Guido Vitiello

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Qualcuno non era comunista

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fabio-fazio-veltroni-bertinottiUno ripensa ad Achille Occhetto che si fa cacciare un tortellino in bocca da Funari, e ne conclude con un sospiro benevolente che no, a nessuno si può negare il proprio quarto d’ora di sputtanamento, la vera e agognata apoteosi che Andy Warhol non aveva saputo prevedere. Ogni politico, intellettuale, uomo pubblico scelga dunque il rituale di degradazione che più gli si addice: il catalogo è lungo. Walter Veltroni e Fausto Bertinotti, scesi ormai dalla giostra della politica, hanno oltretutto guadagnato la divina spensieratezza del proverbiale zio pazzo, che può uscire a comprare le sigarette in mutande senza dover temere più nulla, neppure il meschino spauracchio del ridicolo. E allora, se una sera non si ha di meglio da fare, che male c’è ad andare da Fabio Fazio a recitare, assistiti da Paolo Rossi, Qualcuno era comunista, il monologo-canzone di Giorgio Gaber? Poi certo, si dirà che il problema è a monte, e che la Rai poteva pensare a qualcosa di più frizzante del format “funerali di Gallinari” per commemorare il decennale della morte di Gaber. Se proprio volevano un politico in scena, avrebbero potuto chiedere a Ignazio La Russa di rifare in diretta la sua irresistibile versione di Goganga, e almeno ci si sarebbe divertiti un po’. Ma è andata così, pazienza, e guai a noi se tornassimo a lagnarci della perversa alchimia di Fabio Fazio, che riesce magicamente a rendere detestabile ogni cosa bella, insulsa ogni cosa nobile, e che, con l’intento generoso di trasformare tutti in venerati maestri, trasforma tutti, senza scampo, in soliti stronzi. D’altro canto, il problema non è neppure Fazio: è proprio che la tv, pubblica o privata, sembra incapace di allestire una commemorazione di un personaggio popolare che non sia definibile, in senso tecnico-giuridico, come “vilipendio di cadavere” ex art. 410 c.p. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

gennaio 23, 2013 at 8:54 pm

Come (non) leggere Paperino. Ideologia e cultura pop

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Ai tempi del «tutto è politica», slogan non si sa se più stupido o ricattatorio, era naturale chiedersi, davanti a qualunque cosa, se fosse di destra o di sinistra. Film, canzoni, mode, abitudini di vita, nulla scampava al setaccio dell’ideologia. Prima delle ironie di Gaber, l’inventario più noto – e citato fino allo sfinimento – era Maledetti vi amerò (1980) di Marco Tullio Giordana, dove si diceva che il tè, il riso integrale, il Marocco, la doccia, i preliminari erotici sono di sinistra; di destra sono il caffè, la vasca da bagno, Venezia, Praga e la penetrazione. Due giornalisti francesi, Isabelle Fringuet-Paturle e Jérémy Patinier, provano oggi a riproporre lo stesso gioco di società. Ma il loro libro, Tintin est-il de gauche? Astérix est-il de droite? (Les Éditions de l’Opportun), è la dimostrazione che il gioco non funziona più. Tintin ha fama di esser di destra, ma è solo un trasformista che nelle sue avventure «è stato di volta in volta colonialista, anticolonialista, legittimista, anticomunista, democratico, difensore dei popoli sottomessi alla dittatura, un po’ cattolico e paternalista».

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