Guido Vitiello

Batman contro i neocon (e il porno-revisionismo)

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Ora che la Marvel ha deciso di accoppare l’ultrasessantenne supereroe Capitan America, e che Wittgenstein gli ha dato del neocon per dispetto a Camillo, torna d’attualità un personaggio che credevamo ormai consegnato ai cultori del modernariato pop: il Batman incarnato (fin troppo, a giudicare dalla pancetta commendatoriale) da Adam West, l’unico caso di supereroe sovrappeso con mutandoni ascellari e tuta color maglia della salute.

Nel film del 1966 Batman: The Movie, cavato frettolosamente dalla memorabile serie televisiva, lo scenario politico del quarantennio successivo è delineato con spaventosa chiaroveggenza. Il Joker, il Pinguino, Cat Woman e l’Enigmista si coalizzano in una specie di asse del male (la “malavita unita”) a chiare tinte neocon e tentano una spettacolare impresa geopolitica: assumere il controllo del pianeta disidratando i litigiosissimi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Leggi il seguito di questo post »

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marzo 3, 2007 at 12:45 PM

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Il realismo magico al potere

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E così anche in Italia è arrivato il libro più cialtronesco della stagione, l’intervista farlocca di Ignacio Ramonet a Fidel Castro.

Farlocca, perché come il blogger spagnolo Arcadi Espada ha dimostrato in modo inoppugnabile (date un’occhiata a questo articolo e al dossier completo), si tratta in realtà di un copia-e-incolla di pezzi di discorsi ufficiali, articoli di Granma e di altre riviste del regime. Insomma, minestra riscaldata. Il che la dice lunga sulla serietà professionale del direttore del gazzettino terzomondista Le Monde Diplomatique.

Quello dell’intervista a Castro è ormai un genere giornalistico a sé. Raramente inferiore alle seicento pagine, si segnala per una deliziosa allure a metà tra il dialogo platonico e le conversazioni di Holmes e Watson al caminetto. Il prostrato interlocutore fa appena a tempo ad articolare la voce per dire qualche frasetta in tutto equivalente a “Dici cose ricche di sapienza, o Socrate” o “Perbacco Holmes, siete un genio!”, che già viene sommerso da un soliloquio torrenziale. E torna a chinare il capo. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 27, 2007 at 12:44 PM

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Come deprogrammare un Cinefilo Snob

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C’è una categoria di persone, di cui è difficile stimare l’estensione, che coltiva con malcelato orgoglio una sorta di segreta schizofrenia.

Gli appartenenti a questa petite bande di iniziati vanno in solluchero davanti ai cortometraggi sperimentali di Maya Deren, caldeggiano la Nouvelle Vague iraniana e ancora non riescono a far pace con l’idea che la versione originale di nove ore di Greed (1925) di Erich Von Stroheim sia andata per sempre perduta.

Al tempo stesso, però, gli adepti di questa singolare conventicola si beano davanti ai film exploitation sulle carceri femminili, gongolano davanti ai film di wrestling messicani e sono pronti a sorbirsi devotamente qualunque cosa provenga da Hong Kong o da Bollywood. Ugualmente a loro agio sulle vette inarrivabili dell’auteur film e nelle discariche della spazzatura cult, costoro disprezzano tutto quel che si trova nel mezzo: il cinema mainstream né troppo cervellotico né troppo ineffabilmente atroce, destinato al profanum vulgum dei non iniziati, ai rintontiti ostaggi degli Arconti Osceni di Hollywood. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 16, 2007 at 12:42 PM

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Superclassifica Show

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Anche quest’anno – e anche quest’anno in clamoroso ritardo – le mie classifiche dei libri letti nel 2006. Il meglio e il peggio. Sugli altari e nella polvere. Tutto sommato è stata una buona annata. Sentitevi liberi di pubblicare tra i commenti i vostri libri dell’anno!

Top five – Narrativa
1. Dostoevskij, I fratelli Karamazov
(in effetti bisognerebbe considerarlo un “fuori concorso”)
2. Perec, W. o il ricordo d’infanzia
(un piccolo capolavoro sulla memoria di eventi traumatici. Maestria letteraria che miete applausi)
3. La Rochelle, Le feu follet
(l’opera di un disperato autentico e radicale, tra tanti nichilisti queruli à la Cioran. Peccato fosse filonazista. Come il giovane Cioran, d’altronde)
4. Sciascia, Todo Modo
(si consiglia vivamente anche il film di Petri – soprattutto per il finale, e per Ciccio Ingrassia)
5. Kertész, Essere senza destino
(il libro-testimonianza su Auschwitz meno moraleggiante che io conosca – si sconsiglia, in questo caso, il film) Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 7, 2007 at 12:39 PM

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Guvi Book Award 2007

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Anche questo gennaio, come d’abitudine, eccovi le mie classifiche dei libri letti nell’anno appena finito. Triste annata, questo 2007, con ben poche letture fatte per puro piacere.

