Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Albert Camus

Il suicidio come una delle Belle arti

with 6 comments

montesinosChe il suicidio sia la sola questione filosofica seria, dove si decide in ultimo se valga o meno la pena vivere, è il grande abbaglio di Albert Camus. Una volta venuti al mondo, per chi sia visitato dal sentimento dell’assurdo uccidersi dovrebbe essere un affare tutto sommato marginale, una bazzecola dentro quella bazzecola cosmica che è l’esistenza, forse perfino un numero comico di congedo. Se l’inconveniente è esser nati, diceva quel chiacchierone molesto di Cioran, se ne deduce che ci si uccide sempre troppo tardi. A rigore, dunque, la questione filosofica di Camus dovrebbe riguardare l’atto di generare, la perpetuazione della vita, o meglio l’iscrizione coatta di marmocchi incolpevoli a un gioco le cui regole sono così crudeli che qualunque genitore premuroso vieterebbe ai figli di parteciparvi, una volta nati – e questo è un bel serpente che si morde la coda: “Ti proibisco di andare al corso di bungee jumping, figliolo”; “E proprio tu me lo dici? Ma lo vedi a che razza di gioco mi hai iscritto?”. Leggi il seguito di questo post »

Pensare con le mani, ma senza guantoni da boxe

with 3 comments

ROUGEMONT_1936_Penser_avec_les_mains_cover_first_editionIn generale, direbbe la buonanima di Catalano, meglio aver ragione che aver torto. In subordine, meglio aver ragione con Aron che torto con Sartre. Anche perché lo slogan inverso, così caro ai contestatori, aveva appunto quel tono pubblicitario, invasato e sottilmente ricattatorio tipico degli editti di Sartre (“Ogni anticomunista è un cane!”). Storie vecchie, passate in giudicato. Ma ecco, al di là delle ragioni e dei torti, il vantaggio di Aron era in quell’elemento di salutare buffoneria illuministica che lo faceva sentire parte in commedia, o meglio nella “caricatura della commedia rivoluzionaria” che era stato il maggio parigino, dove ciascuno si era scelto la sua maschera: “Io ho recitato la parte di Tocqueville, cosa certo un po’ ridicola, ma altri hanno impersonato Saint-Just, Robespierre o Lenin, il che a conti fatti era ancor più ridicolo”. L’engagement senza un po’ di senso del teatro – comico o tragico – traligna in fanatismo e in fessaggine.

A questo pensavo, e all’ormai ventennale psicodramma italiano, leggendo l’ultimo MicroMega dedicato agli intellettuali e l’impegno. In copertina l’immagine di Sartre è sovrastata da quella di Camus, che giganteggia. E certo è meglio aver ragione con Camus che torto con Sartre, già che l’autore di Caligola aveva anch’egli un senso assai teatrale della scena pubblica. In una conferenza tenuta ad Atene nel 1955, Sur l’avenir de la tragédie, Camus distingueva la tragedia, scontro di due forze entrambe legittime, dal melodramma, dove la legittimità spetta a una parte sola: “La formula del melodramma potrebbe essere, in sintesi: ‘Questo solo è giusto e giustificabile’, e la formula tragica per eccellenza: ‘Tutti sono giustificabili, nessuno è giusto’. Per questo il coro delle tragedie antiche dà sempre consigli di prudenza. Perché sa che entro certi limiti tutti hanno ragione, e chi per accecamento o passione ignora questi limiti corre alla catastrofe per far trionfare un diritto che crede di essere il solo a detenere”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 20, 2013 at 12:13 PM