Archive for the ‘Politica’ Category
Piccolo contributo alla campagna radicale per l’amnistia
Gli albi di Arkas sono pubblicati in Italia da Lavieri.
Storia universale dell’invidia politica
Qualcuno – forse un moralista francese del Grand Siècle, ma va’ a ricordarti – ha osservato che la differenza tra il paganesimo schietto degli antichi e le sofisticherie dei nostri moderni gaudenti consiste in questo: che i Greci e i Romani si accontentavano del letto, a noi serve pure l’armadio a specchio. Gigioneggiare con i nostri vizi sembra essere ormai una parte irrinunciabile del piacere di coltivarli. Prendiamo, per comodità d’inventario, la lista dei sette peccati capitali, che ha già offerto lo schema per un film di serial killer e per una fortunata linea di gelati allo stecco. Della gola ci si compiace volentieri, con un accorto dosaggio di vanità e commiserazione, sperando di suscitare negli altri lo sguardo di divertita indulgenza che spetta ai bambini impiastricciati di cioccolato. Della lussuria, neppure a parlarne: è quasi un obbligo sociale dare a intendere che sotto le apparenze miti di gentiluomini o colletti bianchi siamo magnifiche e irsute belve dionisiache, anche a beneficio delle eventuali signorine in ascolto (non si sa mai). L’accidia, il demone che fiaccava gli asceti sotto il sole a picco, è motivo di civetteria per quella deliziosa bohème che si estende a margine del mondo delle arti e delle lettere, l’insegna del suo ininterrotto bazzicare e bivaccare. Ma allo specchio, opportunamente agghindata, può far la sua figura anche la superbia; anzi, ironizzare sulle proprie manie di grandezza è spesso il macchinoso esercizio di chi, credendosi in cuor suo un genio, trova che il modo migliore per dichiararlo al mondo senza riceverne in cambio pernacchie sia confessare per scherzo di ritenersi appunto un genio. Perfino quelle due bruttone dell’ira e dell’avarizia si lasciano con qualche riluttanza trascinare davanti a uno specchio, dove potranno riscattarsi, rispettivamente, l’una come temperamento appassionato e l’altra come inclinazione che, coltivata con misura, merita lei pure la sua meschina parte di simpatia. Tutti i peccati capitali si prestano ad attirare su di sé quella che La Fayette, splendidamente, chiamava “la deliziosa sensazione del sorriso della moltitudine”. Tutti, tranne uno: l’invidia. Leggi il seguito di questo post »
In arrivo piogge di monetine. Consigli per inzupparsi con stile
A hard rain’s a-gonna fall, cantava Bob Dylan, una dura pioggia cadrà. Molti pensarono che annunciasse una pioggia radioattiva (era il 1963), ma lui smentì, disse che era un generico finimondo, e che il verso sulle “pallottole di veleno che intorbidano le acque” si riferiva semmai alle menzogne dei giornali.
Di certo, non c’è pioggia più dura – stando al peso specifico dei goccioloni – né più invocata dalle pallottole velenose della stampa di quella che minaccia di abbattersi sull’Italia: la pioggia delle monetine. Già i cavalli annusano la terra, e certe nuvolacce grigie si addensano sull’orizzonte. Qualche mese fa, una celebrata vedette del giornalismo che ha l’abitudine di intrattenere le scolaresche in giro per l’Italia, si rivolse a una folla di studenti accucciati dicendo che “era un paese sano quello che lanciava le monetine”. Leggi il seguito di questo post »
Il discount degli anni di piombo. A margine del caso Battisti
Il caso Battisti – con rispetto parlando – è il discount degli anni di piombo: un terrorista di seconda scelta, affiliato a un gruppo rivoluzionario di sottomarca, da fuggiasco diventa scrittore non proprio di prim’ordine e in sua difesa si anima una campagna condotta per lo più con argomenti-patacca. Bernard-Henri Lévy, Fred Vargas e compagnia hanno offerto un’imitazione di bassa fattura degli intellettuali dreyfusardi; Lula e Tarso Genro la brutta copia della sinistra latinoamericana in lotta con le dittature, dunque la parodia dei sé stessi che furono. E per farsi un’idea dei suoi più agguerriti difensori italiani, basterà dire che sono arrivati ad accostare “la nuda vita di Cesare Battisti” al corpo di Stefano Cucchi “esposto alla violenza dello Stato”. Ovunque si frughi, è tutto robaccia e bigiotteria. È taroccata l’immagine dell’Italia come Stato di polizia fascista retto da tribunali speciali. Ed è assai sospetta l’elevazione di un “malavitosetto” (così il suo mentore Arrigo Cavallina) a figura simbolo degli anni di piombo. Ma sono da discount della coscienza civile anche i ministri che hanno invitato a disertare i mondiali in Brasile o le vacanze a Bahia, il sindacato di poliziotti che ha pubblicato la lista dei firmatari degli appelli pro-Battisti per spronare al boicottaggio, l’assessore veneto che ha esortato le biblioteche a non diffondere tra i giovani i loro libri “diseducativi”. Non c’è niente di serio, nel caso Battisti. Salvo, va da sé, una lunga scia di cadaveri. Leggi il seguito di questo post »
Ricordatevi di Brontolo
Gongolo, Pisolo, Eolo… Li conti e li riconti, ne manca sempre uno. C’è una connaturata tendenza a ridurre i sette nani a sei. Ma la regola del nano omesso (aristotelicamente, regola del settimo escluso) trova applicazione anche in meno fiabeschi contesti. Si prenda l’ultimo libro di Paolo Rossi, Mangiare (il Mulino), un saggio di storia delle idee su cibo e civiltà. Come tutti i libri di Rossi, documentatissimo, autorevole, spiritoso. C’è un capitolo sugli scioperi della fame, e non manca proprio nessuno: le suffragette inglesi, il Mahatma Gandhi (e ci mancherebbe), Bobby Sands e i militanti dell’Ira, il dissidente cubano Guillermo Farinas, i digiuni nelle carceri turche. Ce n’è anche per l’Italia: lo sciopero della fame a rotazione annunciato nel giugno 2010 da centoventi parlamentari del Pd in difesa dei lavoratori Eutelia. E siamo a sei. Manca nessuno? Gongolo, Pisolo, Eolo… Rossi li conta e li riconta, ma il nome di Pannella proprio non gli viene in mente.
