Il blog di Guido Vitiello

Abbacchio con patate senza abbacchio. Su Nicola Chiaromonte

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chaplinwaiter

Ordinare un abbacchio con patate e vedersi recapitare delle patate senza abbacchio; comprare Il tempo della malafede e altri scritti di Nicola Chiaromonte e constatare, scorrendo l’indice, che non c’è “Il tempo della malafede”, ma solo gli altri scritti. Sono due incidenti che possono rovinarvi, rispettivamente, il pranzo di Pasqua e le letture di Pasquetta. Nel primo caso, però, si può sempre pensare che sia all’opera un cameriere pasticcione come il Chaplin di Tempi moderni, che deve servire un’anatra arrosto in un ristorante affollatissimo ma porta in tavola solo il contorno, perché l’anatra si è impigliata nel lampadario. Il caso di Chiaromonte è più difficile da decifrare, già che lo stesso piatto incompiuto sarà servito a tutta la mensa famelica dei lettori, e ci si chiede se non altro cosa passasse per la mente all’intero ristorante delle Edizioni dell’Asino, dai cuochi al maître di sala, mentre facevano uscire dalle cucine centinaia di abbacchi con patate senza abbacchio.

Resta il dubbio sul da farsi. Riportarlo in libreria? Cancellare a penna il titolo dal frontespizio, da bravi psicotici? Organizzare un sit-in di protesta? A conti fatti, meglio far finta di nulla e chinarsi a leggere. Per pigrizia, certo, ma anche perché Chiaromonte, refrattario alla forma-abbacchio del libro, ha scritto quasi solo patate: saggi brevi o brevissimi, articoli di giornale, scritti d’occasione raccolti di tanto in tanto in antologie (come Le verità inutili, curata da Stefano Fedele per L’ancora del Mediterraneo). Le sue portate principali, come Credere e non credere e La situazione drammatica, composte anch’esse di saggi, sono scomparse dalle librerie da decenni. E allora ben venga la bella antologia curata da Vittorio Giacopini, che ridona agli scaffali alcune pagine essenziali. Intendiamoci, non è questione di rivendicare l’attualità di Chiaromonte: quando si pretende di “attualizzare” un autore (e la sola parola fa orrore) gli si fa un oltraggio più che un omaggio, o perché si trapiantano a forza le sue parole in contesti troppo mutati, o perché s’invita all’inutile esercizio di tradurre nel linguaggio di oggi le sue parole di ieri. Molti dei bersagli polemici di questi “altri scritti” sono ormai irrecuperabili (il socialismo scientifico, lo storicismo marxista, l’utopismo in armi), ma Giacopini nella prefazione mostra di aver ben chiaro che cosa rende Chiaromonte necessario: il suo “metodo di lavoro senza metodo”. Dove però (a differenza dell’abbacchio) un metodo c’è, ed è quello suggerito dalla sua lunga attività di critico teatrale per il “Mondo” di Pannunzio.

Qualunque cosa si trovi davanti, Chiaromonte mostra un senso infallibile della scena. Osserva Roma, e gli sembra un grande teatro dove ciascuno indossa la maschera del Fanatico o del Cinico; pensa a Truman che deve decidere se sganciare la bomba atomica, e rivede Agamennone riluttante a sacrificare Ifigenia; ragiona sulla resistenza nonviolenta e gli torna in mente il gesto del supplice nell’Ecuba di Euripide. La politica gli appare come un’immensa commedia: “Tutto accade come se l’incalzare delle notizie, dei discorsi, delle minacce e delle contro-minacce così come ci viene raffigurato dai giornali, dalla radio, dalla televisione, fosse una sorta di melodramma imbastito (ma soltanto imbastito) sulla trama degli eventi reali (e nascosti), melodramma dal quale finiamo di esser presi anche se ci manteniamo scettici sulla sua corrispondenza ai fatti (…). Comunque, però, sappiamo bene che quella ‘ripresa dal vero’ (o live show com si dice molto bene nel gergo televisivo americano) non è tutta la realtà e neppure propriamente è reale (…). Ma sappiamo anche che non si tratta di un inganno nel senso volterriano o marxista, bensì di una maniera tutto sommato forzosa di tradurre gli arcana imperii a uso delle masse”.

Chissà cos’avrebbe detto, Chiaromonte, delle riunioni in streaming. A noi basta dire che, quando la situazione si fa drammatica, urge trovare un critico teatrale.

Articolo uscito sul Foglio il 2 aprile 2013 con il titolo Vi basta il contorno.

Written by Guido

aprile 3, 2013 a 2:46 pm

2 Risposte

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  1. L’ha ribloggato su voltcondut.

    teo97alesiani2

    aprile 3, 2013 at 2:54 pm

  2. L’ha ribloggato su cose da librie ha commentato:
    Dal blog di Guido Vitiello, che vale sempre la pena leggere.

    anna albano

    aprile 3, 2013 at 3:08 pm


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