Guido Vitiello

Politicamente col retto

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Viviamo sotto la dittatura del politicamente col retto. Chi verrà dopo di noi (“Ai posteriori l’ardua sentenza”, diceva Tinto Brass nell’ormai rarissimo libello Elogio del culo) vedrà la nostra disgraziata stagione come un fazzoletto d’anni racchiuso tra il momento in cui un comico ci ha mandati tutti affanculo e il momento in cui ci siamo andati davvero, fischiettando. La scienza politica, che sarà a quel punto diventata un ramo della proctologia, dovrà constatare che alla fase aurorale rabelaisiana-swiftiana di Grillo, che usava ossessivamente metafore sodomitiche ed escrementizie per scardinare l’ordine esistente, è seguita una fase più matura, o classica se volete, in cui i rivoluzionari vittoriosi hanno edificato sulle fondamenta del fondoschiena la loro città. Leggi il seguito di questo post »

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marzo 10, 2019 at 6:10 pm

La vera lezione del maestro di Foligno

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Il maestro di Foligno è finito nell’occhio del ciclone. Nell’occhio del ciclone? Ma come, ci rifili un cliché da titolista svogliato? Prima di lanciare questa accusa vi prego di dedicare mezz’ora del vostro tempo alla visione di The Eye of the Storm, un documentario televisivo del 1970 sull’esperimento di Jane Elliott, insegnante di terza elementare in una scuola di Riceville, Iowa – una signora con una terrificante acconciatura all’insù e quella montatura a occhi di gatto che la moda del tempo imponeva di abbinarle. Dopo l’assassinio di Martin Luther King jr., la maestra pensò bene di far sperimentare ai bambini della sua classe la dinamica della discriminazione razziale. Li divise in base al colore degli occhi – azzurri di qua, marroni di là. Spiegò che le persone con gli occhi chiari sono per natura più intelligenti, più pulite e più civili, e applicò per tutto il giorno alcune regole di apartheid scolastica: per esempio, niente giochi comuni in cortile tra i superbambini e i sottobambini. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 26, 2019 at 10:17 am

Sciascia, Maccari, Flaiano

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Il poeta Simonide era appena stato chiamato fuori dalla sala quando il soffitto crollò in testa ai convitati del banchetto del pugile Scopa; e il giorno dopo i parenti, che avrebbero voluto seppellire i loro morti, non sapevano come raccapezzarsi tra quei resti umani sfigurati. Per fortuna Simonide era dotato di una memoria prodigiosa, e pensando a dov’era seduto ciascun commensale poté identificare i morti e ricreare un ideale ritratto di gruppo di quella cena finita in catastrofe. Era nata, leggenda vuole, la mnemotecnica. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 20, 2019 at 4:55 pm

Una corona per Mara Carfagna

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La drammaturgia politica non è poi così diversa da quella del cinema o della tv. Pensate ai vecchi noir degli anni d’oro di Hollywood: quando il divo era in scena, nessuno doveva fargli ombra. Per questo il comprimario doveva essere più brutto, più calvo e possibilmente più basso – cosa che riusciva facile con il metro e novanta di Gary Cooper, un po’ meno con il metro e settantatré di Humphrey Bogart. Tutt’al più, a tener testa al tenebroso eroe poteva essere una donna più scaltra e più astuta di lui. Ma pensate pure ai vecchi telefilm di Batman: il fido Robin lo affiancava con la sua tutina colorata, innocuo come un buffo Papageno; e i suoi antagonisti, giullari e pinguini, erano tutti un po’ grotteschi. Solo a cospetto di Cat Woman il supereroe perdeva la sua sicumera – del resto, nella catena alimentare il gatto prevale sul pipistrello. Ecco, se Salvini vuole fare Batman – il Batman fieramente panzone del telefilm con Adam West – e Di Maio è oramai il suo Robin, come ha suggerito Francesco Cundari, l’antica arte del racconto prescrive che a frenare le sue intemperanze superomistiche debba essere una donna dal polso fermo e dal carattere fiero. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 20, 2019 at 4:24 pm

