Guido Vitiello

Benvenuti nella savana inquisitoria

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Nella città di Acchiappacitrulli, affollata di animali parlanti, può capitare che un vecchio pappagallo ti dia una soffiata per condurre il gatto e la volpe a processo da un gorilla; ma se mi chiedessero un’allegoria dell’Italia del 2018 non sceglierei Pinocchio, sceglierei una stampa del primo Novecento dove animali di varia specie – un elefante, un ippopotamo, un orso, un rinoceronte, una volpe, perfino una dignitosissima giraffa col pince-nez – sono radunati sotto lo scranno di un giudice leone imparruccato. Del resto, la savana ha le sue gerarchie. Malgrado il nome feroce, le Iene stanno piuttosto in basso nella catena alimentare delle inquisizioni, dove molti altri animali giornalistici, politici e polizieschi – l’habitat potrebbe arricchirsi di una bestia nuova, l’agente infiltrato – si divorano a vicenda sotto l’occhio di quei giudici leoni che, diceva Francis Bacon, sarebbe bene restassero sotto il trono, e che invece ne hanno fatto il loro giaciglio; e che, proprio come i leoni, possono starsene a sonnecchiare tutto il giorno, salvo dare un ruggito o cacciar fuori una zampa per far intendere chi comanda. È una lotta fratricida di inquisizioni concorrenti all’ombra della grande inquisizione. In un punto imprecisato della catena si trova la specie ibrida della commissione antimafia – bizzarro incrocio tra un tribunale, un comitato di salute pubblica e un’agenzia di stampa – e il suo nuovo presidente, il grillino Nicola Morra, ha già mostrato gli artigli. Lui, l’intellettuale del Movimento – pressappoco come Scarpinato è l’intellettuale della Procura di Palermo – ha detto che serve un controllo di moralità per gli iscritti agli ordini professionali; e che nessuno, lui neppure, è immune dal sospetto. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 7, 2018 at 11:05 am

Vespa contro le Vespe

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Martedì sera, intorno alle nove e mezza, uno squarcio anomalo nella rete del tempo ha fatto sì che gli italiani del 2018 d.C., seduti davanti ai loro televisori, si confondessero per qualche prodigioso istante con gli ateniesi del 422 a.C. convenuti al Teatro di Dioniso per festeggiare le Lenee. E una felice coincidenza onomastica – l’espediente di cui più spesso si serve la poetic justice per eseguire i suoi verdetti, o compiere le sue beffarde nemesi – ha voluto che fosse Bruno Vespa a rimettere in scena le Vespe, la commedia di Aristofane sull’ossessione per i processi, e sui giudici smaniosi di conficcare il proprio pungiglione nella carne di un imputato purchessia. Nella parte del vecchio Filocleone – “affetto da una malattia stranissima che non verrebbe in mente a nessuno”, la mania dei tribunali, un uomo che “col suo carattere bilioso, vota sempre per la condanna di tutti” – c’era l’imenottero Davigo. Il culmine più lampantemente aristofanesco, lì nel teatro di Floris, c’è stato quando Vespa ha detto che se sua nonna teneva sul comodino il ritratto di Giovanni XXIII e qualcun altro un libro o la foto del figlio, Davigo ci tiene le manette: “Lui si sveglia dicendo: ma oggi a chi tocca?”. Proprio come Filocleone, che la notte non chiude occhio per l’ansia di presentarsi alle udienze, e che “se il gallo canta verso sera, subito lo accusa di essersi fatto corrompere dagli imputati, per svegliarlo in ritardo”. In quel momento, credetemi, mentre tenevo gli occhi fissi sullo schermo, con una mano mi toccavo il petto, per esser certo di aver addosso la mia camicia e non un chitone da antico ateniese. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 1, 2018 at 5:54 pm

Processo alla borghesia

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Diceva Luigi Einaudi – campione delle prediche inutili, in ogni campo – che borghesia è parola così equivoca che sarebbe buona cosa “escluderla dal novero di quelle adoperate dalle persone decise a non imbrogliare il prossimo”. È naturale, perciò, che sia tornata a risuonare nell’epoca dell’imbroglio deliberato e permanente. La sconnessa “Ode alla borghesia” firmata da Beppe Grillo e dal suo neurologo rimesta tra fonti per lo più canzonettistiche: il Gaber prematuramente declinante e sermoneggiante – campione delle prediche dannose, in ogni campo –, qualche eco camuffata dei canti di lotta di Claudio Lolli (saluta, Grillo, la “cara vecchia borghesia”), a cui si aggiungono reminiscenze involontarie e tic verbali variamente sovrapposti, dagli anni Venti agli anni Settanta – i due strati più corposi e indigesti della pentalasagna. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 24, 2018 at 11:02 am

