Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Stefan Zweig

Non può accaderti nulla (Mani bucate, 19)

with 2 comments

wittgenstein_pop_art_tote_bag

Le belle donne costano, diceva qualcuno. Ebbene: costano anche le belle frasi. Molto ho dilapidato per inseguirne una che a esser sincero trovavo quasi brutta, priva di lusinga, come una signorina Felicita; ma che qualcosa di fatale doveva pur averlo, se lasciò un segno permanente su quattro corteggiatori non facili alle smancerie. La frase è questa: “Non può accaderti nulla”. Poca cosa, vedete bene; ma bastò a Ludwig Wittgenstein per intravedere la possibilità della mistica, e riabilitare la religione. Riferisce l’episodio l’amico Norman Malcolm: “Mi disse che in gioventù aveva disprezzato la religione, ma che intorno ai ventun anni qualcosa gli aveva fatto cambiare atteggiamento. A Vienna aveva assistito a teatro a un dramma mediocre, ma in esso uno dei personaggi esprimeva il pensiero che qualunque cosa accadesse nel mondo, nulla di male poteva accadere a lui – era indipendente dal fato e dalle circostanze”. Un’idea stoica non proprio luccicante di novità, c’è da supporre che Wittgenstein l’avesse incontrata prima in Epitteto o in Marco Aurelio, abbigliata di parole non troppo diverse. Ma solo quando la vide sulla scena se ne innamorò: e molti anni dopo, nella Conferenza sull’Etica, mostrò di non averla dimenticata. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 10, 2016 at 3:27 pm

Un Kurtz bibliofilo e il suo cuore di tenebra in sedicesimo

with one comment

Dice Alexander Pope nel Saggio sull’uomo che il vizio è un mostro dall’aspetto così raccapricciante che per detestarlo basta che lo si veda; ma a forza di guardarlo, il suo volto ci diventa familiare, e va a finire che “prima lo sopportiamo, poi lo compatiamo, infine lo abbracciamo”. E un vizio troppo abbracciato, vezzeggiato e coccolato perde la sua franchezza quasi eroica, la sua spavalda dismisura, cede a una compiacenza un po’ stucchevole. Beati i lussuriosi, i golosi, gli accidiosi; ma quando si mettono a gigioneggiare con il loro vizio, è allora che vengono a noia. Se questo è vero per i vizi capitali, lo è tanto più per quello che Valéry Larbaud chiamava il vice impuni, il vizio impunito: la lettura. Che non è da meno del vino, dei sigari e delle belle donne: un trattatello di Louis Bollioud-Mermet, De la Bibliomanie (1761), riconosceva nell’amore smodato per i libri “un rovinoso eccesso di cui sarebbe importante arrestare l’avanzata”. Eppure se ne va fieri, e non si perde occasione di ostentarlo. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 16, 2011 at 10:47 am