Dunque perdonate la vistosa preponderanza di libri che ruotano intorno ad Auschwitz e al romanzo poliziesco, i miei due assilli dell’anno trascorso. Propositi per il 2008: leggere meno, leggere meglio, tornare ai classici. E voi? Attendo le vostre classifiche!

Top Five – Narrativa
1. Michel Butor, L’Emploi du Temps
(Il miglior libro di uno scrittore quasi dimenticato, in via di riscoperta)
2. Jonathan Littell, Le Benevole
(Forse non è il capolavoro che si dice, ma tanto di cappello)
3. Cameron McCabe, The Face on the Cutting-Room Floor
(Vi immaginate James Joyce che scrive un giallo hard-boiled? Eccolo…)
4. Aharon Appelfeld, Badenheim 1939
(…e vi immaginate un libro di quasi-fantascienza sulla deportazione? Eccolo!)
5. Leonardo Sciascia, Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia
(Così, grosso modo, mi piacerebbe scrivere – se solo fossi in grado) Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 5, 2007 at 1:10 PM

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Il sistema Fenech

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Dottoressa, poliziotta, insegnante, pretora, soldatessa. Le mille incarnazioni di Edwige Fenech sullo schermo hanno popolato l’immaginario erotico di più di una generazione di spettatori, rimbalzando dalle sale degli anni settanta alle tv private dei decenni successivi e consacrandone il ruolo di musa indiscussa di una stagione del nostro cinema. E proprio mentre lei si reinventava produttrice di rango, rinnegando più volte la carriera scollacciata, la giovane critica militante (per non parlare di Quentin Tarantino) l’ha riabilitata, coprendola di allori: insieme, infatti, alla rivalutazione del cinema di genere di quegli anni, è emersa la figura di una professionista impeccabile, capace come poche di richiamare il pubblico e creare intorno a sé un vero e proprio “sistema” produttivo. Il volume racconta e analizza a tutto tondo la carriera dell’attrice, tra ironia e rigore documentario, affetto sincero e spirito goliardico. Il risultato è la prima monografia completa su Edwige Fenech, che le restituisce un’immagine lontana dai cliché. Tanto più che, come scrive Pergolari nel saggio introduttivo, “è l’unica attrice del cinema italiano degli ultimi trent’anni capace di essere rievocata da tutta la popolazione anche solo nominandola. L’unica attrice del cinema italiano degli ultimi trent’anni cui possa essere dedicato un libro come questo”.

Il sistema Fenech, a cura di Andrea Pergolari, Un mondo a parte (collana Cult), 2007, 196 pagine. La mia prefazione si chiama L’Eterno Femminino disonorato con onore (pp. 7-9)

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gennaio 1, 2007 at 12:47 PM

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Cuba. Totalitarismo tropicale

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La rivoluzione non è “degenerata” in un momento preciso della sua storia: né dopo la morte del Che nel 1967, né con l’appoggio all’invasione sovietica in Cecoslovacchia nel 1968, né in seguito al “caso Ochoa” nel 1989, né per effetto della legalizzazione del dollaro nel 1993, né a causa dei massicci arresti di dissidenti nel 2003. In realtà, fin dall’inizio il frutto era bacato. La rivoluzione cubana non è mai stata un movimento puro e generoso: fu una presa del potere segnata dal marchio della rivincita, con la volontà di fare tabula rasa e la determinazione di sbarazzarsi in ogni modo di chiunque si opponesse al cambiamento generale.

Il castrismo non è solo una variante sui generis del sistema comunista, né il prodotto della megalomania tirannica di un solo uomo. È soprattutto il laboratorio di un totalitarismo tropicale, che si è mantenuto così a lungo al potere grazie all’indulgenza complice di intellettuali, politici, creatori d’opinione: di tutti quelli che non hanno mai voluto vedere che dietro l’illusione romantica si nascondeva la tragedia di un popolo intero.

Cuba. Totalitarismo tropicale, Jacobo Machover, Ipermedium Libri (collana Società moderna), 2007, 136 pagine. La mia introduzione si intitola Un piccolo contributo alla fine dell’embargo editoriale (pp. 7-20).

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gennaio 1, 2007 at 12:45 PM

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Schermi di Piombo. Il terrorismo nel cinema italiano

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Il libro ripercorre la stagione degli anni di piombo secondo una prospettiva inedita, quella offerta dalla “lente” cinematografica. L’itinerario si snoda attraverso l’articolata e sofferta relazione tra il cinema e i terrorismi, nel contesto più generale della violenza politica nell’Italia degli anni ’70. Nell’intento di guardare la realtà per come il grande schermo la rappresenta, si vuole affrontare la “tragedia della ragione e della rabbia” che ha aperto la via alla lotta armata, esaminandone le diverse declinazioni ideologiche, le implicazioni umane e psicologiche, le conseguenze sul piano sociale e politico, avvalendosi dell’ampia mole di film legati a vario titolo a quella stagione. Se anche il grande schermo si è talvolta conformato a un “pensiero unico” che si è sottratto a un reale confronto con le motivazioni di quel fenomeno, la filmografia presa in esame testimonia l’ampio sforzo del cinema popolare, come di quello colto, di fotografare e interpretare le tensioni e i drammi che hanno sconvolto il Paese sotto forma di violenza politica tra “opposti estremismi” di vero e proprio terrorismo, di stragismo e di piani eversivi originati da sezioni deviate dello Stato. Una serie di saggi monografici di giovani studiosi, testimonianze di ex terroristi, scrittori e cineasti sono parte integrante del volume, contribuendo a mettere a fuoco le zone più nevralgiche del dibattito, approfondendo e problematizzando alcuni nodi non ancora sciolti della storia recente italiana.

