Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Albrecht Dürer

Qohélet in cyclette (Mani bucate, 17)

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Se mi affaccio alla finestra, sul balcone dirimpetto vedo una cyclette. Il sole sorge, il sole tramonta, la cyclette è sempre lì: nera e abbandonata. Sono trascorse molte stagioni, e il proprietario non l’ha smossa di un millimetro; che voglia giocarmi qualche scherzo allegorico mi pare ormai evidente. Poco male, la prendo come un’occasione per allenarmi negli esercizi spirituali che ho appreso molti anni fa da un articolo di Pietro Citati: “Se avremo immaginazione, accoglieremo nella grande rete delle corrispondenze, accanto alle stelle e ai fiori, quello che gli uomini hanno costruito. Anche un vecchio lavastoviglie o un vecchio computer possono entrare nel regno dei rapporti e degli echi, e perdersi nella tenebrosa e profonda unità, vasta come la notte e come la luce, dove la fantasia ama condurci”. Citati non riusciva a scrollarsi di dosso il vezzo dell’umanista saturnino che trova poetica la tecnologia solo allo stato di rovina. Che abbaglio bovaristico! Lo invito ad ammirare, dalla finestra del microonde, il crepitante spettacolo cosmogonico dei popcorn che si formano nel loro sacchetto; o la piccola cerimonia di possessione della lavatrice nella fase della centrifuga, che si dimena e schiuma come una tarantata salentina. Leggi il seguito di questo post »

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settembre 26, 2016 at 11:52 am

Pannella e la morte

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pannellaIl Cavaliere di Dürer, catafratto nella sua armatura, non degna di uno sguardo la Morte che gli agita sotto il naso una clessidra, e anche per questo contegno di sprezzo eroico se ne incapricciarono i nazisti. All’incisione s’ispirò Hubert Lanzinger per quel capolavoro di comicità involontaria che è il Bannerträger, il celebre ritratto di Adolf Hitler a cavallo con in pugno la bandiera della svastica, dove il Führer sembra l’Uomo di latta del Mago di Oz a cui un gigantesco apriscatole abbia fatto saltare il coperchio. Correndo con gli occhi dall’allegoria di Dürer alla patacca di Lanzinger si vede bene come i fascismi europei abbiano pervertito l’antico ethos delle aristocrazie guerriere, che prescriveva l’indifferenza a cospetto della morte, contaminandolo con un cupo, morboso desiderio di estinzione. Fu Miguel de Unamuno, nel 1936, a trovare per questo desiderio il nome giusto. Quando sentì risuonare all’Università di Salamanca il grido di guerra della Legione spagnola – “Viva la muerte!” – non poté trattenere l’irritazione e diede ai falangisti dei necrofili. È un episodio che ho sentito raccontare per la prima volta da Marco Pannella, e che mi torna alla memoria mentre osservo, pieno di ammirazione e di apprensione, la sprezzatura cavalleresca con cui il più nobile dei politici italiani ha accolto la scoperta dei suoi due tumori, fumando imperterrito i suoi sessanta sigari quotidiani e digiunando per i carcerati. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 24, 2014 at 5:36 pm

Contro il prestigio della melanconia

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Durer_MelancoliaHo passato la prima metà della mia vita di lettore a leggere libri sulla melanconia, la seconda a scrollarmeli di dosso; perdendone, per quel che conta, ogni fede nei libri e nelle loro promesse. Oggi li trovo tutti ricapitolati in uno, L’encre de la mélancolie (Seuil) di Jean Starobinski. Sono saggi composti nel giro di mezzo secolo, alcuni un poco rimaneggiati, dalla tesi di dottorato in medicina che Starobinski presentò nel 1959 all’Università di Losanna a qualche pagina recente su Baudelaire, Mandelstam e la nostalgia. Non manca nessuno, al nuovo rendez-vous, dei convitati di quelle mie prime letture: i medici antichi e i loro umori atrabiliari, gli asceti fiaccati dal demone meridiano; il furore degli artisti rinascimentali nati sotto Saturno e la neghittosa erudizione dei trattatisti barocchi; Cervantes e Shakespeare, Kierkegaard e Benjamin, il black ink e l’umor nero. E soprattutto quel grande angelo scuro, l’angelaccio sublime e detestabile dell’incisione di Dürer, il volto recline un poco in ombra, quasi appollaiato sulla mano, e quell’aria di bambinone annoiato in mezzo ai troppi balocchi: il compasso e la clessidra, la palla e la stadera, il quadrato magico e la pietra nera, sotto i raggi di un astro bianchissimo nel quale legioni di interpreti, chissà per quale traveggola, si sono illusi di vedere un sole nero. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

dicembre 1, 2012 at 6:11 pm