Guido Vitiello

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Qohélet in cyclette (Mani bucate, 17)

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Se mi affaccio alla finestra, sul balcone dirimpetto vedo una cyclette. Il sole sorge, il sole tramonta, la cyclette è sempre lì: nera e abbandonata. Sono trascorse molte stagioni, e il proprietario non l’ha smossa di un millimetro; che voglia giocarmi qualche scherzo allegorico mi pare ormai evidente. Poco male, la prendo come un’occasione per allenarmi negli esercizi spirituali che ho appreso molti anni fa da un articolo di Pietro Citati: “Se avremo immaginazione, accoglieremo nella grande rete delle corrispondenze, accanto alle stelle e ai fiori, quello che gli uomini hanno costruito. Anche un vecchio lavastoviglie o un vecchio computer possono entrare nel regno dei rapporti e degli echi, e perdersi nella tenebrosa e profonda unità, vasta come la notte e come la luce, dove la fantasia ama condurci”. Citati non riusciva a scrollarsi di dosso il vezzo dell’umanista saturnino che trova poetica la tecnologia solo allo stato di rovina. Che abbaglio bovaristico! Lo invito ad ammirare, dalla finestra del microonde, il crepitante spettacolo cosmogonico dei popcorn che si formano nel loro sacchetto; o la piccola cerimonia di possessione della lavatrice nella fase della centrifuga, che si dimena e schiuma come una tarantata salentina. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 26, 2016 at 11:52 am

Walter Benjamin centravanti di sfondamento. Baricco fa la ola

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Nelle note a piè di pagina c’è sempre un’eco delle glosse a un libro sacro. Che siano devote o puntigliose, modeste o insolenti, le note se ne stanno lì genuflesse, in corpo minore, gli occhi volti al grande altare del testo. Lo sapeva bene Walter Benjamin, che applicava a ogni testo (sacro o profano) la lezione talmudica dei quarantanove gradini di significato, e che sognava di scomparire dietro una montagna di note e citazioni. Per la sua opera vale l’insegna sotto cui Gómez Dávila raccolse i propri aforismi: In margine a un testo implicito. Vale anche per un breve saggio del 1936, Il narratore, che Benjamin compose in margine all’opera di Nikolaj Leskov, e che Einaudi ripubblica ora con note di Alessandro Baricco: “Anni fa, quando la Scuola Holden era appena nata, questo testo ne era per così dire la Bibbia”. C’era da aspettarsi quindi un commentario compìto e liturgico, degli esercizi ignaziani, ma la dedica agli ex allievi della scuola di storytelling torinese (“Ehi gente, questo libretto è per voi”) è lì a sconfessarci. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

marzo 11, 2011 at 1:20 am