Il blog di Guido Vitiello

Diario astrale

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Pippo GalileiDa quando Kant li dichiarò “scagionati di fronte al tribunale della ragione”, non possiamo più prendercela con i pianeti. Per secoli l’allineamento di tre corpi celesti, fenomeno piuttosto raro, fu letto come un presagio di catastrofi – la peste nera, il terremoto; ma le cause di quelle sciagure, diceva il filosofo, vanno cercate “sotto i nostri piedi”. Il guaio è quando i segni terrestri sono più oscuri dei celesti. L’8 dicembre, primarie del Pd, si annuncia una triplice congiunzione politico-planetaria, mai registrata nelle effemeridi nazionali: i capi dei tre grandi schieramenti che si erano spartiti l’elettorato lo scorso febbraio si troveranno, simultaneamente, fuori dal parlamento. L’uno (Berlusconi) in quanto decaduto, l’altro (Grillo) in quanto azionatore di un giocattolo radiocomandato, l’altro ancora (Renzi) in quanto ammutinato del suo partito. Diverremo, chissà per quanto, una Repubblica a guida extraparlamentare, e ci toccherà ragionare sul grande problema di ciò che è dentro e ciò che resta fuori (e spinge per entrare, per trovare rappresentanza). Confesso di non avere, al riguardo, l’ombra di un’idea; solo due consigli di lettura un po’ visionari.

Clic! Grillo, Casaleggio e la demagogia elettronica, il nuovo pamphlet di Alessandro Dal Lago pubblicato da Cronopio, meriterebbe di esser letto anche solo per una pagina – quella che stabilisce una filiazione diretta tra il comico Bracardi (“In galera!”) e il professor Flores d’Arcais – e per una nota a piè di pagina in cui l’autore annuncia, per il 2014, un saggio contro la filosofia delle manette. Ma più che del mio tripudio di garantista, vale dar conto del ragionamento di Dal Lago sugli usi politici dell’indignazione, e sui modi in cui il populismo grillino tenta di combinare il dentro e il fuori, la rabbia diffusa e la sua rappresentanza pubblica. Il sentimento dell’indignazione è in sé impolitico, come tutti i sentimenti morali; ma il M5S – caso unico di un movimento controllato da un’azienda e da un blog – se ne ciba come un vampiro, succhiandolo dalla rete, e offre un franchising sotto cui ospitare le più varie (e incompatibili) incazzature nazionali, in una sorta di marketing del rancore. Trasformare l’energia morale grezza in influenza politica e in profitto aziendale, ecco la prodigiosa (e sciagurosa) alchimia di un movimento per il quale Dal Lago non esita a usare l’etichetta di “fascismo elettronico”.

Il secondo libro, Napolitano dopo Napolitano (Cooper), raccoglie alcuni interventi di Alberto Abruzzese apparsi sul settimanale “Gli Altri”, e lascia ammirati per il colpo di genio di accostare, in un solo giro mentale, la riforma costituzionale e YouPorn. Correlazione bizzarra, ne convengo, ma che in questa temperie di euforica disperazione mi pare, non so perché, stranamente ovvia. Abruzzese assicura che YouPorn, il sito di pornografia online dall’accesso libero e anonimo, vale più di qualunque saggio o sondaggio sul presente. Ne fa quasi una metafora del dentro e del fuori, dello scontro tra istituzioni tradizionali e pulsioni indisciplinate che premono alle loro porte, e che si sono manifestate finora attraverso tre ondate di barbari: le “bande emergenti e insieme frustrate” del localismo leghista, le “berlusconiane tribù dei consumi voluttuari” e quella “polvere di genti in cui c’è di tutto” che ha dato il suo primo vagito con il trionfo di Grillo. L’immaginifica intuizione che Abruzzese ne fa discendere, e che lascio al lettore scoprire, muove da uno scritto minore di Walter Benjamin, Monopolio di Stato per la pornografia (1927).

Due favole – l’una cupa, l’altra più lieve – deliberatamente senza morale, e che anzi hanno per bersaglio costante la sterilità delle analisi moralistiche. È il mio equipaggiamento per la congiunzione politico-astronomica in arrivo.

Articolo uscito sul Foglio il 30 novembre 2013

Written by Guido

novembre 30, 2013 a 11:30 pm

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