Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Antonio Moresco

Gradiscono un po’ di Moresco? (Mani bucate, 3)

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“Gradiscono un po’ di marsala?” – “Signora sorella magari…”. Ma gli zii molto dabbene dovettero attendere invano, accomodati sulle “poltrone di gala” che Guido Gustavo Gozzano aveva addossato opportunamente al margine del verso perché facessero rima con il vino liquoroso della Sicilia. Un lettore un po’ guastafeste della prima versione di L’amica di nonna Speranza, Dino Mantovani, fece notare che nel 1850, anno in cui Gozzano aveva ambientato la sua fantasia nostalgica, in Piemonte del marsala non si sapeva nulla, a malapena si conosceva l’esistenza di una città siciliana con quel nome. La versione emendata sostituì così al marsala il moscato: sparirono le poltrone di gala, in compenso un “sorriso pacato”, buono a salvare la rima e a riempire i bicchieri, si disegnò sul volto del babbo, della mamma e degli zii molto dabbene. Sbrogliato l’incidente dell’anacronismo i bei conversari poterono proseguire in pace, si parlò di Verdi, di Radetsky e del re di Sardegna. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 21, 2016 at 1:43 pm

La fiera dei palloni gonfiati (e la necessità della stroncatura)

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macysDei morti non si dice che bene, e già questa dovrebbe valere come ragione insormontabile a difesa della stroncatura: la sua assenza è il segno certo di una cultura cimiteriale. L’altro corno del dilemma è se, riconosciuta ai libri la dignità di creature viventi, la stroncatura non abbia appunto il potere di ucciderli, e se questo non sia in fin dei conti un infierire sugli inermi. Che danno potrà mai fare, un libro malnato?

La questione non è nuova, e sui giornali americani si torna a parlarne. Ha cominciato a giugno, sul New York Times, il critico e poeta australiano Clive James, lamentando che la cultura letteraria statunitense fosse troppo beneducata, e che si dovesse importarvi un’oncia della rudezza del costume britannico, dove la recensione negativa è praticata come uno sport duro e leale. Ne ha ripreso il filo qualche giorno fa Lee Siegel sul New Yorker, invitando a seppellire l’ascia di guerra. La sua, più che un’esposizione di ragioni, è un’agnizione da eroe tragico: si è costruito una fama infilzando libri altrui, lo confessa in esordio, e ora che è passato all’altro fronte, diventando scrittore, la vista di quella scia di cadaveri gli causa turbamento e ribrezzo. L’atto di scrivere è una lotta che l’autore ingaggia con la propria mortalità, mettendovi tutto sé stesso, e allora perché accanirsi? Isaac Chotiner, su The New Republic, ha avuto facile gioco nel ricordargli che anche il lettore è mortale, e il critico può evitargli di perdere ore preziose dietro libri sciocchi e vani. Aggiungeremmo che la scena letteraria di ogni paese ricorda il raduno annuale degli scemi del villaggio in Amore e guerra di Woody Allen: una fiera affollata di lunatici adescatori e attaccabottoni, ciascuno persuaso di essere Napoleone o poco meno, ciascuno pronto ad acciuffarti per la manica nella certezza che la sua storia meriti giorni di vita e di attenzione. Lo stroncatore è l’amico più scaltro che ti preserva da incontri spiacevoli. Leggi il seguito di questo post »

Lettere a nessuno. Come Snoopy inventò Moresco

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Written by Guido

ottobre 6, 2011 at 1:43 pm

Pubblicato su Fumetti, Libri

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Erri ti presento Nichi. Una cattivissima Pagina 69

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Possono due cose molto stupide sprigionare, cozzando, una scintilla d’intelligenza? In linea di principio ne dubito, ma chissà. Fino a pochi giorni fa mi riusciva difficile immaginare qualcosa di più balordo della campagna di scrittori e operatori culturali vari in favore di Cesare Battisti. E invece, lunedì apro il giornale e cosa trovo? Tra le tante reazioni isteriche e scalmanate alla decisione di Lula, che rischiano seriamente di sputtanare la buona causa dell’estradizione, scopro che il Coisp, un sindacato di agenti di polizia, ha invitato a boicottare libri, film e dischi dei firmatari dell’appello per l’ex Proletario Armato per il Comunismo. Iniziativa che, per dire il meno, difetta di logica elementare (senza contare che è una mera ritorsione, per di più contro le persone sbagliate). Così mi son messo a scorrere la lista incriminata – che il sito del Coisp allegava al comunicato – come si sfoglierebbe una guida al consumo critico, uno di quei manualetti che ti dicono che cosa è meglio non comprare, quali alimenti contengono coloranti cancerogeni, quali prodotti sono fabbricati sfruttando manodopera infantile. A farla breve, l’idea che mi è balenata dalla somma algebrica degli opposti cialtronismi è questa: comunque la si pensi su Battisti (e io la penso banalmente come il nostro caro Uomo del Colle), può l’elenco dei suoi sostenitori valere come criterio di gusto, o come guida ai consumi culturali? Leggi il seguito di questo post »