Meditazioni pascaliane sulla prescrizione

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Il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi spaventa, scriveva Pascal, che non aveva neppure osato immaginare l’eterno ruminio dei processi infiniti, non si era spinto fino a concepire la visione dantesca di una Giudecca giudiziaria dove il magistrato-Lucifero strazia coi denti, “a guisa di maciulla”, l’imputato finito per disavventura nelle sue fauci. C’è qualcosa di sottilmente metafisico nell’emendamento Bonafede, per quanto suoni comico pronunciare nello stesso respiro quel cognome e quell’attributo. “Hanno inventato la categoria del processo eterno”, ha detto un grande studioso del diritto penale, Tullio Padovani, in una bella intervista al Dubbio di qualche giorno fa. “Una durata eterna è ragionevole?”, si è chiesto – ed è domanda squisitamente filosofica. Ma la ragionevolezza inscritta nei principi costituzionali è appena una debole canna, un nonnulla sospeso tra due infiniti, l’infinito del processo e l’infinito del crimine, che vicendevolmente si implicano. Un pascaliano moderno, il filosofo e moralista Vladimir Jankélévitch, scrisse quasi cinquant’anni fa un saggio sull’“imprescrittibile”. È possibile prescrivere i crimini della Shoah? La saggezza del diritto ordinario, rispondeva Jankélévitch, non si può applicare alla dimensione esorbitante di un “crimine metafisico”, espressione di una “malignità ontologica” che lascia muti e annichiliti come il firmamento di Pascal: “Propriamente parlando, il grandioso massacro non è un crimine su scala umana; non più delle grandezze astronomiche e degli anni-luce”. Imprescrittibile, irreparabile e quindi per sua natura inespiabile, se non altro nel tempo breve della vita umana. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 17, 2018 at 11:11 am

La prima volta come farsa, la seconda pure

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Dopotutto, in Italia l’unica cosa seria sono le pagliacciate. Chi dice che il governo fa solo teatro, farebbe bene a interrogarsi su quel “solo”, a frugarci dentro come nel doppiofondo del cilindro di un mago: potrebbero spuntarne molti conigli. Luigi Barzini, che nel 1964 provò a far capire l’Italia ai lettori americani, impiegò decine di pagine a illustrare l’enigma del “perché gli italiani debbano essere attori, commediografi, coreografi e metteurs-en-scène del loro dramma individuale e nazionale”. La teatralità qui non è, come nel resto d’Europa, un paramento cerimoniale che adorna o all’occasione nasconde la nuda sostanza delle cose: è la sostanza stessa. Guai, diceva Barzini, a trascurare questo che è il tratto fondamentale del carattere nazionale. La messinscena “foggia la politica e i disegni politici”. Per gli italiani, infatti, non è mai stato facile ottenere il potere necessario per farsi rispettare. “Che cosa dovevano fare? Hanno inscenato un’imitazione quasi perfetta della potenza e della ricchezza reali. In tempi normali, del resto, quando non scoppiano conflitti, il potere e l’ostentazione del potere possono essere considerati equivalenti”. Ma in tempi meno normali questa equivalenza vien meno: “Può durare per un certo periodo di tempo, magari anche per moltissimo tempo, ma non per sempre. Finisce male. A un certo momento, fatalmente la potenza reale distrugge la potenza simulata e tutto si conclude con una catastrofe”. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 10, 2018 at 7:50 pm

C’era una volta Montecitorio

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C’era una volta il romanzo parlamentare, esile creatura letteraria che attraversò i primi decenni del Regno d’Italia fino alle soglie dell’età giolittiana. Molti anni fa Carlo Madrignani ne compilò un’antologia, Rosso e nero a Montecitorio, fitta di titoli e nomi che ormai non ci dicono nulla – Corruttela di Vittorio Bersezio, I misteri di Montecitorio di Ettore Socci, L’onorevole di Achille Bizzoni, La Baraonda di Gerolamo Rovetta e una dozzina d’altri. Il protagonista dei romanzi parlamentari era di solito un giovane di sani costumi venuto a Roma dalla provincia, che rischiava di esser traviato dal trasformismo dei colleghi più anziani – “banda di avventurieri e d’idioti”, li chiama Socci –, dalle mollezze di una capitale sontuosa quanto corrotta, dalle lusinghe di qualche donna smaliziata, incarnazione del vizio cittadino. Le storie si concludevano per lo più con il ritorno al paesello, alla virtù e alla legittima consorte, il più lontano possibile dall’inferno di Montecitorio. C’era una volta il romanzo parlamentare, e se c’era – la precisazione può apparire sciocca, ma chissà che a breve non diventi necessaria – è perché c’era una volta il Parlamento. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 4, 2018 at 12:46 pm

Anche le istituzioni impazziscono

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Luigi Di Maio è un caso psichiatrico? Lo ha suggerito giovedì Vittorio Sgarbi alla Camera, e certo non è il solo a dubitare della piena presenza mentale del vicepresidente del Consiglio, che è parsa intermittente da ben prima che cominciasse ad allucinare manine o a sviluppare intricate ideazioni paranoidi a sfondo persecutorio sui tecnici del Mef. Avremo impressa per sempre nei nostri incubi la terrificante apparizione di Di Maio sul balcone di Palazzo Chigi mentre, posseduto dallo spirito di Norman Bates, fendeva l’aria con un invisibile coltello da cucina. E tuttavia, per chi non si accontenta di queste evidenze iconologiche, la risposta ai dilemmi sulla capacità d’intendere e di volere del capo politico grillino rischia di essere più complicata e, insieme, più inquietante. La mia diagnosi, in breve, è questa: sì, siamo in presenza di un gigantesco caso psichiatrico, ma non perché il paziente Di Maio sia clinicamente pazzo; semmai, lui e il suo partito stanno facendo quanto è in loro potere per far impazzire noi e il nostro sistema istituzionale. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 28, 2018 at 4:37 pm