Il blog di Guido Vitiello

Archive for the ‘Trattati bonsai’ Category

Cuba, l’audace colpo dei soliti noti

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Ci risiamo. In attesa del verdetto della Commissione dei Diritti Umani dell’Onu a Ginevra, duecento intellettuali, artisti e intrattenitori scendono in difesa della Cuba di Fidel Castro e della sua ultraquarantennale dittatura, contro l'”aggressione” degli Stati Uniti che la vorrebbero condannata. A quanto pare il problema di Cuba non è Castro, è Bush. Tralasciamo per un momento l’altra questione capitale, e cioè la credibilità di una Commissione che ha avuto la Libia come presidente e in cui hanno voce in capitolo paesi come il Sudan. E vabbè.

L’appello dei duecento, pubblicato da El País e divulgato con grande clamore dall’organo del regime Granma, dice le solite cose: che a Cuba praticamente non si torce un capello ad anima viva (niente torture né desaparecidos), che si fucila la gente solo per vie legali (un lavoro pulito), e che la Revolución ha portato tante belle conquiste: sanità, istruzione… i famosi logros, le Opere del Quarantennio strombazzate come solo la bonifica delle Paludi Pontine lo fu.

Tra i firmatari, alcuni immancabili amici personali di Castro (Gianni Minà, Frei Betto, Ignacio Ramonet, Marta Harnecker); alcuni antiamericani compulsivi (Danielle Mitterrand, Tariq Ali, Eduardo Galeano, Ernesto Cardenal); un paio di allegri buontemponi (Red Ronnie, Manu Chao); un direttore d’orchestra che collabora da anni con il – come altro chiamarlo? – Minculpop cubano (Claudio Abbado) e una trafila di Nobel. Leggi il seguito di questo post »

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marzo 16, 2005 at 4:53 pm

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“Pensiero unico” e pensiero solitario. Kit di autodifesa per liberali interni

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Nella generale sciagura, i liberali d’Italia hanno un magro motivo di consolazione. L’editore Rubbettino ha appena pubblicato un libro del sociologo Raymond Boudon che si intitola Perché gli intellettuali non amano il liberalismo? Non posso che raccomandarvelo caldamente. Quanto a me, ero così certo che il libro non avrebbe mai varcato i patrii confini che – allettato da una lunga anticipazione letta su Commentaire – mi ero affrettato a ordinarne l’edizione francese.

Perciò sarò costretto a tradurvi malamente da lì l’incipit di Boudon: “Considerata la potenza intellettuale del liberalismo, il suo interesse politico, la sua efficacia economica e la sua importanza storica, si è un po’ sconcertati dal fatto che esso sia così poco popolare presso molti intellettuali”. Le ragioni di questa scarsa simpatia sono piuttosto complesse, e le poche pagine di Boudon, scritte con il mirabile ésprit de géométrie che gli è proprio, non riescono certo a sviscerarle del tutto. Ma Boudon non è il primo, né l’unico a essersi posto il problema. Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 18, 2005 at 4:46 pm

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Vieni avanti Critone

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C’è un ponte che unisce, scavalcando la sterminata distesa dei secoli, il filosofo Platone (Atene, 428-347 aC), autore del Critone, e il comico Pasquale Zagaria – in arte Lino Banfi (Andria, 1936 dC) – gran mattatore di Vieni avanti cretino? Altroché, se c’è. A esser pignoli ce ne sono tre.

Il primo è piuttosto evidente, e ha a che fare con il mito del Demiurgo narrato nel Timeo, o Della natura, dialogo di argomento cosmologico che Platone compose in tarda età. Quando il Demiurgo creò l’universo, racconta Timeo, lo dispose entro due circoli concentrici intersecantisi: l’Equatore e l’Eclittica. Che brutto guaio. Platone non lo dice, ma lo hanno detto in molti prima e dopo di lui: “L’idea più antica e grave è che quei due cerchi incrociati siano il risultato non di un disegno ma di una disgrazia iniziale”, si legge nelle Riflessioni sul Fato dello storico della scienza Giorgio de Santillana. In illo tempore, nella serena e imperturbata Età dell’oro, il Sole e i pianeti si muovevano lungo l’equatore celeste in una danza armoniosa; “poi lo zodiaco si sghembò da una parte, al sole toccò scendere e salire in cielo, si crearono le stagioni”… E il triste mortifero divenire s’impadronì di tutto. Fine della pacchia.

