Il blog di Guido Vitiello

Menar Lacan per l’aia. Su Massimo Recalcati

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recalcatiChi consolerebbe, oggi, Luigia Pallavicini caduta da cavallo? Che domande! Massimo Recalcati disceso dalla moto. T’imbatti, in libreria, nella locandina gigante del suo ultimo saggio e non riesci a staccare lo sguardo da quel giubbotto di pelle nera su maglia nera, da quel bavero rialzato, da quella barba di tre giorni, da quegli occhi di picaro romantico, da quel ciuffo tenuto su col gel. E allora immagini la Harley-Davidson parcheggiata dietro la sagoma di cartone, e capisci di avere davanti l’ultimo rampollo, appena un po’ attempato, di una grande famiglia di bad boys dal cuore d’oro che dal Marlon Brando del Selvaggio discende ad Arthur Fonzarelli. Ma vedi pure che quella fonzietudine è mitigata da un non so che di foscoliano (non sarebbe il titolo perfetto di una tragedia del Foscolo, il “Recalcati”?), da una tempestosa dolcezza, da un pensoso e quasi commiserante narcisismo; e allora dimentichi il giubbotto, ripensi piuttosto a quelle sue camicie bianche sbottonate sull’irsuto petto, e al crin fulvo, e agli occhi incavati intenti, e già lo vedi che appresta i balsami beati per la marchesa Luigia. O per il principe Eugenio, di cui si china a commentare, nell’occasione del novantesimo genetliaco, le ultime lettere del Racconto autobiografico. I toni qui s’infiammano, e ti pare di rileggere l’ode a Bonaparte liberatore. Perché stupirsene? Eugenio non avrà creato un Impero ma ha pur sempre fondato una Repubblica, e lo psicoanalista firma di Rep., scrivendone su Rep., non può che cantarne la grandezza, al rintronar di trombe e di timballi, in perfetti endecasillabi lacaniani: di Scalfari loda il coraggio e il desiderio di avventura, il senso dei Lari familiari, il Wunsch dello scrittore, e quel fuoco illuminista che “è l’ispirazione fondamentale da cui è nata l’impresa straordinaria di Repubblica”.

Ma già che in una Repubblica, sia pure cartacea, lo psicoanalista di corte è una contraddizione in termini, un retaggio dell’antico regime, bisogna saper andare verso il popolo. Si va allora a menar Lacan per l’aia, da un festival a un talk-show, da una rubrica culturale a un fabiofazio. L’impresa non è facile, come sa chi abbia aperto (e subito richiuso) i tomi del Seminario; ma neppure impossibile, se sul suo stesso giornale scrive una che è riuscita a trasformare Lacan nella posta del cuore. Recalcati, a onor del vero, lo fa con ben altro stile. Dategli in pasto qualunque tema d’attualità, Renzi, il Pd, Grillo, la crisi, Papa Francesco, e lui lo passerà nella sua affettatrice a tre lame – il Padre, il Desiderio, la Legge – triturandolo fino a farne un omogeneizzato.

A volte dà consigli da buon curato di campagna, raccomanda di puntare sull’amore duraturo anziché inseguire le sirene del nuovo; ma aggiunge subito che sono consigli “pasoliniani” (il lasciapassare con cui, a sinistra, si riescono a far viaggiare idee di destra). Altre volte l’affettatrice opera più a fondo, e ti trovi non sai come davanti a frasi psichedeliche come questa: “Berlinguer ha storicamente vinto su Deleuze”; e hai voglia a tentare di stargli dietro mentre ti spiega il perché e il per come, mentre ti dice che le macchine desideranti sono state fagocitate dal discorso del capitalista e dalla mutazione antropologica pasoliniana a cui bisogna contrapporre l’alternativa etica della questione morale… Lui mena Lacan per l’aia ma ormai il danno è fatto, e quell’immagine da fantascienza giapponese, Berlinguer contro Deleuze, King Kong contro Godzilla, non ti uscirà più dalla mente, ti rincorrerà perfino nei tuoi incubi. Chi ti consolerà, allora? Che domande! Massimo Recalcati disceso dalla moto.

Articolo uscito sul Foglio il 19 aprile 2014 con il titolo Un po’ Foscolo un po’ Fonzarelli, così Recalcati va a menar Lacan per l’aia

19 Risposte

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  1. […] → Guido Vitiello Un po’ Foscolo e un po’ Fonzarelli, così Recalcati va a menar  Lacan per l’aia […]

  2. Ma poi se incontri questo tipo e lui ti chiede “perchè non mi vuoi bene?” tu che gli dici?

    eliaspallanzani

    aprile 20, 2014 at 10:09 am

    • In verità l’ho incontrato, un paio d’anni fa a Mantova, ed è simpatico. Però la tentazione di prenderlo amorevolmente in giro è irresistibile.

