Guido Vitiello

Posts Tagged ‘J. Rodolfo Wilcock

Come crearsi un Poeta Atroce Meccanico Universale (Mani bucate, 4)

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Piccolo bilancio della settimana, in partita doppia. Entrate: otto euro (Gratta e Vinci). Uscite: Paroleorrende magnetiche, Tic edizioni (14 euro); Alessandro Carrera, I poeti sono impossibili, Luca Sossella editore (12 euro); rifacimento del prototipo del Filosofo Meccanico Universale di Absalon Amet (preventivo da definire, nell’attesa ipotecare casa). Il deficit è innegabile, ma è anche inevitabile, perché i tre acquisti si implicano strettamente l’un l’altro. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 30, 2016 at 4:44 pm

Gradiscono un po’ di Moresco? (Mani bucate, 3)

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“Gradiscono un po’ di marsala?” – “Signora sorella magari…”. Ma gli zii molto dabbene dovettero attendere invano, accomodati sulle “poltrone di gala” che Guido Gustavo Gozzano aveva addossato opportunamente al margine del verso perché facessero rima con il vino liquoroso della Sicilia. Un lettore un po’ guastafeste della prima versione di L’amica di nonna Speranza, Dino Mantovani, fece notare che nel 1850, anno in cui Gozzano aveva ambientato la sua fantasia nostalgica, in Piemonte del marsala non si sapeva nulla, a malapena si conosceva l’esistenza di una città siciliana con quel nome. La versione emendata sostituì così al marsala il moscato: sparirono le poltrone di gala, in compenso un “sorriso pacato”, buono a salvare la rima e a riempire i bicchieri, si disegnò sul volto del babbo, della mamma e degli zii molto dabbene. Sbrogliato l’incidente dell’anacronismo i bei conversari poterono proseguire in pace, si parlò di Verdi, di Radetsky e del re di Sardegna. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 21, 2016 at 1:43 pm

Soli e civili: l’iniziazione letteraria secondo Matteo Marchesini

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L’iniziazione di un giovane di talento ai misteri della confraternita letteraria ha spesso qualcosa di avventuroso. Rodolfo Wilcock, in uno dei testi d’occasione scovati da Edoardo Camurri e raccolti nel Reato di scrivere, l’ha paragonata alla partita di caccia che gli aristocratici di Parigi organizzarono in onore del giovane Bonaparte. Nel parco di Auteuil non c’era nulla da cacciare, così dovettero popolarlo di conigli da allevamento e prelevare dal porcile accanto alla cucina un grosso maiale nero perché facesse la parte del cinghiale. L’ignaro Napoleone fece strage di quei figuranti addomesticati, tra gli sghignazzi rattenuti dei partecipanti. “L’analogia è fin troppo evidente. Napoleone è il giovane intellettuale, forte della sua giovinezza che suscita la solita ammirazione mescolata al disprezzo. Viene invitato a caccia dai suoi colleghi anziani, che hanno già pronta la finta preda”. Dopo che l’iniziando ha ucciso una dozzina di mitissimi conigli (sono le sue prime prove letterarie, al tempo di Wilcock una raccolta di liriche, oggi più probabilmente un volumetto di racconti), gli anziani lo invitano a cacciare il cinghiale, ossia il romanzo. “Nel bosco c’è soltanto un maiale nero terrorizzato dai cani; tutti sanno che si tratta di un povero maiale, eppure aizzano l’inesperto gridando: Al cinghiale! Al cinghiale!”. Il grande passo è fatto, l’ammissione al clan è avvenuta: “Ormai l’iniziato può cacciare da solo: se è abbastanza furbo da capire come stanno le cose, comprerà come gli altri la selvaggina al mercato; se non è furbo, seguiterà a girare per i boschi vuoti”. Leggi il seguito di questo post »

Elémire Zolla, scrittore (1926-2002)

