Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Sergio Zavoli

Il caso Moro come tragedia e come pochade (Mani bucate, 7)

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Un abisso chiama l’abisso, dice il Salmista, che a quanto pare conosceva meglio delle sue tasche lo stato delle mie, piene di ragnatele. Ho comprato su eBay per dieci euro un lotto di sei videocassette con le puntate principali di La notte della Repubblica, la trasmissione che Sergio Zavoli conduceva da quella specie di rifugio antiaereo alla fine degli anni Ottanta su Raidue. Ero già pronto a rivedere “La tragedia di Moro, parte prima” quando ho scoperto che il mio videoregistratore non funziona più. Così sono tornato su eBay per cercare di aggiudicarmi un lettore VHS usato, cosa che vanificherà il grande affare dei dieci euro e probabilmente rivelerà che le videocassette erano smagnetizzate da anni, ma sarà troppo tardi per darle indietro. Un abisso chiama l’abisso, ma a risucchiarmi in questi gorghi finanziari non è il capriccio, sono le notizie che arrivano dalla nuova commissione Moro, nelle quali non riesco a non vedere una pochade o una sceneggiata piena di intrighi e colpi di scena dove verrà fuori che quella mattina a via Fani c’erano il boss della ‘ndrangheta, il nipote del boss, la moglie, l’amante, la moglie dell’amante, l’agente dei servizi nascosto con la domestica dietro un furgone all’angolo con via Stresa. C’è qualcosa di sottilmente comico in questo voler affollare la scena dell’agguato (per non parlare del covo di via Montalcini) di presenze sempre più congetturali, in questo perdersi nei dettagli quando al centro del quadro sta una tragedia così grande e misteriosa. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 22, 2016 at 4:49 pm

Malattia melodrammatica

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6020646_341473Può capitare che la frase giusta sia pronunciata dalla persona sbagliata, nel momento sbagliato e con l’intendimento sbagliato. La risposta che il capo brigatista Mario Moretti diede a Sergio Zavoli, che gli domandava con quale animo avesse affrontato i momenti prima dell’uccisione di Aldo Moro, è probabilmente uno di questi casi: “È difficile in un paese come il nostro, abituato al melodramma, spiegare la tragedia”. Se in Germania il sequestro Schleyer da parte della Raf apparve subito in una luce tragica – tanto che in un film girato a caldo, Germania in autunno, l’archetipo portante era l’Antigone di Sofocle – in Italia anche al caso Moro abbiamo adattato gli schemi più familiari del melodramma: la vittima tenuta ostaggio da barbari aguzzini, che testimonia nella sofferenza la sua virtù, smascherando viltà e macchinazioni dei vecchi compagni di partito. A questa consuetudine antica – Gramsci parlava di “malattia melodrammatica” – la storica Carlotta Sorba ha appena dedicato un libro prezioso, Il melodramma della nazione. Politica e sentimenti nell’età del Risorgimento (Laterza). Prezioso, perché mette in ordine e in prospettiva tratti più o meno latenti della vita pubblica italiana, dal culto della vittima all’onnipresenza delle lacrime all’ostentazione virtuosa dell’indignazione. Leggi il seguito di questo post »