Guido Vitiello

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Filosofia e pelle d’oca (Mani bucate, 26)

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Tra i fatti inquietanti che attraversano senza dare nell’occhio le pagine scientifiche dei giornali, spesso rincantucciandosi nei trafiletti, ce n’è uno che eccita da anni il mio talento frustrato per la patafisica sperimentale. Nel 2014 un team di ricercatori sudcoreani annunciò la creazione di un goosebump detector, un sensore di due centimetri per due, simile a un cerotto, in grado di misurare il misterioso fenomeno della pelle d’oca. Non so a che punto siano, ma quando avranno completato l’opera confido nelle mani bucate di un mecenate o di un ereditiere, che sarà ben felice di dilapidare parte delle sue fortune dopo che lo avrò convinto a dar seguito a una vecchia intuizione di Giuseppe Pontiggia: “Non è stata ancora tentata una fisiologia della lettura, eppure sarebbe più rivelatrice e illuminante – nel suo arbitrio evidente – di tante argomentazioni critiche che lasciano, per usare una espressione precisa, il tempo che trovano”. Nell’attesa, leggo quanto posso sullo studio degli aesthetic chills, o brividi estetici, che è in corso da decenni. Finora ci si è dedicati soprattutto alla musica. A suscitare quel particolare frisson, quell’elettricità a fior di pelle, sono le armonie inattese, il repentino cambio di volume, l’ingresso di un solista, il suo inerpicarsi verso il picco di una nota alta – tutto ciò che spiazza l’ascoltatore e lo fa ritrovare in un altro luogo prima ancora che possa chiedersi come ci è finito. Un esperimento condotto da psicologi includeva, per esempio, la misurazione della risposta galvanica della pelle all’ingresso del coro nella Johannes Passion di Bach. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

gennaio 8, 2017 at 1:07 pm

Ho venduto la mia anima per tre euro, più due di spedizione (Mani bucate, 20)

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Chi ha le mani bucate dovrebbe guardarsi dai lucignoli; figuriamoci dai luciferi. Il folklore e la letteratura fantastica traboccano di storie dove un imprudente che si crede furbo, fatta una piccola concessione a Satana, si ritrova in sua balìa per l’eternità. Avrei dovuto saperlo, ma ci sono caduto lo stesso. Il mio buon diavolo si chiama Fabio Pedone. Una sera, incuriosito dal nome di questa rubrica, mi ha chiesto: conosci il decalogo “Sull’acquisto dei libri” di Giuseppe Pontiggia? Lo trovi nel volumetto Le sabbie immobili. Due minuti dopo lo avevo comprato su eBay – tre euro, più due di spedizione – ed è stata quella, la mia fatale imprudenza. Avrei dovuto saperlo, perché Pedone – insieme a quell’altro buon diavolo di Enrico Terrinoni – sta traducendo il più infernale paese dei balocchi letterario, il Finnegans Wake di James Joyce, dal punto in cui si era fermato Luigi Schenoni (a gennaio Mondadori pubblicherà una parte della loro nuova traduzione); per giunta, i due si erano già presi l’anima di Edoardo Camurri, li avevo visti banchettare in qualche pub infernale come Berlicche e Malacoda. Avrei dovuto saperlo. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 24, 2016 at 11:14 am