Se è un caso, non è isolato: capita anzi che Pannella sia spesso il settimo nano che manca all’appello. Un altro esempio? Il dibattito sul “corpo del capo”, sul ritorno della fisicità nella politica italiana. Sono usciti fior di saggi che ripercorrono il tema fin dalle antiche teorie della regalità e da I due corpi del re di Ernst Kantorowicz. Vi si discute molto di Berlusconi, dei suoi lifting e del suo priapismo. Si rievoca di conseguenza il priapismo di Mussolini, immortalato dall’impareggiabile Gadda. Si ragiona sulle foto di Moro nel bagagliaio della Renault 4, e su Pasolini, su Padre Pio, sul culto dei santi, sulle reliquie, sulla mummia di Mazzini. Manca nessuno? Gongolo, Pisolo, Eolo… Ancora lui: Marco Pannella. Poco conta che abbia messo il corpo al centro della politica mezzo secolo fa, che abbia candidato Luca Coscioni, che abbia fatto eleggere Cicciolina, che abbia messo in scena i nudi del teatro Flaiano. Poco conta che, nel 2002, l’Italia ottenne il plenum della Consulta perché un anziano leader aveva bevuto la sua urina in tv. Non c’è verso, la riflessione sul corpo nella politica italiana non passa per lui. Leggi il seguito di questo post »
Slow Food, ideologia e cuisine vérité
Contro una civiltà che «eleva la macchina a modello ideale e comportamentale di vita», è necessario inocularsi «il vaccino di un’adeguata porzione di piaceri sensuali assicurati, da procurarsi in lento e prolungato godimento», e tutto ciò «per un progressivo quanto progressista recupero dell’uomo, come individuo e specie». Lo storico delle idee che dovesse compiere una perizia su queste parole tolte dal «manifesto programmatico» di Slow Food vi rileverebbe senz’altro qualche traccia del Marx dei Manoscritti, nonché di un buon numero di utopisti alla Fourier; in dose ancora maggiore, le nostalgie preindustriali di un Ruskin e il droit à la paresse di Lafargue, il tutto condito dal gergo contestatario della «riappropriazione» (che sottintende l’assai dubbia premessa che una serie di buone cose ci appartenessero, prima che il capitalismo piombasse come un rapace a portarle via). Ne concluderebbe che l’ideologia dell’organizzazione di Carlo Petrini è uno strano ibrido, in bilico tra antimodernismi di sinistra e di destra. In entrambi i casi, contro il corso della storia. Leggi il seguito di questo post »
1968. Incubi accademici
“Il movimento studentesco ha posto quattro condizioni al corpo docente in vista del superamento della subordinazione dello studente nel corso dell’esame…”. Da un vecchio 45 giri a cura di Mario Scialoja (Il ’68. Voci e storia di quell’anno incredibile, Editoriale L’Espresso, 1980), suonato sul mio giradischi vintage.
NDP (Near Death Politics)
Aguzzate la vista. Che cos’hanno in comune questi due signori?
Come parlano i politici. Un saggio di Matteo Marchesini
Con il titolo La dolce vita della retorica. Vizi e virtù del linguaggio politico, Il Foglio ha pubblicato lo scorso 12 febbraio un breve saggio del poeta e scrittore Matteo Marchesini su come parlano (e parlavano) i nostri politici. Sottotitolo: “Piccolo catalogo di tic oratorii e stili linguistici della classe dirigente. Dai discorsi pirandelliani di Cossiga agli epigrammi wildiani di Andreotti, dalle acrobazie verbali di Pannella all’idioma rurale di Di Pietro”. Sono considerazioni illuminanti, accurate fino all’infinitesimo e anche decisamente divertenti (che non guasta mai). Ripubblico qui su UnPopperUno, con permesso dell’autore, questo Giudizio Universale sui concionatori nazionali. Leggi il seguito di questo post »


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