Pubblicato su Il Foglio, Uncategorized

De bello misogallico

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I libri che mi serviranno oggi o domani li tengo a portata di mano sulla scrivania, quelli che immagino possano tornarmi utili dopodomani se ne stanno in paziente attesa su qualche mensola nei paraggi, e così via fino al cerchio più esterno della biblioteca, lo scaffale più inaccessibile in cima alla libreria più alta, quello che per raggiungerlo devi salire su una scala. Lì prendono polvere in un limbo eterno i libri di cui so per certo che non mi serviranno mai – antologie del liceo, grammatiche greche, classici che si leggono solo a scuola. Ebbene, non l’avrei mai creduto, ma oggi ho dovuto prendere la scala e inerpicarmi fin quasi al soffitto per tirar giù Il Misogallo di Vittorio Alfieri. Ne ho – molto  opportunamente – un’edizione del 1935, venduta a lire quattro. In calce alla prefazione trovavi pure una bella impennata patriottica nascosta in una nota sulle edizioni, con tanto di intimazione al governo d’oltralpe: “E ora la Francia ci restituisca pure tre copie del Misogallo!”. Misogallo, ovvero l’antifrancese. Se ho rispolverato (letteralmente: passandoci sopra un panno) questa “operuccia nata a pezzi ed a caso”, fatta di prose e di sonetti e di epigrammi sarcastici, non è tanto per ricavarne improbabili analogie tra l’Alfieri legittimista e controrivoluzionario e le sparate assai poco letterarie di un Di Battista (che a volergli proprio trovare un antenato può far pensare al Foscolo scimmiesco canzonato da Gadda – i basettoni, il petto snudato sotto la camicia bianca), quanto per rivisitare alla fonte il fiume delle ingiurie antifrancesi: “Rubano i Galli tutto agl’Italiani”! Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

febbraio 14, 2019 at 10:48 am

LTR. La Lingua della Terza Repubblica

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Illiberali, noi? Il commissario Moscovici non si permetta di insinuarlo, perché siamo la seconda forza manifatturiera d’Europa. Se a distanza di tre mesi questa frase di Luigi Di Maio ancora mi perseguita è perché, approfittando della distrazione dei miei primi sghignazzi, si è fatta strada dentro di me fino a raggiungere la regione buia dove prendono forma incubi, presagi e terrori. Quando il ministro dello sviluppo economico nonché capo del primo partito italiano è candidamente convinto che “liberalismo” sia sinonimo di “manifattura”, per il piccolo clan dei liberali è qualcosa di più di una sconfitta, è una minaccia di estinzione linguistica. Etnologi e linguisti conoscono bene il fenomeno: accade che il numero dei locutori di una lingua si assottiglia – per guerre, genocidi, pulizie etniche, catastrofi naturali, epidemie – fino a quando a parlarla non resta che una bocciofila di anziani del villaggio. Morto l’ultimo, si porta la lingua nella tomba. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

febbraio 9, 2019 at 7:23 pm

Il coro dei fuori dal coro

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Chi ha ucciso Laio? Che domande, è stato Edipo! Una baruffa stradale finita in tragedia, una questione di precedenza nel passaggio dei cocchi, ai tempi anarchici prima dell’invenzione del semaforo. Eppure non tutti presero per buona la sentenza suffragata dall’oracolo, dall’indovino e dallo stesso reo confesso. Karl Harshbarger, nel saggio “Who killed Laius?” (1965), riesaminò il fascicolo di Sofocle e propose una revisione del processo: “Se è possibile che Edipo non abbia ucciso Laio, possiamo determinare a partire dal dramma se c’è qualcun altro che avrebbe potuto farlo? Penso di sì. Ho scelto un sospetto che potrebbe apparire il meno probabile: il coro”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

febbraio 9, 2019 at 7:18 pm