Il blog di Guido Vitiello

Gradiscono un po’ di Moresco? (Mani bucate, 3)

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“Gradiscono un po’ di marsala?” – “Signora sorella magari…”. Ma gli zii molto dabbene dovettero attendere invano, accomodati sulle “poltrone di gala” che Guido Gustavo Gozzano aveva addossato opportunamente al margine del verso perché facessero rima con il vino liquoroso della Sicilia. Un lettore un po’ guastafeste della prima versione di L’amica di nonna Speranza, Dino Mantovani, fece notare che nel 1850, anno in cui Gozzano aveva ambientato la sua fantasia nostalgica, in Piemonte del marsala non si sapeva nulla, a malapena si conosceva l’esistenza di una città siciliana con quel nome. La versione emendata sostituì così al marsala il moscato: sparirono le poltrone di gala, in compenso un “sorriso pacato”, buono a salvare la rima e a riempire i bicchieri, si disegnò sul volto del babbo, della mamma e degli zii molto dabbene. Sbrogliato l’incidente dell’anacronismo i bei conversari poterono proseguire in pace, si parlò di Verdi, di Radetsky e del re di Sardegna.

Ora, si dà il caso che io gradisca un po’ di salsa rubra piemontese per sbarazzarmi una volta per tutte del ketchup, viscoso e dolciastro. La spedizione dei Mille ormai l’han fatta, nessun Mantovani potrebbe sollevare obiezioni, eppure saranno dieci anni che non la trovo: la salsa rubra è bandita dai supermercati del fu Stato Pontificio, dove vivo e mangio. Strano a dirsi, l’unità gastronomica d’Italia va più a rilento della letteraria. Ma ho trovato l’espediente per aggirare questi gelosi regionalismi, e pazienza se per illustrarlo dovrò fare un po’ di pubblicità occulta. Ho scoperto che Amazon vende anche la salsa rubra, e a patto che io spenda almeno diciannove euro in altre merci è disposta a organizzarmi una spedizione, non proprio garibaldina ma fa lo stesso. Si tratta dunque di abbinare un libro o due al barattolo di salsa, cosa non difficile per chi ha le mani bucate. In un primo momento avevo pensato a Il sugo della vita. Simbolismo e magia del sangue di Piero Camporesi, ma Amazon non ce l’ha in magazzino, e poi non vorrei si facessero idee strane sui miei gusti e cominciassero a suggerirmi romanzi di vampiri.

Mentre cercavo un compare degno per la mia salsa rubra un amico scrittore mi ha portato notizie su un altro storico sodalizio tra letteratura e gastronomia, quello che lega un liquore digestivo a romanzi di anno in anno più indigesti (dovranno intitolarlo al Centerba, poi direttamente a Mr. Muscolo). Pare che sulle poltrone di gala del salotto di nonna Bellonci, tra un cinghiale impagliato, il busto di Eraldo, gli stancanelli un po’ scialbi e altre buone cose di pessimo gusto, ci sia stato un nuovo incidente diplomatico, perché i giurati molto dabbene non hanno gradito un po’ di moresco. Succede spesso, in quei ritrovi, che un convitato passi da un “Signora Bellonci magari…” a un’invettiva contro le cosche editoriali, a seconda del responso. Ma dimitte mortuos, dice il Vangelo, e torniamo piuttosto al mio problema urgente, anche perché l’unico rapporto realistico tra problemi di digestione e problemi di premiazione letteraria è quello che ha stabilito Wilcock con il premio-supposta di Frau Teleprocu, libro che ho già. Lo stesso vale per I potenti della letteratura, un pamphlet Rusconi del 1970 dove uno degli autori, Quirino Principe, dava ottimi consigli digestivi descrivendo le “moderne reincarnazioni del leggendario Dìdimo Calcentero (‘dagli intestini di bronzo’, capaci di digerire qualsiasi scrittura)”. Sapesse quanto si sono moltiplicati da allora, e ingrassati!

Con chi maritare, dunque, la mia salsa rubra? Radunato in giuria, scartate la dozzina e la cinquina, ho emesso il mio verdetto: Il cuoco piemontese ridotto all’ultimo gusto che insegna a cucinare qualunque sorta di vivande. È la ristampa anastatica dell’edizione del 1832: l’avrà letto anche nonna Speranza.

Il Foglio, 18 giugno 2016

Written by Guido

giugno 21, 2016 a 1:43 pm

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