Guido Vitiello

Archive for the ‘Cinema’ Category

Il dio assassino. Su una sequenza di “Tenebre”.

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Gli amici della rivista online Quaderni d’altri tempi mi hanno chiesto di commentare una sequenza di un film che mi fosse, per una ragione o per l’altra, particolarmente cara. Ne ho scelta una da Tenebre (1982) di Dario Argento. Per parlare del cinema moderno si usa spesso la formula arcinota di Alexandre Astruc, la caméra-stylo, la macchina da presa usata come una penna. Si tende a dimenticare che lo stilo è anche un pugnale. In cinque deliranti minuti, probabilmente i migliori di tutto il suo cinema, Argento fa riaffiorare questa antica identificazione. O almeno è quel che provo a sostenere in queste note, forse altrettanto deliranti. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 25, 2011 at 8:03 PM

Ha visto il montaggio analogico? No, ma l’ho ascoltato alla radio

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Un venerdì 17 possono capitare anche cose belle. E così Mariarosa Mancuso ha intervistato Andrea Pergolari e me per la trasmissione “Geronimo” della RSI – Radio Svizzera Italiana. Era mattina presto, e abbiamo fatto il possibile per non far capire agli ascoltatori che eravamo chi in pigiama, chi in mutande. Sul sito della RSI si trova tutto:

“Capita sempre più spesso, ai festival. Le retrospettive sono dedicate a film comici, o di genere, o decisamente trash, che mai sarebbero stati accolti in concorso. Mentre i film in concorso, dopo venti o trent’anni non se li ricorda più nessuno. Non tutti i film di serie B naturalmente sono da rivalutare, si rischia l’effetto Totò: per non sbagliare, si celebrano anche i cinepanettoni. Bisogna distinguere. Ne parliamo con Guido Vitiello e Andrea Pergolari, che hanno appena pubblicato da Lavieri: Ha visto il montaggio analogico? Dieci capolavori del cinema italiano minore scelti per la rieducazione del cinefilo snob”.

Ascolta l’audio

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giugno 22, 2011 at 11:17 am

Mariarosa Mancuso su “Ha visto il montaggio analogico?”

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Il Foglio, 19 aprile 2011

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aprile 19, 2011 at 9:32 PM

Ha visto il montaggio analogico?

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Dalla quarta di copertina di Alberto Pezzotta:

Illuminare Pasquale Festa Campanile con Schnitzler e Gozzano, usare Panofsky per analizzare la pseudo-soggettiva di una mosca in Reazione a catena di Mario Bava, leggere Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci come il film sulla fine della civiltà contadina che Pasolini non ha mai girato. Tanto fanno, Andrea Pergolari e Guido Vitiello, in questo aureo libretto. Ma non sono cinefili snob o accademici in vena di sfoggio. Il loro scopo, infatti, non è nobilitare i film che amano. Tali film, infatti (da Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno di Luciano Salce a Gran bollito di Bolognini), non ne hanno bisogno. Sono già nobili. Solo che non se ne è accorto quasi nessuno. I tanti che li hanno apprezzati, spesso, l’hanno fatto con un misto di senso di colpa e di esibizionismo trash (questo sì, snobistico). Pergolari e Vitiello, invece, sono l’anti-trash: non hanno bisogno di fingersi meno intelligenti di quello che sono, di giocare basso per cercare il facile ammiccamento. E mostrano quanto sia ricca e complessa tutta una fetta di cinema italiano a torto considerato “minore”, ma che è semmai medio, popolare e di genere. Un cinema che in parte coincide con la mai abbastanza elogiata commedia all’italiana, sistematicamente denigrata prima dagli ideologi e dai bacchettoni, e dopo dai fan della monnezza. Pergolari e Vitiello, inoltre, non parlano solo di piani-sequenza e montaggi eisensteiniani. In un libro di cinema, trovare citati José Ortega y Gasset o Thomas Mann di fianco al ragionier Ugo Fantozzi, è raro e fa bene. Nella barbarie che ci circonda, occorre essere sanamente démodé e coraggiosamente utopisti.

