Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Italo Calvino

Davigo, un disneyano all’Anm

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OHaraSpotlightRassegniamoci stoicamente a chiamarla Tangentopoli perché, come si dice, il destino guida chi lo asseconda ma trascina a forza i riluttanti. Per anni ho aggirato quella detestabile formula giornalistica, ricorrendo a tutte le perifrasi e le circonlocuzioni del caso, ma è arrivato il momento di capitolare. Quanto più il 1992 si allontana nel tempo, tanto più cresce il vizio di leggere i problemi della giustizia e della corruzione alla luce non già dei grandi classici del pensiero politico ma dei Grandi Classici Disney. Tangentopoli si è aggiunta ormai alle due capitali di quel regno di fantasia, Paperopoli e Topolinia, dove s’incontrano personaggi come il commissario Basettoni, l’ispettore Manetta, la Banda Bassotti e l’avvocato Cavillo Busillis. Niente di nuovo, si potrà obiettare, ci sono disneyani di lungo corso – Travaglio con i suoi monologhi teatrali tanto amati dalle scolaresche, l’ex magistrato Bruno Tinti che invocava tempo fa un “partito delle guardie” nel paese dei ladri – ma lo spirito dei fumetti vive in questi giorni la sua grande rivincita. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

aprile 21, 2016 at 6:01 pm

L’antilingua giudiziaria e il disturbo passivo-aggressivo

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1365422448-0I manuali di scrittura si somigliano un po’ tutti. Invitano alla semplicità, alla concisione, alla chiarezza, all’eleganza; sono imbottiti di epigrafi e citazioni da autori più o meno illustri; ammiccano di continuo al lettore con quel caro, affabile, professorale spirito di patata che risveglia anche nel più mite l’ombra vendicatrice di Franti; citano compulsivamente Italo Calvino – la maledetta leggerezza di Italo Calvino. Per fortuna citano anche quel magnifico articolo del 1965 sull’“antilingua”, ossia “l’italiano di chi non sa dire ‘ho fatto’ ma deve dire ‘ho effettuato’”, la lingua sepolcrale e dilatoria delle burocrazie, piena di circonlocuzioni e di termini astratti e di subordinate che si annodano in serpentoni sintattici indistricabili. La peste dell’antilingua ha molti focolai, e ogni manuale pesca i suoi esempi nel lazzaretto più familiare all’autore: nei comunicati aziendali, nelle circolari ministeriali, nella prosa accademica. Davanti al breviario di scrittura di un magistrato, capirete bene, mi si sono subito drizzate le antenne. Con parole precise (Laterza) di Gianrico Carofiglio somiglia a molti altri manuali, ma prende il grosso dei suoi esempi da sentenze, verbali d’interrogatorio, trascrizioni di intercettazioni. Ebbene, com’è fatta l’antilingua giudiziaria? L’aspetto esteriore non è così originale – come i manuali di scrittura, i dialetti dell’antilingua si somigliano un po’ tutti – ma sulla sua ragione profonda Carofiglio ha un’idea formidabile. Leggi il seguito di questo post »

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ottobre 11, 2015 at 11:11 am

