Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Antonio Di Pietro

Metafisica del processo e oblio dell’imputato

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tinti2Far pace con l’idea che siamo cugini degli scimpanzé è difficile, ma mai quanto ammettere di aver vissuto in un paese i cui destini sono stati appesi per anni a un magistrato che, alla domanda su cosa sia l’errore giudiziario, risponde così: “Io accuso lei di omicidio e il ‘morto’ è vivo. Questo è un errore giudiziario”. Definizione alquanto restrittiva, da cui si deduce che l’ultimo infortunio risale agli anni Cinquanta del secolo scorso: il caso di Salvatore Gallo, condannato all’ergastolo per aver ucciso il fratello che però – sorpresa! – era vivo e pimpante. E va bene che Di Pietro, cugino anch’egli degli scimpanzé, non ha troppa dimestichezza con i rami della scienza giuridica; ma la riluttanza a riconoscere la possibilità stessa dell’errore, se non come ipotesi di scuola, è confermata da esemplari più evoluti della specie togata. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 17, 2013 at 2:39 pm

Mia moglie non è mia moglie. Di Pietro a Report

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Non è più il tempo di Leo Longanesi, sulla bandiera dell’Italia dei valori campeggia ormai un nuovo motto: non più il celebre “tengo famiglia”. “Mia moglie non è mia moglie”, dice Antonio Di Pietro, e si premura di aggiungere che suo figlio Cristiano “tutto è meno che figlio di papà”. Di chi sia moglie la moglie e di chi sia figlio il figlio, sono segreti che la giornalista Sabrina Giannini con tutta la buona volontà non sarebbe mai riuscita a estorcere al Di Pietro più evasivo e farfugliante che si sia mai visto in tv. Diciamola tutta, il servizio di Report di domenica sera, “Gli insaziabili”, ha scoperto l’acqua calda: bastava aver letto qualche volta il dipietrologo Filippo Facci (che forse se la sarebbe meritata, una menzioncina di passaggio, un riconoscimento in partibus infidelium) per conoscere le faccende di quel partito patrimoniale a conduzione famigliare e dei moralizzatori con il debole del mattone, perché la sana tradizione del contadino molisano non prevede che si sperperi in ostriche e donnine. Non è familismo amorale, beninteso, perché moglie mia non ti conosco, mia moglie non è mia moglie, è una donna con una sua linea politica e chi dice il contrario “offende il movimento femminile”. C’è tutto Di Pietro in questo commento. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 1, 2012 at 4:17 pm

Vatman, il cavaliere oscuro. Intellettuali in copertina

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Nella primavera di qualche anno fa gli abitanti della capitale trovarono nella cassetta della posta un sublime volantino dipietrista: il 21 maggio 2009, ore 17:30, Gianni Vattimo, candidato indipendente al Parlamento europeo con l’Italia dei Valori, incontra la società civile all’Hotel Palatino di via Cavour. Partecipa il Sen. Stefano Pedica, intervengono in diretta l’On. A. Di Pietro e Sonia Alfano. “È gradita la partecipazione di associazioni e comitati per un dibattito teso ad affrontare temi e spunti per un mondo migliore”. A seguire, proiezione di un film di fantascienza, forse di fantascienza debole, già che il protagonista attraversa “un mondo che potrebbe essere o non essere la realtà”. La citazione di Vattimo scelta per l’occasione confermava l’appartenenza del filosofo alla stirpe dei supereroi, sottospecie oltreuomini nietzschiani: “Sconfitto in tutti i luoghi del mondo, non mi sono mai sentito così libero. Su tutto io ho cercato la libertà. Per me. Per gli altri”. E da grandi poteri, lo sappiamo da Spiderman, derivano grandi responsabilità. Sul volantino, con deferente scappellata contadina, Vattimo era presentato come uno “tra i maggiori filosofi del mondo”. L’incontro, coerentemente, s’intitolava: “Verso che mondo?”. Leggi il seguito di questo post »

