Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Honoré de Balzac

Ci sono anche ladri platonici (Mani bucate, 15)

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Un buon metodo per torcere il collo all’eloquenza è coltivare l’abitudine dispettosa di rispondere alle domande retoriche, come fanno saggiamente i bambini. Questa di Balzac, per esempio, non merita davvero di farla franca: “Dove troverete, nell’oceano della letteratura, un libro che emerga e possa competere in genialità con questo trafiletto: ‘Ieri alle quattro una giovane donna si è buttata nella Senna dall’alto del Ponte delle Arti’?”.

Dove? Ma a casa mia, che domande! – ecco la mia risposta non retorica. Perché questo libro io l’ho trovato, e l’ho ripescato come un relitto dal fondo dell’oceano della letteratura di seconda mano. Si chiama Strangolata con un portacenere, pubblicato da Bompiani nel 1974. Era una raccolta-collage di titoli che Teresa Cremisi ritagliò dai quotidiani italiani per quattro anni, tra il 1 gennaio del 1970 e il 31 dicembre del 1973. Non la solita galleria di refusi comici, di doppi sensi involontari, di lanci d’agenzia surreali: la Cremisi si era accorta che alcuni titoli, separati dai rispettivi articoli come teste spiccate dai corpi, si illuminavano per effetto di un’imprevedibile anamorfosi letteraria o metafisica. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 12, 2016 at 5:47 pm

Elogio della libera morte. Su Jean Améry

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Ogni suicidio, scrisse Balzac, è un poema solenne di malinconia: “Dove troverete, nell’oceano della letteratura, un libro che emerga e possa competere in genialità con questo trafiletto: ‘Ieri alle quattro una giovane donna si è buttata nella Senna dall’alto del Ponte delle Arti’”. Già, dove? Le sfide sono fatte per essere raccolte, ancorché con qualche secolo di ritardo. La pelle di zigrino fu pubblicato nell’agosto del 1831. Esattamente un secolo e un mese più tardi, nel settembre del 1931, il mensile Modern Mechanix, una delle tante riviste americane d’informazione tecnica e consigli per il fai-da-te, ospitò un sublime trafiletto dal titolo “Precaution for Would-be Suicides”: “Se state meditando di commettere suicidio, assicuratevi di prendere questa precauzione: usate proiettili nuovi. I proiettili vecchi sono senz’altro carichi di germi che potrebbero infettare la ferita e causarvi la morte. Se usate proiettili nuovi, potreste riprendervi dal tentato suicidio”. Altro che poema solenne di malinconia, caro Balzac, questo è un romanzo distillato in cinquanta parole. E che romanzo! Un romanzo esilarante, tragico, surreale, grottesco. Il suo apparente paradosso – che colui che vuol togliersi la vita debba aver cura di non contrarre infezioni mortali – presuppone in effetti una scissione, una fenditura che percorre tutto l’essere dell’aspirante suicida, tra la logica della vita e la logica della morte, tra un corpo che per quanto si tenti di domarlo è riottoso fino all’ultimo e non vuol saperne di morire, e una coscienza che ha deliberato contro il miglior consiglio delle viscere, contro l’inesausto e fedele affaccendarsi degli organi. Che si possa marciare uniti, anima e corpo, al traguardo supremo dell’estinzione, è un’ipotesi che i redattori di una rivista di fai-da-te, che immaginiamo pragmatici, ben posati, restii alle intemperanze liriche, non vogliono prendere neppure in esame. Per lo sfrigolìo e le scintille prodotte da questo cortocircuito logico-esistenziale non c’è rimedio tecnico: la raccomandazione contraddittoria si limita a render conto delle due direzioni nelle quali è strattonato chi si colloca sulla soglia tra la vita e la morte. Leggi il seguito di questo post »