      unpopperuno

      aprile 20, 2014 at 10:15 am

  3. L’ha ribloggato su alessandrapeluso.

    alepeluso

    aprile 20, 2014 at 10:31 am

  4. anche io lo trovo simpatico e affabulantemente gradevole, però i tuoi pezzi cattivelli e acidi li adoro lo stesso

    melograno19

    aprile 20, 2014 at 3:35 pm

  5. Quello che penso del suo libro (pubblicato sul gruppo FB “BIBLION LIBRERIA):

    Per la serie “LIBRI CHE MI HAN FATTO INC….”:
    Non é più come prima – elogio del perdono nella vita amorosa
    Massimo Recalcati – Raffaello Cortina Editore

    Non lo conoscevo, se non di fama, e mai letto nulla di suo; sono stata incuriosita dal fatto che un libro di uno psicoanalista fosse in classifica accanto a Camilleri e ai Braccialetti Rossi (senza voler nulla togliere al buon Camilleri).

    un libretto che scorre, per carità:160 paginette che non ti spaventano, anche se non leggi saggistica o pseudo-tale;
    scorre ma ci si deve fermare per ridere, rileggere per essere certi di non essersi sognati quello che pare scritto, prendere fiato, farsi una paglia e chiedersi se non si stia fraintendendo tutto.

    Dopo tutte queste pause, l’ ultima è stata lunga un paio di settimane a poche pagine dalla fine, interdetta e davvero prossima alla rinuncia di comprendere cosa dovesse significarmi il suo contenuto: filosofia? teoria psicoanalitica? indottrinamento? Puro mercato?
    così lo ho finalmente terminato, e mi son data una risposta.
    non è perchè impermeato di una banale morale al limite del fastidioso (o tempora o mores! Questo consumismo libertino che spinge a vivere gli amori come un qualsiasi oggetto del nostro tempo, e dunque a tradire), nè per questo sottofondo smaccatamente cristiano, che pare di essere a un corso prematrimoniale col prete, con tanto di citazioni dai vangeli, e ci manca solo il Levitico!
    No, alla fine ho capito, finiscono tutti a battere lì, dove il dente (il dente??!!) duole: non è altro che un’ altra storia di pisello ragazzino, in un corpo di 40enne intelletual-impegnato che soffre ad ammettere di essere da questo dominato. Uno Zuckerman (visto che cita 1000 volte Roth, eccolo accontentato!) costretto ad autocensurarsi dal proprio narcisismo, che lo ha oramai incatenato a questo ruolo di psicoanalista belloccio, e ciò, bada ben, anche non è elemento trascurabile, e per di piû specializzato in questa teoria dell’ uomo orfano e della sindrome di Telemaco. Lui! Quoque!!
    Quindi, questo libro non è altro che un solo lungo (e davvero inconsapevole?) grido di aiuto, alla ricerca di binari entro cui stare lui stesso.

    Per giustizia ammetto che qualche spunto interessante c’è, ma bisogna setacciare alquanto.

    By the way, di perdono si parla poi poco e sbrigativamente, ma ammetto di non avere avuto il cuore di farmi anche il raccontino finale. Molto di amore si parla, e molto cristiano.

    Sarei curiosa davvero di confrontarmi con qualcuno su questo libro.
    Davvero.

    Sara

    aprile 22, 2014 at 11:06 am

  6. Paralre a Recalcati perchè Scalfari intenda

    david

    aprile 22, 2014 at 6:53 pm

  7. Non lo conoscevo fino a questo momento.
    È tipo un Raffaele Morelli ma più “ganzo”?

    Straf

    giugno 11, 2014 at 9:26 pm

  8. ma nella foto sopra è vestito e truccato da Recalcati?

    diait

    luglio 12, 2014 at 8:29 pm

  9. “sono consigli “pasoliniani” (il lasciapassare con cui, a sinistra, si riescono a far viaggiare idee di destra)” genio.

    aliunde17

    agosto 1, 2014 at 10:09 pm

  10. […] del Psi. Ora c’è il giubbotto da pischello con barba di tre giorni di Recalcati, che, comescriveva Guido Vitiello sul Foglio, fa un po’ Foscolo e un po’ Fonzie. Le maestre non indossano più il […]

  11. Recalcati è un figo atomico. L’ho visto ipnotizzare piazze stracolme come nessuno ha mai fatto prima. Non sarà uno figlio dell’intellighenzia romana, anzi, per sua ammissione proviene dal proletariato, ma forse proprio per questo ha grandi doti di sistematizzazione e un enorme carisma, intellettuale e non solo

    Emanuela

    gennaio 14, 2016 at 10:56 am

  12. Articolo geniale. Nonostante io apprezzi i macro-temi lacaniani (comprenderli e farli propri è ancora un altro discorso!), queste critiche ci stanno,eccome. Sulle folle ipnotizzate… beh, bisogna ammettere che i toni autocelebrativi aiutano sempre. Come i capelli impomatati.
    Dacci la moto e butta il giubbotto di pelle che fa tanto marketing Max!
    Saluti

    Noemi

    gennaio 21, 2016 at 4:16 pm


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