Chi vuol salvare la propria faccia la perderà

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Judex ergo cum sedebit, quidquid latet apparebit. Quando il Giudice si assiderà, ogni cosa nascosta sarà svelata. Così annuncia il Dies Irae, e messa in questi termini la faccenda suona piuttosto minacciosa. Se però non ci lasciamo suggestionare da tutto quel kitsch medievaleggiante che abbiamo in testa a forza di codici da vinci e nomi della rosa, da tutte quelle schiere nere di monaci incappucciati che intonano il lugubre babau del gregoriano, capiremo che c’è poco da temere dal giorno del Giudizio: lassù nei Cieli le carriere sono separate dall’origine dei tempi, alleluia! Satana è, in ebraico, l’Accusatore, e come non bastasse deve chiedere il nullaosta al padreterno per avviare l’azione penale, che sia per tribolare Giobbe o per “vagliare i discepoli come si vaglia il grano”. Sul banco della difesa sta invece lo Spirito Santo, che il greco della Bibbia chiama il paracleto, e cioè l’Avvocato; dal che si deduce che la bilancia della giustizia ultraterrena pende alquanto sul lato della difesa. La terzietà del giudice non è assicurata, essendo questi tutt’uno con il difensore (è assicurata la sua trinità, che è cosa un po’ diversa). Un grande teologo volle pure ricavarne che, per grazia del divino garantismo, le carceri infernali potrebbero essere vuote, senza bisogno di amnistie a maggioranza qualificata. Così in cielo; quaggiù in terra le cose vanno a rovescio, almeno nella nostra aiuola: le carceri sono infernali proprio perché straboccano, l’accusatore e il giudice vanno assieme a braccetto al circolo del tennis e l’ingranaggio giudiziario ronza così spesso a vuoto che non sappiamo mai cosa partoriranno i suoi stridori, se la verità o l’errore. Leggi il seguito di questo post »

It’s a plot! Complotti e complottisti d’Italia e d’America

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La cometa di Halley è una trovata pubblicitaria. La Terra è piatta, da Roma a New York non c’è nemmeno mezz’ora di volo, ma lo stato si è messo d’accordo con le compagnie aeree e così a nostra insaputa ci fanno girare in tondo per venti ore. Esistono foto satellitari del pianeta, d’accordo: ma sono grossolani fotomontaggi, si vede pure il bordo bianco attorno all’incollatura, mica ci abbiamo scritto giocondo in fronte. La calvizie? Altro flagello sconfitto da vent’anni, se non fosse che lo stato è in combutta con i “pomatari” delle case farmaceutiche per nascondere ai cittadini il medicamento miracoloso. Chi si ricorda delle strampalate teorie cospiratorie del dottor Gianni Livore, personaggio partorito dal genio di Corrado Guzzanti ormai quindici anni fa? Chiunque volesse studiare il tipo umano del complottista troverebbe in lui tutto quel che gli serve, in quel signore esaurito di mezza età, gli occhi strabuzzati per l’insonnia, ossessionato dal commercialista, dalla burocrazia e dalle analisi mediche, e soprattutto tormentato dalla moglie abruzzese che giorno e notte frigge qualunque cosa nell’olio nero, lo stesso olio nero in cui hanno fritto e rifritto la mamma e la nonna. Tutto puzza di fritto in casa Livore, dal gatto (abruzzese) della moglie ai pulsanti dell’ascensore, tutto eccetto il computer. E così il nostro se ne sta incollato al monitor, in vestaglia, e molesta l’universo mondo, parla con Tokyo e con Hokkaido, con la Cina e con la Mongolia – ma, gli tocca ammettere, “non mi si fila nessuno”. Gli elementi ci son tutti: la crisi di mezza età, la frustrazione amorosa e familiare, ansie e rodimenti economici, l’uso compulsivo di internet e soprattutto il veleno del risentimento, che trova nell’olio nero delle rifritture abruzzesi un’immagine non meno efficace della bile nera dei fisiologi antichi, l’atrabile che governa i temperamenti melanconici e ipocondriaci.
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