Sionismo viscerale

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cover2015Passatemi il linguaggio da macellaio, ma qui bisogna sviscerare la questione delle viscere. Davanti al labirinto del mondo moderno, diceva Italo Calvino, lo scrittore può essere razionalista (e disegnarne una mappa) o viscerale (e tuffarcisi a capofitto, corpo e mente). Il viscerale per eccellenza è Céline. In politica, invece, l’aggettivo viscerale fa coppia fissa con il sostantivo anticomunista, quasi che l’anticomunismo fosse una strana ossessione e non un segno di salute mentale. E qui il viscerale per eccellenza è Arthur Koestler. Buio a mezzogiorno, il suo romanzo sul terrore staliniano, è senz’altro molto anticomunista ma (nell’accezione di Calvino) ben poco viscerale, anzi ha l’andamento dimostrativo di un apologo. Esiste però anche un Koestler scrittore viscerale, il Koestler di Ladri nella notte, un libro rimasto fuori catalogo per decenni che il piccolo editore Tiqqun ripropone ora in ebook. Pubblicato nel 1946, è il romanzo (in parte autobiografico) di un gruppo di giovani pionieri emigrati dall’Europa che alla fine degli anni Trenta vanno a fondare un kibbutz, la Comune della Torre di Esdra, nella Palestina del Mandato britannico. Un’opera di «sionismo viscerale»? Certo, ma la potenza del libro è vitalistica prima e più che ideologica. Racconta infatti di una passione politica che nasce da uno scacco sessuale. Il protagonista, Joseph, riscopre le sue origini ebraiche quando a Oxford la sua prima amante, una bionda con simpatie fasciste, si ritrae da lui scoprendolo circonciso: «Era stato un curioso viaggio, dal letto di Lili alla Torre di Esdra in Galilea». Ma in Palestina s’innamora di una ragazza che dopo le torture dei nazisti trema al solo pensiero di esser toccata da un uomo. Sesso e politica si rincorrono per tutto il libro – una delle scene culminanti è uno stupro, che segnerà un’ulteriore svolta nella lotta e nell’ideologia di Joseph – ma non perché Koestler volesse passare una mano di erotismo sugli orrori della storia. Piuttosto, il sesso è uno dei colori primari a cui attinge per raccontare quel momento notturno, caotico e selvaggio, in cui ebrei, arabi e inglesi si contendevano la Palestina. Come avrebbe poi scritto nel saggio Promise and fulfilment, Israele è «un Paese più trasparente di qualunque altro, che mostra gli archetipi del conflitto e dell’esperienza umana». Uscito tre anni dopo Thieves in the night, il saggio avrebbe dovuto chiamarsi Seen in daylight, visto alla luce del giorno. Le viscere, quelle, appartengono alla notte. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 23, 2015 at 6:09 pm

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Terrore della concretezza. Le pagine indispensabili/3

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«L’idea che si cambi una situazione trovandole un nome nuovo e più gradevole deriva dalla vecchia abitudine americana all’eufemismo, alla circonlocuzione e al disperato annaspare in fatto di galateo, abitudine generata dal timore che la concretezza possa offendere. Ed è un’abitudine tipicamente americana. L’appello al linguaggio politicamente corretto, se trova qualche risposta in Inghilterra, nel resto d’Europa non desta praticamente alcuna eco. In Francia nessuno ha pensato di ribattezzare Pipino il Breve Pépin le Verticalement Défié, né in Spagna i nani di Velázquez danno segno di diventare las gentes pequeñas. E non oso immaginare il caos che nascerebbe se nelle lingue romanze, dove ogni sostantivo è maschile o femminile – e dove per giunta l’organo genitale maschile ha spesso un nome femminile e viceversa (la polla / el coño) -, accademici e burocrati decidessero di buttare a mare i vocaboli di genere definito».

Robert Hughes (1993), La cultura del piagnisteo, Adelphi

 

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Written by Guido

aprile 4, 2011 at 9:59 am

“Cameriere, c’è un refuso nel mio piatto!”

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Ci sono letture che ti fanno sobbalzare sulla sedia, qualunque sia la tua disposizione d’animo del giorno. Oggi pomeriggio, aprendo a caso La montagna incantata di Thomas Mann, mi sono imbattuto per l’ennesima volta in una pagina che non riesco a togliermi dalla testa da anni: quella in cui Hans Castorp, in sogno, assiste allo smembramento rituale di un bambino, nella parte più oscura e inaccessibile di un tempio greco:

«Due femmine grigie, mezze nude,dai capelli arrufffati, coi seni pendenti da streghe e i capezzoli lunghi un dito, erano intente  , fra recipienti di fiamma, ad una crudele bisogna. Esse straziavano sopra una bacinelle il corpo di un bambino, lo squrciavano con le mani, in un silenzo selvaggio (Hans Castorp vide tenui fili biondi miesti a sangue) e ne inghiotttivano pezzi,così che le ossa scricchiolavano nella loro bocca dalle cui labbra orrende goccolava il sangue. Un gelido orrore teneva legato Hans Castop. Egli avrebbe voluto fuggire, ma gli sembrava di essere inchiodeato al suolo”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 29, 2010 at 8:32 pm