Platone non lo dice, ma lo hanno detto in molti dopo di lui. Uno è Roberto Calasso (chi si rivede!), che su quell'”originario dissesto del mondo” descritto nel Timeo ha fondato la sua ingegnosa teoria del sacrificio, ne La rovina di Kasch. L’altro è per l’appunto Lino Banfi, che così canta nella sigla che accompagna i titoli di testa di Vieni avanti cretino (potete ascoltarla cliccando qui):

Il Padreterno quando fece il mondo
lo disegnò quadrèto, però gli venne tondo Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 10, 2004 at 4:44 pm

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Dal diario di un pazzo (bollettino dal fronte occidentale)

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Il pazzo in questione non è clinicamente pazzo, ma il consensus gentium sulla sua pazzia è così generalizzato – al di qua e al di là dell’Atlantico – che andrebbe incluso, per acclamazione, tra i quattrocento e più casi censiti dal Dsm (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), a proposito del quale vi rimando al numero di Internazionale in edicola questa settimana. Da qualche mese Massimo D. Sapienza lavora alla Banca Mondiale, a Washington DC. Quella che vi presento è una sua singolarissima corrispondenza “dal fronte”, da uno dei bersagli più esposti alla minaccia terroristica. Risale ai primi di agosto, ma mi sembra perfetta per il terzo anniversario dell’11 settembre.

Mi sembrano tuttavia necessarie due precisazioni: la prima è che il pazzo, come molti pazzi, è anche un genio. Ve ne accorgerete frugando nelle sue pagine web. La seconda è che, per quanto la corrispondenza in questione possa prestare il fianco a qualche lettura vagamente noglobal e antiamericana, Massimo D. Sapienza è il liberale più liberale che io abbia mai conosciuto. Più liberale di me. Tanto per dirne una, fino a qualche tempo fa sul suo sito c’era una foto-santino di Milton Friedman. “Date un matto ai liberali”, scriveva Mario Ferrara sul Mondo di Pannunzio, nel maggio del 1951. Finalmente siamo stati esauditi! Detto questo, buona lettura (con promessa di tornare presto a scrivere). Leggi il seguito di questo post »

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settembre 11, 2004 at 4:40 pm

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Io son nomato Pippo e son poeta

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Vi siete mai imbattuti ne L’inferno di Topolino (1949), “sinfonia allegra” di Walt Disney sulla falsariga della prima cantica dantesca, verseggiata da un ispiratissimo Guido Martina? Spero per voi di sì. E comunque, qualora non vi si fosse confitta nella mente fin dalla tenera infanzia, eccovi la memorabile terzina d’esordio:

Io son nomato Pippo e son poeta
Or per l’inferno ce ne andremo a spasso
Verso un’oscura e dolorosa meta…

Nel fumetto la terzina era stampata con un carattere che rendeva pressoché indiscernibili le maiuscole dalle minuscole; così è capitato che qualche bimbo (e bimba, di mia conoscenza) concludesse che Nomato era il nome proprio e Pippo il cognome… Leggi il seguito di questo post »

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aprile 5, 2004 at 4:35 pm

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Il delitto perfetto (quello vero) e i platonici dell’Aula Bunker

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“La discussione critica (o dibattito razionale), com’è intesa da Popper, appare per certi aspetti simile a un dibattimento all’interno di un processo”, scrive un giovane studioso di filosofia del diritto, tale Giovanni Scattone, nel suo prezioso volumetto Due filosofie della libertà.

Il “libercolo” – così lui stesso lo ha definito una volta, con un understatement mandarinesco che credevo scomparso dal pianeta – raccoglie due monografie: la prima dedicata per l’appunto a Karl Popper, il tipetto canuto che per avventura si trova ad essere la mascotte del mio sito, nonché propugnatore della società aperta; la seconda a un altro grande pensatore liberale e libertario scomparso di recente, Robert Nozick, il teorico dello Stato minimo.

Ehi, un momento… Scattone che scrive su Popper e Nozick? Ma non ce lo avevano dipinto come un impenitente discepolo di Friedrich Nietzsche, un guappo superomista, uno spiritato adoratore della “magnifica divagante bionda bestia, avida di preda e di vittoria”? E invece no. Fanfaluche. Si dà il caso che il nostro sia un mite filosofo d’impronta lato sensu analitica, intento a coltivare orticelli assai poco scompigliati come l’epistemologia e la teoria della razionalità. Misteri del circo mediatico-giudiziario. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 17, 2003 at 4:08 pm

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All’Avana i treni arrivano puntuali

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Avvertenza: l’autore di questo post da bambino è stato stuprato da un cosacco. Che dico: da alcuni cosacchi. Da un branco ululante di cosacchi stivaluti e infoiati, che prima di portare i loro cavalli ad abbeverarsi alle fontane di San Pietro hanno pensato bene di abusare di un nemico del popolo, un liberaluccio spaurito e implume all’apparenza innocente che nondimeno intralciava oggettivamente il corso dialettico della storia. Ora conoscete la psicogenesi del mio anticomunismo “viscerale” (essendo noto a tutti che l’anticomunismo è una ben strana patologia, un’idée fixe da neurotico ossessivo sotto cui, gratta gratta, spunta immancabilmente un trauma della prima infanzia). Detto questo, let the show begin. Leggi il seguito di questo post »

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aprile 21, 2003 at 7:44 pm

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