Lavieri edizioni, 104 pagine, 2011, 11,50 euro

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marzo 31, 2011 at 9:43 am

Profezie cinematografiche

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La storia italiana, per parafrasare Marx, si presenta sempre due volte: la prima volta come film e solo la seconda come storia vera e propria. L’ultima dimostrazione di questa legge ferrea è la contesa sorta giorni fa intorno alla messa in onda della sequenza finale del Caimano di Nanni Moretti – annunciata a Parla con me della Dandini, bloccata dalla Rai, trasmessa infine da Piroso a Niente di personale. «Sembra che il finale del Caimano sia esattamente il Berlusconi di questi giorni», ha detto Moretti a Eugenio Scalfari su Repubblica di sabato scorso. E a dire il vero quei sette minuti di un Cavaliere nerissimo che dopo la condanna accusa i suoi accusatori e scatena una rivolta popolare davanti al Palazzo di Giustizia avevano ricominciato a circolare, in rete, già dopo la bocciatura del Lodo Alfano e la sfuriata contro la Corte costituzionale egemonizzata dai comunisti. Ma il Caimano non è l’unico déjà-vu di questi giorni. Tre settimane fa, per esempio, nella puntata dell’Infedele dedicata al caso Ruby, alle spalle di Gad Lerner erano appese due locandine di vecchi film, presentati come antenati (ciascuno a suo modo) dei festini di Arcore: Salò o le 120 giornate di Sodoma, l’ultimo film di Pier Paolo Pasolini, e L’infermiera nella corsia dei militari, una commedia sexy di fine anni Settanta con Lino Banfi e Nadia Cassini. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 18, 2011 at 12:11 am

All’onorevole piacciono le donne. Genealogia del bunga bunga

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All’onorevole piacciono le donne. D’accordo, direte voi, e dov’è la notizia? Questo però non è un onorevole qualunque. È il presidente del Consiglio, e aspira al più alto Colle. È applaudito da vescovi e cardinali. Eppure, non riesce a contenersi. Se gli capita a tiro una donna o qualunque cosa abbia figura di donna – uno scozzese in kilt, un curato in sottana – non ha freni: allunga la mano e palpa. Nei suoi sogni più sfrenati, il paradiso è un luogo dove bellissime ragazze nude si dispongono in schiera per farsi tastare il sedere, una dopo l’altra. Qualcuno gli raccomanda di farsi curare. Ma il telefono dell’onorevole è sotto controllo, e c’è chi lo ricatta con foto e filmati che documentano la sua incontinenza erotica. D’accordo, direte ancora: ma dov’è la notizia? La notizia è che quella che avete appena letto non è una sintesi del faldone di trecento pagine della Procura di Milano, ma la trama di un film con Lando Buzzanca: per l’esattezza, All’onorevole piacciono le donne (1972) di Lucio Fulci, uno dei capostipiti della «commedia sexy all’italiana» degli anni Settanta. È lì che dobbiamo tornare, per capire cosa sta succedendo. Leggi il seguito di questo post »

È il film del giorno

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gennaio 17, 2011 at 3:41 PM

L’igienista dentale tutta pepe e tutta sale

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Il caso Ruby, quasi più del caso Mosley, sta riportando a galla tutte le mie più turpi memorie cinematografiche, e questo mi dà da pensare. L’altro ieri, quando ho letto su Repubblica che nella “sala del bunga bunga” le ragazze si travestivano da infermiere e poliziotte a seno nudo e poi improvvisavano uno strip-tease, mi è apparsa subito evidente una delle matrici (forse la principale) dell’immaginario erotico del Presidente del Consiglio: la commedia sexy all’italiana di fine anni Settanta. L’infermiera di notte, L’infermiera nella corsia dei militari, La poliziotta della squadra del buon costume, La poliziotta fa carriera. Ma anche, perché no, La minorenne e Quell’età maliziosa.

Se dalle indagini salterà fuori che le serate prevedevano anche docce spiate dal buco della serratura e maestrine in minigonna che accavallano le gambe sotto la cattedra, la Procura di Milano si troverà costretta a mandare un avviso di garanzia a Mariano Laurenti, se non altro come mandante morale. Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 16, 2011 at 11:35 PM

“Ha visto il montaggio analogico?”

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gennaio 15, 2011 at 12:15 PM

Tana per Umberto Eco

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Tra i libri che sono fiero di ospitare nel mio scaffale c’è Come farsi una cultura mostruosa di Paolo Villaggio, una raccolta di quiz a risposta multipla pubblicata da Bompiani nel 1972. Ho appena detto: di Paolo Villaggio. Ma tutto fa sospettare che ci fosse lo zampino di Umberto Eco. Anzi, almeno per quel che riguarda la prefazione (Istruzioni prima dell’uso), non ho dubbi, è proprio lui:

“Paolo Villaggio propone in questo libro una serie di parole usate, sinora, soltanto dai compilatori di enciclopedie dell’Università di Tubinga, e propone al lettore quattro o più soluzioni per ciascuna voce. Toccherà all’astuto lettore di identificare la soluzione giusta, che l’Autore non dà – anzitutto per innata perfidia, in secondo luogo perché a chiunque sarà facile trovarla consultando direttamente a casa propria brevi e compendiosi manuali quali l’Enciclopedia Britannica, il Kindler Lexicon, il Dizionario della Crusca, le poche centinaia di volumi in quarto della Patrologia Latina dell’Abate Migne, e specialmente il Mundus Subterraneus e il Mysterium Aegyptiacum di Padre Athanasius Kircher, facilmente reperibili da qualsiasi buon antiquario di Amsterdam”.

Suona familiare, vero? Quando c’è di mezzo Kircher o la Patrologia del Migne, ci si può scommettere: è l’Umberto. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

dicembre 9, 2010 at 12:11 am