Il blog di Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Enrico Vanzina

Arrivano i titani. “1992”, MicroMega e il peplum di Mani Pulite

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5359551-coverA Parigi, nei primi anni Novanta, Enrico Vanzina s’imbatté in un libro della classicista francese Florence Dupont, La vie quotidienne du citoyen romain sous la république, lo lesse e pensò: quasi quasi propongo a mio fratello Carlo di fare un peplum, un film in costume antico romano, sull’Italia di Tangentopoli. Nasce così il cinepanettone del Natale 1994, S.P.Q.R. – 2000 ½ anni fa, a tutt’oggi il tentativo più ambizioso – anzi, semplicemente l’unico, mentre il cinema cosiddetto civile temporeggiava – di raccontare in un solo film la fine della Prima Repubblica, le inchieste sulla corruzione, lo scontro tra magistratura e politica, la nascente mitologia del giudice combattente, il rapporto schizofrenico dell’italiano comune con la legge e la giustizia, l’irruzione scomposta delle leghe e dei qualunquismi. Non so quale libro stesse leggendo Stefano Accorsi quando gli è venuta in mente l’idea di 1992, la fiction su Mani Pulite che andrà in onda in primavera su Sky Atlantic, e che era prevista per l’autunno, e io, mannaggia, avevo già preparato i popcorn; ma a giudicare dalle foto di scena circolate finora si direbbe che ha visto se non altro moltissime copertine di MicroMega, specie quella più famosa dove il trio Di Pietro Davigo Colombo è trasfigurato in icona warholiana. Leggi il seguito di questo post »

L’incognita del cinepanettone

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Schermata 2013-06-26 a 14.10.24Partiamo da un’equazione politico-cinematografica di Curzio Maltese: «Il cinepattone è stato al ventennio berlusconiano così come i “telefoni bianchi” stavano al ventennio fascista». La migliore illustrazione satirica di questa formula è in Boris: il film (2011), costola cinematografica della serie televisiva omonima, dove c’è un regista che vuole trarre da La casta di Stella e Rizzo un bel film poetico-civile sul modello di Gomorra ma a forza di compromessi al ribasso finisce per girare un atroce cinepanettone a sfondo politico, Natale con la casta. La sceneggiatura comincia così: «L’Italia è il paese che amo…», come il videomessaggio della discesa in campo del 1994. Dunque, parrebbe di capire, il berlusconismo è stato un cinepanettone lungo vent’anni. Ma come sappiamo fin dai tempi della scuola, nelle equazioni c’è sempre un’incognita. Dov’è, in questo caso? Semplice: la x è proprio il cinepanettone. Perché quelli che ne parlano come di un concentrato del degrado italiano sono i primi che non si degraderebbero mai a vederne uno. Paradossale, vero? Si dice che in un film c’è l’essenza dell’Italia, ma questo non incuriosisce a sufficienza da spingere a studiarlo. Leggi il seguito di questo post »