Guido Vitiello

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Rituali di degradazione, da Cusani a Ruby

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Rituali

Il motto di Oscar Wilde – “Non leggo mai un libro che devo recensire, per non farmi influenzare” – si presta bene anche ad alcuni processi. Per parte mia, ignoro tutto l’ignorabile del processo Ruby e del bis e del ter, non ho letto una riga delle carte, non mi aspetto un bel niente dalle motivazioni e tutto sommato do poco peso alle alterne sentenze, che equivalgono spesso al rigirare la carne sulla griglia a metà cottura (la bistecca essendo l’imputato); ma si tratta di un’ignoranza deliberata, metodologica, programmatica. Tutto quel che mi serviva sapere della vicenda è racchiuso in un delizioso quadretto allegorico che nessuno si è dato ancora la pena di studiare nelle sue mille implicazioni, nei suoi mille sottintesi: la pubblica abiura di Lele Mora, che per compiacere i giudici adottò nelle sue dichiarazioni spontanee gli ipsissima verba degli editoriali di Repubblica – dismisura, abuso di potere, degrado, “tre parole che ho letto sui giornali e che condivido”. E che altro c’era da fare, se non l’infinita esegesi di questa singola scena? Appare chiaro che, in casi come questo, ciò che accade nelle aule di tribunale e si deposita negli atti non è che un piccolo segmento di un rituale più vasto, per il quale dobbiamo ancora trovare un nome, o all’occorrenza ripescarne uno antico. Un libro fantasma può essere d’aiuto. Leggi il seguito di questo post »

Mia moglie non è mia moglie. Di Pietro a Report

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Non è più il tempo di Leo Longanesi, sulla bandiera dell’Italia dei valori campeggia ormai un nuovo motto: non più il celebre “tengo famiglia”. “Mia moglie non è mia moglie”, dice Antonio Di Pietro, e si premura di aggiungere che suo figlio Cristiano “tutto è meno che figlio di papà”. Di chi sia moglie la moglie e di chi sia figlio il figlio, sono segreti che la giornalista Sabrina Giannini con tutta la buona volontà non sarebbe mai riuscita a estorcere al Di Pietro più evasivo e farfugliante che si sia mai visto in tv. Diciamola tutta, il servizio di Report di domenica sera, “Gli insaziabili”, ha scoperto l’acqua calda: bastava aver letto qualche volta il dipietrologo Filippo Facci (che forse se la sarebbe meritata, una menzioncina di passaggio, un riconoscimento in partibus infidelium) per conoscere le faccende di quel partito patrimoniale a conduzione famigliare e dei moralizzatori con il debole del mattone, perché la sana tradizione del contadino molisano non prevede che si sperperi in ostriche e donnine. Non è familismo amorale, beninteso, perché moglie mia non ti conosco, mia moglie non è mia moglie, è una donna con una sua linea politica e chi dice il contrario “offende il movimento femminile”. C’è tutto Di Pietro in questo commento. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 1, 2012 at 4:17 pm