ipocrita… Bene, mi son detto. Sciascia per primo non amava la parola garantismo, preferiva dirsi difensore del diritto, e io, fatte le debite proporzioni (che sono quelle di una carta geografica, 1:10.000) condivido il suo fastidio. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

marzo 30, 2016 at 1:39 pm

Sperate che siano innocenti

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TonyStasi
Bis, ter, quater in idem
: come processi perennemente ricelebrati, ci sono dilemmi tenaci che tornano di secolo in secolo. Commentando la vicenda Stasi, sul Foglio del 15 dicembre, l’ex magistrato Piero Tony ha scritto che dobbiamo mettere sotto accusa “il sistema processuale – che va urgentemente riformato – e non i magistrati suoi celebranti”. Con regole migliori, se ne deduce, casi raccapriccianti come quello che ha portato alla condanna di un pluriassolto sarebbero impensabili. E sia; ma in un lampo di déjà-vu ho ripensato alle battute finali dell’ultimo intervento pubblico di Enzo Tortora, in collegamento telefonico dal suo letto d’ospedale con la trasmissione “Il testimone” di Giuliano Ferrara. Alessandro Criscuolo, presidente allora dell’Anm (e oggi della Corte Costituzionale), sosteneva che il caso Tortora era nato dalle scorie di un sistema processuale figlio di tempi bui e autoritari, che la radice delle storture era nel vecchio rito inquisitorio tutto sbilanciato sull’accusa, che l’imminente introduzione del nuovo codice avrebbe reso impossibile il ripetersi di una tragedia come quella (non si azzardava a chiamarlo errore). Cercava poi, in tono di curiale sollecitudine, di ottenere l’assenso di Tortora, che però trovò un filo di voce per rispondergli, o meglio per mettere la domanda a testa in giù: “Io credo che voi siate impegnati in una difesa corporativa”, disse. “Volevate difendere la vostra cattiva fede”. Dalle colpe del sistema eccoci riportati alle colpe degli uomini. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

dicembre 24, 2015 at 9:41 am

I Magi sciroccati (e Mattarella impupato)

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3-kings-PaymobilSono arrivati gli zii di Sicilia, cerimoniosi come i re Magi, a portare il loro saluto al martirello del Quirinale. Sono arrivati trainando un carretto agghindato di tutti gli stereotipi letterari della sicilianità e della sicilitudine, che piacciono tanto ai turisti. Ci hanno risparmiato finora lo scirocco, anzi i secoli di scirocco impigliati in quell’aureola di capelli bianchi, ed è già qualcosa; ma per il resto l’hanno impupato ben bene, Mattarella, dando fondo a tutte le riserve di Sciascia e De Roberto e Brancati che avevano a disposizione. Il primo dei re venuti da meridione, Francesco Merlo, gli ha dedicato su Repubblica un ritratto con più addobbi e candele della festa di Santa Rosalia. In uno dei suoi accessi – ahi quanto frequenti – di maschia e chiaroveggente empatia, Merlo si è immaginato il presidente “perduto nell’immensità soffocante del Quirinale come Casimiro, il triste Vicerè di Sicilia”; un “siciliano schivo, coperto e cauto”, un “siciliano tragico e superbo che brancatianamente vede il nero anche nel sole”, “umbratile e sensibile siciliano fenicio che non perdona”, uno di quei siciliani “muti, nodosi, solitari, sobri, schivi e diffidenti”, che ha la solitudine “della Sicilia terragna, Sicilia di scoglio diceva ancora Sciascia e non di mare aperto, mai di avventura”. Altro che l’oro, l’incenso e la mirra: tutti i cliché del made in Sicily si danno convegno in questo piccolo dizionario dei sinonimi dove tutto è dolente, taciturno, malinconico, tormentoso, sofferente. Sciroccoso no – ed è già qualcosa. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

febbraio 8, 2015 at 11:19 am

La palma giudiziaria va a nord

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palmavaanordLa linea della palma che sale verso nord è ormai un luogo comune giornalistico, e i luoghi comuni sono più affollati dei centri commerciali nei giorni di Natale. Che si tratti di denunciare le infiltrazioni della criminalità organizzata in Lombardia o in Veneto, gli affari di cupole e cupolette locali, le connivenze più alte tra Cosa Nostra e istituzioni o, in queste settimane, le trame di Mafia Capitale, è sempre a quella pagina del Giorno della civetta che si torna, e all’immagine dell’Italia che metro dopo metro si va trasformando in una vasta Sicilia. Tutti, all’occasione, evocano Sciascia e la sua palma, da Saviano a Caselli a Camilleri. Professionisti e dilettanti dell’antimafia ne hanno fatto in questi anni una delle metafore portanti del discorso sulla trattativa, e qualche giorno fa sul Fatto quotidiano Antonio Ingroia l’ha usata di nuovo per tendere un cavo da funambolo tra l’inchiesta di cui fu titolare e quella della Procura di Roma. Buon ultimo Francesco Merlo su Repubblica, in un commento grondante pregiudizi e trivialità sul meridione, ha precisato che Mafia Capitale “non è la sciasciana linea della palma che sale verso nord, ma è la geografia che scende. È Roma che, smottando verso sud, è ormai diventata mezzogiorno di suk e di illegalità” (la frase di tutta evidenza non vuol dire nulla, ma rivela se non altro che una personale linea della palma insegue Merlo come la nuvola di Fantozzi: tanti anni a Parigi non gli sono bastati a lasciarsi alle spalle la prosa vuota e ampollosa dell’avvocato siciliano caricaturale). Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

dicembre 28, 2014 at 1:40 pm

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