Guido Vitiello

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Friggendo l’aria, abbiate cura di allungare il brodo

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Tempo fa, invocando l’autorità di George Carlin, esortavo a non eccedere nelle ridondanze pleonastiche di troppo. Non sempre è facile, per carità: tenere la lingua o la penna a freno per alcuni è più arduo del coitus interruptus. Però ci sono contesti nei quali non c’è niente da fare, allungare il brodo non si può e non si deve, lo spazio a disposizione è poco e bisogna concentrare quante più informazioni possibile in un pugno di parole. Per esempio in un sms, in un tweet, nel messaggio lasciato in una segreteria telefonica, in un haiku, in un sonetto, in un comunicato pubblicitario. O sulla quarta di copertina di un libro.

La collana delle Vele di Einaudi ha questa caratteristica: oltre alla quarta, anche la copertina ospita una breve presentazione del libro. Meno di trecento battute, pensate per prendere al laccio il lettore dubbioso. Ecco, per esempio, il fulminante biglietto da visita di un libro appena uscito, Pensare l’Italia di Ernesto Galli della Loggia e Aldo Schiavone. Leggi il seguito di questo post »

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settembre 24, 2011 at 12:36 pm

Terrore della concretezza. Le pagine indispensabili/3

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«L’idea che si cambi una situazione trovandole un nome nuovo e più gradevole deriva dalla vecchia abitudine americana all’eufemismo, alla circonlocuzione e al disperato annaspare in fatto di galateo, abitudine generata dal timore che la concretezza possa offendere. Ed è un’abitudine tipicamente americana. L’appello al linguaggio politicamente corretto, se trova qualche risposta in Inghilterra, nel resto d’Europa non desta praticamente alcuna eco. In Francia nessuno ha pensato di ribattezzare Pipino il Breve Pépin le Verticalement Défié, né in Spagna i nani di Velázquez danno segno di diventare las gentes pequeñas. E non oso immaginare il caos che nascerebbe se nelle lingue romanze, dove ogni sostantivo è maschile o femminile – e dove per giunta l’organo genitale maschile ha spesso un nome femminile e viceversa (la polla / el coño) -, accademici e burocrati decidessero di buttare a mare i vocaboli di genere definito».

Robert Hughes (1993), La cultura del piagnisteo, Adelphi

 

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aprile 4, 2011 at 9:59 am

Come non eccedere nelle ridondanze pleonastiche di troppo

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Perché dire “procedura d’imbarco”, se l’imbarco è già in sé una procedura? Perché dire “situazione di emergenza”, quando basterebbe “emergenza”? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

febbraio 16, 2011 at 4:59 pm

Pubblicato su Deliri, Libri

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