Schermi di Piombo. Il terrorismo nel cinema italiano, a cura di Christian Uva, Rubbettino (collana Varia), 2007, 284 pagine. Il mio capitolo è L’autunno tedesco e l’ombra lunga di Hitler. Cinema e terrorismo in Germania (pp. 185-207).

Written by Guido

gennaio 1, 2007 at 12:43 PM

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Una stagione all’inferno. Hans-Jürgen Syberberg e la questione della colpa nel cinema tedesco

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Dopo il crollo del Terzo Reich e la rivelazione coram globo dei suoi crimini, ha scritto Saul Friedländer, i tedeschi «sono stati intrappolati tra l’impossibilità di ricordare e l’impossibilità di dimenticare». Questa condizione paradossale si è riflessa fatalmente sullo schermo cinematografico, uno dei più potenti veicoli della formazione dell’identità nazionale e della memoria collettiva nei tempi in cui viviamo.

Sono ormai centinaia, dalla fine della guerra a oggi, i film tedeschi che hanno affrontato (o eluso) il passato nazista e la sua eredità morale. In queste pagine, tuttavia, si è scelto di parlare di un solo film, che Susan Sontag ha definito «il film più straordinario che io abbia mai visto, e una delle grandi opere d’arte del ventesimo secolo»: è Hitler, un film dalla Germania di Hans-Jürgen Syberberg, tetralogia wagneriano-brechtiana di durata impossibile (oltre sette ore) e di genere inclassificabile. È il film che meglio di ogni altro consente di riflettere sulla colpa tedesca, giacché la sua ambizione titanica – e inevitabilmente votata allo scacco – è proprio la liberazione dei tedeschi dal peso del loro passato traumatico. Ma il film di Syberberg offre anche un’occasione impareggiabile per rileggere l’intera storia del cinema tedesco, ripercorrendo a ritroso la traiettoria fatale delineata da Siegfried Kracauer: da Caligari a Hitler, dalle figure sinistre e perturbanti del cinema espressionista al delirio totalitario del “dodicennio nero”.

Una stagione all’inferno. Hans-Jürgen Syberberg e la questione della colpa nel cinema tedesco, Ipermedium Libri, 2007, 180 pagine

Written by Guido

gennaio 1, 2007 at 12:01 PM

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Dall’LSD alla Realtà Virtuale. L’esperienza mistica nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

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Nel maggio del 1953, a Hollywood, lo psichiatra Humphry Osmond incontrò un letterato amante delle tradizioni spirituali, Aldous Huxley, e lo iniziò ad alcune sostanze allucinogene che in seguito i due avrebbero battezzato psichedeliche. Dai loro incontri prese forma un’idea ardita ed entusiasmante: che fosse possibile riprodurre per via chimica le esperienze dei grandi mistici, accedere all’estasi suprema senza doversi sottoporre ad anni di mortificazioni, digiuni e rinunce ascetiche. Huxley ricapitolò le sue ricerche in un libro, Le porte della percezione, che segnò l’atto di nascita della cultura psichedelica californiana.

Nel 1989 un altro protagonista di quella stagione, il chitarrista dei Grateful Dead Jerry Garcia, sperimentò la Realtà Virtuale alla Autodesk e si affrettò a dichiarare: «Hanno reso illegale l’Lsd. Mi chiedo che faranno con questa roba». Negli ambienti della controcultura californiana si fece strada un’idea ancora più audace, l’idea che fosse possibile una “prosecuzione della psichedelia con altri mezzi”, meno dannosi per la salute mentale: il casco virtuale avrebbe offerto l’accesso a simulazioni elettroniche delle grandi esperienze mistiche. Nacque così lacyberdelia, con le sue due grandi varietà: quella individuale e “ascetica”, che arriva fino a sognare la liberazione dal corpo materiale e l’“immortalità elettronica”, e quella collettiva e dionisiaca, che si esprime nei rave, feste notturne dove si tenta di raggiungere la transe per mezzo dell’iperstimolazione tecnologica.

Dello strano matrimonio di mistica e tecnologia che si celebra in California da ormai quarant’anni questo libro cerca di ricostruire storia e significati.

Dall’LSD alla Realtà Virtuale. L’esperienza mistica nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Lavieri edizioni, 2007, 180 pagine

Written by Guido

gennaio 1, 2007 at 11:59 am

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