Guido Vitiello

Edicole votive. Sulla lettura del giornale

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È celebre l’aforisma di Hegel secondo cui la lettura del giornale è la preghiera mattutina dell’uomo moderno. Egli più esattamente parla di una forma di preghiera realistica (eine Art von realistischem Morgensegen), rivolta – non si sa bene a chi – nella speranza di dare forma e ordine, per un giorno almeno, al caos del mondo.

Celebre è l’aforisma, certo, ma il naturale corollario tuttora manca: in breve, abbiamo la preghiera ma non il trattato di orazione, nessuno che ci insegni con quale disposizione di spirito praticare il quotidiano atto di pietà.

Dunque siamo costretti a cercarci da soli i nostri Loyola e i nostri Molinos. Per parte mia, mi affido alle Didascalie per la lettura di un giornale di Valerio Magrelli e alla raccolta di Fatti inquietanti di J. Rodolfo Wilcock. Sono due modi – simmetrici, ma in ultimo convergenti – di leggere i giornali scartando senza indugi e ripensamenti la meschina categoria dell'”attualità”. Mi riprometto di tornar presto a parlarne.

Il consiglio preliminare a ogni esercizio devozionale in materia di gazzette, tuttavia, è in questa pagina di Giuseppe Rensi, che potremmo chiamare filosofo stoico se volessimo proprio chiamarlo in qualche modo (e non vogliamo).

La tua abitudine di precipitarti ogni mattina sui giornali e leggerne affannosamente le notizie politiche o di intrattenerti a lungo a parlare e discutere febbrilmente di esse – cioè ad almanaccare con ansia che cosa accadrà domani in questo nostro mondo inquieto –, questa tua abitudine è antireligiosa.

Sembra che tu abbia l’arroganza di pensare che il tuo giudizio sugli eventi, il tuo approvarli o disapprovarli, il loro piacerti o dispiacerti, possa avere un’influenza sul loro corso; o che agli eventi sia essenziale che la tua mente li conosca e li segua, così che, se questa non li seguisse, se essi non fossero ripensati da te, rimasticati dalla tua mente, ad essi mancasse qualche cosa.

Che arroganza è questa?

(…)

E si può certo asserire che la conclusione di questi precetti è l’atteggiamento che Goethe esprimeva cosi: “Non sono arrivato alla mia età per preoccuparmi della storia universale, che è la cosa più assurda che vi sia; mi è indifferente che muoia questo o quel personaggio, che sparisca questo o quel popolo; sarei pazzo se me ne inquietassi”. E inoltre: “Da quando non leggo più nessun giornale mi sento assai meglio e più libero di spirito. Ci si preoccupa solo di ciò che gli altri fanno e intraprendono e si trascura ciò che ci incombe direttamente”.

Tali pensieri del Goethe riecheggiano – bada bene – il sentimento di tutti i grandi spirituali. Ti ho già citata in proposito L’Imitazione di Cristo. Ma, del pari, un maestro contemporaneo di Yoga, Hanumanprasad Poddar, nella grande rivista religiosa indiana  “The Kalyana-Kalpataru”, indica, tra gli essenziali precetti che lo yogin deve osservare, “renunciation of the habit of reading newspapers”; e Plotino scriveva: “Che cosa c’è di sì grande negli eventi umani da non essere disprezzato da colui che è salito più in alto di tutte queste cose e non è più attaccato a nulla di inferiore?”.

Written by Guido

ottobre 18, 2010 a 1:12 pm

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