Archive for dicembre 2010
69, page érotique. Una rubrica di critica militare
Questa mia nuova rubrica, cinica fino alla canaglieria, si è scelta come numi tutelari due uomini buoni, Marshall McLuhan e Serge Gainsbourg. Che colpa ne hanno?
McLuhan, a quanto racconta il suo biografo Philip Marchand, sosteneva che per capire se un libro merita o meno di esser letto basta ispezionarne una sola pagina, la 69: se lì non c’è niente di buono, è probabile che anche il resto del libro non valga granché.
Gainsbourg, dal canto suo, annunciò che il ’69 sarebbe stato l’année érotique. O anche, come diceva Alberto Arbasino: “Io che ho fatto il Sessantotto…”. “E io, che ho fatto il Sessantanove?” (Un paese senza). Sarà che si era in piena liberazione sessuale, sarà che nemmeno aveva fatto a tempo di liberarsi di Brigitte Bardot che già si ritrovava tra le braccia Jane Birkin, ma Gainsbourg fu facile profeta. Leggi il seguito di questo post »
L’Amore e l’Occidente – Parte seconda
Da gennaio in libreria – ma gli impazienti e i volenterosi recensori possono farne richiesta fin d’ora all’editore Ipermedium Libri – il seguito di L’Amore e l’Occidente di Denis de Rougemont. Tradotto, curato e introdotto da me medesimo. Dalla quarta di copertina:
«Esiste un solo romanzo, nelle nostre letterature! Una sola passione che impone le stesse peripezie in tutti i tempi da Tristano in poi, dall’epifania grandiosa e decisiva dell’archetipo della passione nel XII secolo». È la scoperta che Denis De Rougemont annuncia in queste pagine, che riprendono il filo della sua opera maggiore, L’Amour et l’Occident. Mutano i fondali e le persone del dramma, ma a occupare la scena della letteratura occidentale sono sempre loro, Tristano e Isotta, eroi di una passione che sceglie la trasgressione contro la norma, la notte contro il giorno, in ultimo la morte contro la vita. Tre romanzi di amour-passion del ventesimo secolo – Il dottor Zivago, Lolita, L’uomo senza qualità – sono sottoposti da De Rougemont ad analisi mitologica, o «mitanalisi»: l’eroe di Pasternak insegue la sua Isotta, Lara, braccato da un Re Marco ferocissimo, il despota sovietico; Humbert Humbert venera un idolo avvolto dall’aura dall’interdetto, una «ninfetta» dodicenne; lo Ulrich di Musil si oppone al divieto più assoluto, l’incesto, amando la gemella Agathe. Ovunque domina Tristano, che però è qui chiamato a fare i conti con altre due figure: Don Giovanni, che ha per l’occasione le fattezze di Friedrich Nietzsche, seduttore di tutte le idee del suo tempo; e Amleto, alter ego di un altro principe danese, Søren Kierkegaard, tormentato dalla sua vocazione come l’eroe di Shakespeare lo era dallo spettro paterno.
Denis De Rougemont (1906-1985) è stato uno scrittore e saggista svizzero, tra l’altro pioniere del federalismo europeo. Il suo capolavoro, L’Amour et l’Occident, apparso per la prima volta nel 1939, è uno dei libri più influenti del Novecento. Tra le altre sue opere di argomento affine, La Part du Diable (1942), Les Personnes du Drame (1947), Doctrine Fabuleuse (1947) e L’Aventure occidentale de l’homme (1957).
Tana per Umberto Eco
Tra i libri che sono fiero di ospitare nel mio scaffale c’è Come farsi una cultura mostruosa di Paolo Villaggio, una raccolta di quiz a risposta multipla pubblicata da Bompiani nel 1972. Ho appena detto: di Paolo Villaggio. Ma tutto fa sospettare che ci fosse lo zampino di Umberto Eco. Anzi, almeno per quel che riguarda la prefazione (Istruzioni prima dell’uso), non ho dubbi, è proprio lui:
“Paolo Villaggio propone in questo libro una serie di parole usate, sinora, soltanto dai compilatori di enciclopedie dell’Università di Tubinga, e propone al lettore quattro o più soluzioni per ciascuna voce. Toccherà all’astuto lettore di identificare la soluzione giusta, che l’Autore non dà – anzitutto per innata perfidia, in secondo luogo perché a chiunque sarà facile trovarla consultando direttamente a casa propria brevi e compendiosi manuali quali l’Enciclopedia Britannica, il Kindler Lexicon, il Dizionario della Crusca, le poche centinaia di volumi in quarto della Patrologia Latina dell’Abate Migne, e specialmente il Mundus Subterraneus e il Mysterium Aegyptiacum di Padre Athanasius Kircher, facilmente reperibili da qualsiasi buon antiquario di Amsterdam”.
Suona familiare, vero? Quando c’è di mezzo Kircher o la Patrologia del Migne, ci si può scommettere: è l’Umberto. Leggi il seguito di questo post »
Nuovo sciocchezzaio libresco. Più libri più liberi un corno
Dopo il primo Sciocchezzaio libresco, prosegue l’opera collettiva di censimento (e, ove possibile, di demolizione) dei principali luoghi comuni sui libri e sulla lettura. Ringrazio i molti che hanno contribuito con le loro idee e osservazioni: questo secondo sciocchezzaio si deve in gran parte al loro aiuto.
I libri sono cibo per la mente
Suona bene, vero? Ma spesso nasconde un indiscriminato invito alla bulimia letteraria. Mancano i necessari corollari dietologici (e tossicologici): certi libri sono bacche velenose, e a legger tutto come figli dei fiori si finisce come il buontempone di Into the Wild con i suoi semi di patata ammuffiti. Per parte mia, ordino le mie letture in uno spettro che va dai libri-crostaceo (in genere filosofi tedeschi, dove bisogna lottare con pervicaci corazze ed esoscheletri per arrivare, sfiniti, a un minuscolo gheriglio di polpa rosa) ai libri-passato di verdure (sono quelli che fanno vanto del loro stile scorrevole, e che non incontrano resistenza alcuna nella loro marcia dentro il nostro organismo). In breve, gli indigesti e i predigeriti. L’idea di quest’ordine mi venne da adolescente quando mio padre, vedendo sulla mia scrivania La società aperta e i suoi nemici di Karl R. Popper e un libro di qualche effimero saggista francese, forse il Baudrillard senile, mi domandò: che cosa ci fanno l’uno accanto all’altro una bistecca e un soufflé? Leggi il seguito di questo post »



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