Il blog di Guido Vitiello

La sai quella del francese al Polo Nord?

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Com’era quella dell’italiano, del tedesco e del francese al Polo Nord? Probabilmente non esiste, ed è meglio così, ma non è azzardato supporre che il carattere nazionale, al pari di certe sostanze chimiche, manifesti le sue proprietà solo in condizioni termiche estreme. Nei paesaggi più inospitali, diceva Flaiano, l’italiano rivela la funzione assegnatagli nel grande disegno della creazione, che è quella di togliere alla natura la sua solennità: “Prendete il Polo Nord: è abbastanza serio preso in sé. Un italiano al Polo Nord vi aggiunge subito qualcosa di comico, che prima non ci aveva colpito. Il Polo Nord non è più serio”. Due connazionali s’incontrano tra i ghiacci artici – “Dottore!” “Ragioniere!” – e il sublime iperboreo va a farsi benedire. I tedeschi invece, basta dare un’occhiata al Mare di ghiaccio del pittore romantico Caspar David Friedrich per convincersene, a quelle temperature danno il meglio di sé, anzi si può supporre che sia stato loro affidato il ruolo complementare: togliere alla natura ogni sospetto di comicità. E i francesi? “Tutti eunuchi, o molto o poco”, diceva Alfieri in un perfido epigramma del Misogallo, e in effetti lo stereotipo li vuole eleganti fino alla leziosità, eloquenti fino alla chiacchiera, leggeri fino alla frivolezza: difficile che resistano al gelo boreale.

Ma prendiamo un Gallo in carne e ossa: Michel Onfray, filosofo, ateo, edonista, comunista anarchico, poco più di cinquant’anni, poco meno di sessanta libri (il computo è fermo a ieri). Qualche anno fa Onfray è andato al Polo Nord, per adempire l’antico desiderio di suo padre contadino (e l’auspicio inconfessato di molti). Poi però è tornato, e il resoconto del suo viaggio filosofico, Estetica del Polo Nord (Ponte alle Grazie), dimostra se non altro che, anche in condizioni climatiche estreme, Onfray resta caparbiamente, graniticamente Onfray. Non dev’essere stato facile. Sulle prime, deve aver pensato che per sopravvivere al freddo artico bisognasse bardarsi in una prosa atroce tra il nibelungico e il wagneriano, l’abominevole stile delle nevi: “Fuoco del gelo e frammenti del disgelo, acqua delle brume scure e impregnazione delle umidità genesiche, aria secca e rara dei respiri iperborei, e spifferi giunti dagli inferi danteschi”. Uno legge una frase così e, per dirla con Woody Allen, gli vien voglia come minimo di invadere la Polonia. Ma a minacciare il Polo Nord non è certo il nazismo; siccome è bene, anche in viaggio, portarsi dietro le proprie ossessioni, appare evidente a Onfray che il problema del Polo è il neoliberismo. “L’iglù si è sciolto davanti al baraccamento in legno importato dall’America”, e peccato perché ci si stava così bene, e non si barattano tradizioni ancestrali per un misero termosifone. Non ci sono più gli inuit di una volta: oggi scimmiottano l’americano medio, “intento a mangiare corn-flakes, col capo coperto da quel ridicolo berretto con la visiera lunga” (a quanto pare, la tv via cavo esquimese trasmette ininterrottamente Un americano a Roma).

Ma l’urgenza di Onfray non è politica, è filosofico-iniziatica. In questo ha molti precursori tra i romantici, le cui fantasie polari Eric G. Wilson ha raccontato in The spiritual history of ice. Di abissali rivelazioni metafisiche Onfray ne ha un paio per pagina: il Polo è stato generoso. Scopre per esempio che sotto zero si può accedere al “satori iperboreo”, ma appena compare un orso bianco diventa sciamano, perché l’animale guida le anime all’epicentro dei misteri polari, che sono misteri panteistici, anche se il bagliore dei ghiacci “proviene dall’antro di invisibili dei”. Invisibili, e superflui. Perché ogni edificio sacro, dalle steli pagane alle cattedrali, è “il messaggio di un uomo per gli uomini, che bypassa gli dei”.

Appuntatela questa frase, misogalli, quando dovrete dare un esempio del più frivolo, lezioso e chiacchierone dei mille epigoni francesi di Nietzsche: Dio non è morto, è solo bypassato. Onfray, in compenso, definitivamente surgelato.

Articolo uscito sul Foglio il 15 settembre 2011 con il titolo Onfray al Polo nord scopre che non ci sono più gli iglù di una volta

Written by Guido

settembre 16, 2011 a 10:10 am

Una Risposta

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  1. … più che nietzscheani, epicurei (al rovescio). ironia reverente della mistica del paesaggio in perfetto stile manniano: la BP si conferma

    L.

    settembre 16, 2011 at 11:49 am


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