Guido Vitiello

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Sesso, umor nero e metafisica: Martin Amis torna ad Auschwitz

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FullSizeRenderIl nuovo romanzo di Martin Amis, The Zone of Interest, è una macchia di Rorschach. Chi volesse farsene un’idea a partire da quel che legge sui giornali si troverebbe nella stessa condizione di un poliziotto che debba disegnare l’identikit di uno sconosciuto mettendo insieme testimonianze che lo descrivono come uno spilungone, quasi nano, obeso ma segaligno, e poi biondo, con i capelli di un nero corvino, anzi del tutto calvo. Il poveretto penserà di avere a che fare con un mutante o un mostro mitologico. È grosso modo l’impressione che si ricava dalla lettura delle recensioni a The Zone of Interest apparse sulla stampa britannica, israeliana, tedesca, americana (negli Stati Uniti il romanzo è appena uscito). La cosa certa è che Amis ha scritto, vent’anni dopo Time’s Arrow, un nuovo romanzo sulla Shoah. Per il resto, c’è chi assicura che si tratta di una profonda meditazione sul perché di Auschwitz, anzi sull’impossibilità di trovare un perché, nel solco di Primo Levi; c’è chi lo descrive come una commedia pervasa di un umor nero feroce e dissacratore, forse un po’ stonato in tempi di antisemitismo risorgente; c’è chi dice che il libro offre una traduzione romanzesca dell’idea arendtiana della “banalità del male” e del genocida come impiegato; c’è chi ne parla come di una storia d’amore che inclina al sentimentalismo kitsch; c’è chi lo presenta come un intreccio di atrocità ed erotismo al limite della pornografia, popolato di comandanti perversi e guardiane sadiche che hanno un tocco di “kinky lesbianism”. È possibile che un libro sia al tempo stesso La notte di Wiesel, Le benevole di Littell e Ilsa la belva delle SS? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 5, 2014 at 1:52 pm