Il blog di Guido Vitiello

Ci sono anche ladri platonici (Mani bucate, 15)

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Un buon metodo per torcere il collo all’eloquenza è coltivare l’abitudine dispettosa di rispondere alle domande retoriche, come fanno saggiamente i bambini. Questa di Balzac, per esempio, non merita davvero di farla franca: “Dove troverete, nell’oceano della letteratura, un libro che emerga e possa competere in genialità con questo trafiletto: ‘Ieri alle quattro una giovane donna si è buttata nella Senna dall’alto del Ponte delle Arti’?”.

Dove? Ma a casa mia, che domande! – ecco la mia risposta non retorica. Perché questo libro io l’ho trovato, e l’ho ripescato come un relitto dal fondo dell’oceano della letteratura di seconda mano. Si chiama Strangolata con un portacenere, pubblicato da Bompiani nel 1974. Era una raccolta-collage di titoli che Teresa Cremisi ritagliò dai quotidiani italiani per quattro anni, tra il 1 gennaio del 1970 e il 31 dicembre del 1973. Non la solita galleria di refusi comici, di doppi sensi involontari, di lanci d’agenzia surreali: la Cremisi si era accorta che alcuni titoli, separati dai rispettivi articoli come teste spiccate dai corpi, si illuminavano per effetto di un’imprevedibile anamorfosi letteraria o metafisica.

Non solo potevano competere con il trafiletto che incantava Balzac: vincevano a man bassa. Alcuni erano compiuti, perfetti, dei microromanzi umoristici che parevano scaturiti dall’estro di Flaiano, di Wilcock, di Campanile: “Condanne anche in appello per l’Efebo di Selinunte”; “Tentativo di un arrotino – A nuoto verso Malta per sfuggire alla moglie”; “Ricercato si camuffa da poltrona e gli agenti gli si siedono sopra”; “Baratta la figlioletta con un giradischi e poi con un cane. Successivamente ha ceduto l’animale per due sterline con cui ha comprato uno scaldavivande”; “Per evitare la cattura si nasconde sotto la suocera”; “Perde la moglie nella folla: la ritrova all’ufficio oggetti smarriti”; “Vuol iscrivere la suocera ad una mostra canina”. Altri reclamavano a gran voce un nuovo corpo su cui innestarsi, e ditemi voi se non ci sono più idee qui che negli ultimi trent’anni di letteratura italiana (è una domanda retorica): “È sposato ma non sa con chi”; “Elefantessa gelosa assale una ragazza”; “Un velo da sposa salva sette naufraghi”; “Forse una cipolla il movente del fratricidio”; “Una bella sartina spogliata da un camion”; “Estorcono ad un bambino oltre un milione”; “Gorilla guarito dalla tv”; “Esploderanno tutti i pullman”; “Parroco con accetta assalta un camion”; “Tutta nuda alla radio”; “Fagiano investe un treno”; “Annuncia le nozze venticinque anni prima”; “Bambina rapisce un bimbo”; “Un villaggio smette di fumare”; “Nascerebbe subito la mafia dei cani”. Li ho fatti leggere a una giovane scrittrice, ed è stato come darle una scossa elettrica: le formicolavano le dita per proseguirli, completarli, trasformarli in bozzetti, microdrammi, racconti, romanzi, epopee.

Ogni tanto sfoglio il libro e passo dei lunghi quarti d’ora a fantasticare. Ora per esempio sto cercando di dare un corpo nuovo a questa testa sublime: “Ci sono anche ladri platonici” (titolo della Nazione). Ho pensato a una variazione squadrista sul mito della caverna. I prigionieri incatenati con gli occhi rivolti alla parete vedono scorrere ombre di uomini che trasportano sulla testa strane sagome. Non si può dire che se la spassino, laggiù, ma tolta l’umidità e i reumatismi possono vantarsi se non altro di avere una particina nel tableau vivant della più celebre allegoria gnoseologica dell’Occidente. Uno dei prigionieri, un contadino, riesce a liberarsi e si volta verso l’uscio della caverna per vedere finalmente in faccia questi nobili intermediari con il mondo delle Idee di cui ha conosciuto solo le impronte. Che cosa portano sulla testa? Qui ha la terribile rivelazione: vede sfilare la sua mucca, il violino, la scatola di cachi, la radio a transistor, i dischi di Little Tony. Corre indietro dagli altri prigionieri a dare l’allarme: ma quale gnoseologia, questi ci stanno svaligiando casa! Segue frettolosa liberazione dalle catene, formazione di ronde e meetup di cittadini indignati, con effetti allegorici imprevisti che portano per vie spicciole alle stesse conclusioni di Nietzsche: fine della metafisica, liquidazione del soprasensibile – ma a manganellate… Esiste passatempo più delizioso? (è una domanda retorica).

Il Foglio, 10 settembre 2016

Written by Guido

settembre 12, 2016 a 5:47 pm

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