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Fanno festa Berlicche e Malacoda, i diavoli tentatori di C.S. Lewis, quando un cristiano in preghiera dà prova di credere che il Padreterno sia collocato in qualche punto nello spazio, diciamo pure “su in alto, all’angolo sinistro del soffitto della camera da letto”, o meglio ancora dov’è appeso il Crocefisso: è il segno certo che sta adorando un idolo, un fantoccio mentale, ed è tanto di fatica satanica risparmiata. Ma finché si resta ancorati al mondo di quaggiù, piaccia o meno, la gravità è la nostra signora, le coordinate spaziali la nostra condanna. Sarà pur vero che ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso, come insegna la tavola smeraldina; tuttavia quando si è bassi e piccini, e ciò che sta in alto sta davvero in alto, e per giunta non si dispone di uno scaletto, non c’è sapienza ermetica che possa sottrarci a un sentimento di soggezione. Così, quando da bambino me ne stavo a fissare per ore la biblioteca paterna, c’era un libro che più degli altri m’incuteva timore, collocato in uno scaffale abbastanza alto perché io non potessi acciuffarlo, ma abbastanza basso da permettermi di leggere, sul dorso un poco ingiallito, un autore e un titolo dal suono arcano, che al solo scandirli a fior di labbra istigavano un terrore reverenziale: Elémire Zolla, Eclissi dell’intellettuale. Da dove veniva, quel nome altero, a che lingua apparteneva, e come si doveva pronunciarlo? E quali idee si agitavano sotto quel titolo cupo, perentorio? Leggi il seguito di questo post »

“Il Mondo” di Pannunzio online (nei prossimi 830 anni)

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Abbonatevi a Il Mondo, settimanale politico economico e letterario. Direttore: Mario Pannunzio. Redattore capo (o redattore cupo, secondo la sua formula): Ennio Flaiano. Ogni settimana – o quasi – le inchieste di Ernesto Rossi, le vignette e i disegni di Mino Maccari, la rubrica di Guido Calogero e quella di Alfredo Todisco. Per la letteratura inglese e americana c’è Agostino Lombardo, sommo traduttore di Shakespeare. Per la tedesca Ladislao Mittner, o Aloisio Rendi. E così via: ogni cantuccio dello scibile (così come dell’aleatorio e dell’inconoscibile) ha un’intelligenza sopraffina preposta a illuminarlo.

Se siete fortunati, potrete trovare tra le pagine un racconto di Landolfi o di Comisso, un intervento di Croce o di Salvemini, uno stralunato reportage di Alberto Arbasino a zonzo per i teatri d’Europa o un ancor più stralunato reportage di Elémire Zolla dal Parco dei Mostri di Bomarzo. Ma capita spesso di imbattersi anche in Soldati e Alvaro, Silone e Brancati, e credetemi se vi dico che non ho menzionato che una piccolissima parte dei nomi per cui val la pena abbonarsi. Leggi il seguito di questo post »

Annus Mirabilis. Il Guvi Book Award 2009

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Caspita, che annata d’oro! Per una volta, sono soddisfatto delle mie letture. E con gran pena sono riuscito a distillare due Top 15 (Narrativa e Saggistica), una Top 10 “di settore” (Extravaganzas) nonché una Caienna dove scontano la loro condanna i tre libri più insulsi letti nel 2009. L’esortazione d’inizio anno, che rivolgo per primo a me stesso, è ancora una volta questa: non farti dettare le scelte di lettura dai calendari degli editori e degli uffici stampa, dal ricatto dell’attualità, dal regno dell’adulazione universale (il cui rovescio è il combattimento dei galli) che domina il cosiddetto giornalismo culturale, dalla pressione di compagnie e circoletti, spesso amabili, che fanno leva sul senso di vergogna. “Ma come, non hai letto Tal de’ Tali?”. Ebbene no, non l’ho letto, non lo leggerò mai: la vita è troppo breve. Siate crivellati di lacune, con lo stesso orgoglio che il nobile Gruviera ostenta nel vostro frigorifero. Leggete i classici, e seguite le vostre ossessioni ovunque vi portino. Tutto il resto è enciclopedismo, snobismo, accademia, fighettismo letterario, o soggezione alla “fama”: che è poco meno che vento.

Se non vi fidate di me, fidatevi di Jonathan Swift: “Dei settemila scritti attualmente prodotti in questa rinomata città, prima che il sole abbia compiuto la prossima rivoluzione, non resterà l’eco di alcuno”. O di Joseph De Maistre: “Ma una raccomandazione mi resta da farvi, Signora, ed è che, all’epoca in cui viviamo, è più che mai necessario di stare in guardia contro la riputazione dei libri, visto che il secolo che tramonta rimarrà sempre segnato nella storia come la grande epoca della ciarlataneria in tutti i campi, e soprattutto delle fame usurpate”.

E ora, le classifiche (compilate, per pigrizia, in ordine sparso, in una notte quasi insonne: perciò non è detto che il numero sette sia meno bello del numero tre, eccetera). Leggi il seguito di questo post »