Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Romano Prodi

Jean-Philippe Domecq e la sinistra masochista (o tafazzista)

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Con tutta quella storia dei campi hobbit ci hanno fatto credere che il Signore degli Anelli fosse una cosa di destra, ma a pensarci bene la Compagnia dell’Anello è una perfetta allegoria dell’Unione prodiana: un’allegra combriccola di partiti, per lo più partiti-elfi e partiti-hobbit, s’impadronisce dell’anello del Potere e che fa? Fa l’impossibile perché padron Prodi lo butti via nella bocca di un vulcano. La fine della favola solleva più d’una questione. Possibile che la sinistra abbia una difficoltà congenita a maneggiare il potere? O che abbia perfino un’oscura vocazione alla sconfitta, analoga al freudiano istinto di morte? Jean-Philippe Domecq, romanziere e saggista, se lo è chiesto nel pamphlet Cette obscure envie de perdre à gauche (Denoël), piccolo trattato di psicoanalisi della sinistra – la sinistra dei duri e puri – a partire da tre casi clinici: la sconfitta di Al Gore nel 2000, i suicidi dei due governi Prodi e soprattutto il 21 aprile francese, primo turno delle presidenziali del 2002, quando la gauche più intransigente, per mantenersi tale, si trovò a dover scegliere tra un candidato di destra e uno di estrema destra, tra Chirac e Le Pen. Domecq non cita Tolkien, ma fornisce altri esempi letterari. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 8, 2012 at 1:35 pm

Non ci fanno, ci sono. De Cataldo e l’ideologia dei magistrati

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Non chiamiamola faccia di bronzo, per quanto forte sia la tentazione, e quella falsa saggezza tutta inquisitoria secondo cui a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca lasciamola alle anime grigie e incattivite. Resta però il problema di spiegare in qualche altro modo fenomeni curiosi come l’indignazione civile di Ilda Boccassini per le intercettazioni pubblicate sui giornali, il richiamo alla serietà rivolto ai media qualche mese fa da Antonio Ingroia per la “kermesse” scatenata intorno al caso Ciancimino, le doglianze dei pm del processo Meredith per l’intollerabile “pressione mediatica” e la “Caporetto dell’informazione”. Sembra di capire che per certi magistrati il vento dei media sia buono o cattivo a seconda che soffi in poppa o schiaffeggi la prua. Qualcosa non torna, ed è lo stesso qualcosa che non tornava già nel caso Tortora, grande prova generale dei tempi nuovi. Dopo l’assoluzione in appello, quand’era in corso la campagna referendaria per la responsabilità civile dei magistrati e l’immagine della Procura di Napoli certo non rifulgeva, un giudice si lagnò con i giornali perché “quel maledetto processo” aveva turbato il “buon modo silenzioso di amministrare la giustizia”. Leggi il seguito di questo post »