Il blog di Guido Vitiello

Il caso Moro come tragedia e come pochade (Mani bucate, 7)

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Un abisso chiama l’abisso, dice il Salmista, che a quanto pare conosceva meglio delle sue tasche lo stato delle mie, piene di ragnatele. Ho comprato su eBay per dieci euro un lotto di sei videocassette con le puntate principali di La notte della Repubblica, la trasmissione che Sergio Zavoli conduceva da quella specie di rifugio antiaereo alla fine degli anni Ottanta su Raidue. Ero già pronto a rivedere “La tragedia di Moro, parte prima” quando ho scoperto che il mio videoregistratore non funziona più. Così sono tornato su eBay per cercare di aggiudicarmi un lettore VHS usato, cosa che vanificherà il grande affare dei dieci euro e probabilmente rivelerà che le videocassette erano smagnetizzate da anni, ma sarà troppo tardi per darle indietro. Un abisso chiama l’abisso, ma a risucchiarmi in questi gorghi finanziari non è il capriccio, sono le notizie che arrivano dalla nuova commissione Moro, nelle quali non riesco a non vedere una pochade o una sceneggiata piena di intrighi e colpi di scena dove verrà fuori che quella mattina a via Fani c’erano il boss della ‘ndrangheta, il nipote del boss, la moglie, l’amante, la moglie dell’amante, l’agente dei servizi nascosto con la domestica dietro un furgone all’angolo con via Stresa. C’è qualcosa di sottilmente comico in questo voler affollare la scena dell’agguato (per non parlare del covo di via Montalcini) di presenze sempre più congetturali, in questo perdersi nei dettagli quando al centro del quadro sta una tragedia così grande e misteriosa.

Da anni inseguo libri che osservino gli anni di piombo con una lente tragica, e raramente ad averli scritti sono degli italiani, con l’eccezione di Agostino Giovagnoli. Penso a The Moro Morality Play della sociologa americana Robin Wagner Pacifici o a Tragedia all’italiana dello studioso irlandese di cinema Alan O’Leary. “È difficile in un paese come il nostro, abituato al melodramma, spiegare la tragedia”, diceva il capo brigatista Mario Moretti a Zavoli, che proprio al repertorio del melodramma era solito attingere le sue ricerche d’effetto: che cosa direbbe se si trovasse davanti la signora Moro, ha mai pensato ai figli delle vittime, non s’interroga mai sul tribunale eterno, cosa provò davanti a tutto quel sangue, eccetera. Ma a rendere memorabili le interviste di Zavoli non erano certo questi espedienti così radicati, prima ancora che nello stile Rai, nel carattere nazionale; era piuttosto il suo senso infallibile dei tempi, l’abissale lunghissimo silenzio che lasciava cadere come un’ombra alla fine di ogni risposta, il suo deliberato rifiuto di incalzar troppo gli interlocutori, di sottolinearne le reticenze, di colmarne i vuoti. I silenzi di Zavoli funzionavano come una bomba a orologeria, e l’esplosione era ogni volta diversa: lacrime, occhi divaganti in ogni direzione, espressioni inebetite, digrignar di denti, smorfie evasive, perfino conati di vomito. Forse era questo invisibile orologio, forse era l’illuminazione da Kammerspiel, il buio fitto che cingeva per intero i parlanti ad eccezione del volto, forse erano entrambe le cose; ma messo alla prova di quell’ombra e di quel silenzio anche il più insignificante dei terroristi, dei politici o dei testimoni diventava suo malgrado una figura tragica. E lo stesso Moretti, che faceva ogni sforzo per non arrendersi al gioco, alla fine della lunga intervista sembrava un altro uomo. Più che giornalismo storico, era un esperimento unico di teatro catartico, dunque anche un capitolo del caso Moreno, l’inventore dello psicodramma. Eppure, c’era più verità in quello spettacolo di reticenze, di bugie e di mutismi repentini che in tutti i colpi di scena che ci prepara la commissione, nuovi o riciclati. L’altra tragedia è che il mio videoregistratore è irreparabilmente rotto.

Il Foglio, 16 luglio 2016

Written by Guido

luglio 22, 2016 a 4:49 pm

2 Risposte

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  1. Se non funzionano le videocassette, ha visto questo link, “La Notte della Repubblica”, con parecchi video di un’oretta ciascuno?

    Alessandro

    luglio 22, 2016 at 5:07 pm


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