Tutta colpa di René Girard

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Ho letto, dietro cortese ma irremissibile suggerimento-precetto di Edoardo Camurri, Tutta colpa di Tondelli di Nicola Pezzoli. Il libro, uscito un paio d’anni fa per i tipi di Kaos, racconta le peripezie di un aspirante scrittore – che è oltretutto, per comica disavventura, il sosia perfetto di Pier Vittorio Tondelli – tra agenti letterari e case editrici, uffici manoscritti e scuderie di giovani talenti. Nulla da fare: Pezzoli, malgrado anni di promesse e rassicurazioni, proprio non riesce a veder stampato un suo romanzo. Riesce però, in ultimo, a farsi pubblicare la cronaca picaresca dei suoi fallimenti editoriali.

Non per nulla Camurri – uno dei pochi a parlare del libro, sulle pagine del Foglio – lo ha accostato ad Antonio Moresco e alle sue Lettere a nessuno, ipotizzando la nascita di un nuovo genere, quello della lagna letteraria: «Libri scritti da scrittori che raccontano il fatto di essere (o di essere stati) scrittori inediti». Certo, il tono dei due non potrebbe essere più diverso: laddove Moresco è borioso e petulante fino all’esasperazione, Pezzoli è ilare, brioso e scanzonato. E anche se non ce la sentiamo di rimpianger troppo la mancata pubblicazione del suo Mi hai reso scrotoleso, almeno a giudicare da quel che se ne intravede e se ne intuisce, è senz’altro una fortuna che Tutta colpa di Tondelli abbia visto la luce: la cronaca del giovane autore «preso per i Tondelli» è davvero esilarante. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 19, 2010 at 3:24 pm

Annus Mirabilis. Il Guvi Book Award 2009

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Caspita, che annata d’oro! Per una volta, sono soddisfatto delle mie letture. E con gran pena sono riuscito a distillare due Top 15 (Narrativa e Saggistica), una Top 10 “di settore” (Extravaganzas) nonché una Caienna dove scontano la loro condanna i tre libri più insulsi letti nel 2009. L’esortazione d’inizio anno, che rivolgo per primo a me stesso, è ancora una volta questa: non farti dettare le scelte di lettura dai calendari degli editori e degli uffici stampa, dal ricatto dell’attualità, dal regno dell’adulazione universale (il cui rovescio è il combattimento dei galli) che domina il cosiddetto giornalismo culturale, dalla pressione di compagnie e circoletti, spesso amabili, che fanno leva sul senso di vergogna. “Ma come, non hai letto Tal de’ Tali?”. Ebbene no, non l’ho letto, non lo leggerò mai: la vita è troppo breve. Siate crivellati di lacune, con lo stesso orgoglio che il nobile Gruviera ostenta nel vostro frigorifero. Leggete i classici, e seguite le vostre ossessioni ovunque vi portino. Tutto il resto è enciclopedismo, snobismo, accademia, fighettismo letterario, o soggezione alla “fama”: che è poco meno che vento.

Se non vi fidate di me, fidatevi di Jonathan Swift: “Dei settemila scritti attualmente prodotti in questa rinomata città, prima che il sole abbia compiuto la prossima rivoluzione, non resterà l’eco di alcuno”. O di Joseph De Maistre: “Ma una raccomandazione mi resta da farvi, Signora, ed è che, all’epoca in cui viviamo, è più che mai necessario di stare in guardia contro la riputazione dei libri, visto che il secolo che tramonta rimarrà sempre segnato nella storia come la grande epoca della ciarlataneria in tutti i campi, e soprattutto delle fame usurpate”.

E ora, le classifiche (compilate, per pigrizia, in ordine sparso, in una notte quasi insonne: perciò non è detto che il numero sette sia meno bello del numero tre, eccetera). Leggi il seguito di questo post »