Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Marc Fumaroli

Esprit de l’escalier (Mani bucate, 9)

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Troppo misantropo per arrivare incolume in fondo a una conversazione senza aver fatto qualche faux pas sociale, Jean-Jacques Rousseau era tuttavia convinto che sarebbe stato un ottimo conversatore per lettera, “come si dice che gli spagnoli giochino a scacchi”. Per trovare le parole giuste ci vuol tempo, proprio come per trovare la mossa giusta in una partita. Certo, gli scacchisti per corrispondenza sono figure irrimediabilmente comiche per chiunque abbia letto il carteggio Gossage-Vardebedian di Woody Allen (“Secondo te, stando ad una lettera andata smarrita ventitré mosse fa, il tuo cavallo che ho tolto dalla scacchiera settimane addietro dovrebbe trovarsi nella quarta casella di re…”), ma Rousseau non poteva trovare esempio migliore, negli anni in cui scriveva. Due secoli buoni lo separavano dall’invenzione della posta elettronica; uno e mezzo da una conversazione destinata a incarnare il suo ideale, quella che i letterati russi Ivanov e Gersenzon tennero nell’estate del 1920, scambiandosi lettere da un angolo all’altro della stessa stanza nel Sanatorio per lavoratori dell’intelletto debilitati; e la formula aurea del conversatore inetto sarebbe nata, senza che lui potesse saperlo, pochi anni dopo la fine della stesura delle Confessioni. Questa formula era esprit de l’escalier. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 2, 2016 at 12:39 pm

Nel mercato (chiuso) delle idee

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I primi di aprile, mentre Mario Vargas Llosa teneva a battesimo il suo neonato La civilización del espectáculo, un altro libro compiva venticinque anni, The Closing of the American Mind di Allan Bloom, e Simon & Schuster lo festeggiava con un’edizione celebrativa; pochi mesi prima un altro libro ancora, L’état culturel di Marc Fumaroli, era diventato ventenne. Ebbene, dov’è il nesso? Si potrebbe dire che Vargas Llosa si candida a essere, per il mondo ispanofono, quel che Fumaroli è per il mondo francofono; e Fumaroli, a sua volta, è stato definito il Bloom francese. I bersagli polemici dei tre libri sono pressappoco gli stessi, salvo varianti regionali: l’oblio dei classici, la liquidazione dell’educazione umanistica e dei valori contemplativi, il declino della cultura alta, il relativismo come nuovo dogma e l’azzeramento delle gerarchie, il nichilismo soft come stile di vita, certe pestifere mode accademiche nate in Europa e dilagate in America, in testa a tutte il decostruzionismo. Simili i nemici, diversa l’accoglienza. Vargas Llosa, c’è da supporre, avrà vita facile: la sua polemica arriva tardi e non scalda gli animi, anche se le ragioni che la muovono non sono certo venute meno. Fumaroli, all’epoca, dovette affrontare qualche grana in più. Ma Allan Bloom, il grande snob conservatore allievo di Leo Strauss e amico di Saul Bellow, in quel 1987 si attirò addosso un inferno, che Andrew Ferguson rievoca nella postfazione alla nuova edizione. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 30, 2012 at 12:01 pm

Chi vuol salvare la propria faccia la perderà

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Judex ergo cum sedebit, quidquid latet apparebit. Quando il Giudice si assiderà, ogni cosa nascosta sarà svelata. Così annuncia il Dies Irae, e messa in questi termini la faccenda suona piuttosto minacciosa. Se però non ci lasciamo suggestionare da tutto quel kitsch medievaleggiante che abbiamo in testa a forza di codici da vinci e nomi della rosa, da tutte quelle schiere nere di monaci incappucciati che intonano il lugubre babau del gregoriano, capiremo che c’è poco da temere dal giorno del Giudizio: lassù nei Cieli le carriere sono separate dall’origine dei tempi, alleluia! Satana è, in ebraico, l’Accusatore, e come non bastasse deve chiedere il nullaosta al padreterno per avviare l’azione penale, che sia per tribolare Giobbe o per “vagliare i discepoli come si vaglia il grano”. Sul banco della difesa sta invece lo Spirito Santo, che il greco della Bibbia chiama il paracleto, e cioè l’Avvocato; dal che si deduce che la bilancia della giustizia ultraterrena pende alquanto sul lato della difesa. La terzietà del giudice non è assicurata, essendo questi tutt’uno con il difensore (è assicurata la sua trinità, che è cosa un po’ diversa). Un grande teologo volle pure ricavarne che, per grazia del divino garantismo, le carceri infernali potrebbero essere vuote, senza bisogno di amnistie a maggioranza qualificata. Così in cielo; quaggiù in terra le cose vanno a rovescio, almeno nella nostra aiuola: le carceri sono infernali proprio perché straboccano, l’accusatore e il giudice vanno assieme a braccetto al circolo del tennis e l’ingranaggio giudiziario ronza così spesso a vuoto che non sappiamo mai cosa partoriranno i suoi stridori, se la verità o l’errore. Leggi il seguito di questo post »

Annus Mirabilis. Il Guvi Book Award 2009

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Caspita, che annata d’oro! Per una volta, sono soddisfatto delle mie letture. E con gran pena sono riuscito a distillare due Top 15 (Narrativa e Saggistica), una Top 10 “di settore” (Extravaganzas) nonché una Caienna dove scontano la loro condanna i tre libri più insulsi letti nel 2009. L’esortazione d’inizio anno, che rivolgo per primo a me stesso, è ancora una volta questa: non farti dettare le scelte di lettura dai calendari degli editori e degli uffici stampa, dal ricatto dell’attualità, dal regno dell’adulazione universale (il cui rovescio è il combattimento dei galli) che domina il cosiddetto giornalismo culturale, dalla pressione di compagnie e circoletti, spesso amabili, che fanno leva sul senso di vergogna. “Ma come, non hai letto Tal de’ Tali?”. Ebbene no, non l’ho letto, non lo leggerò mai: la vita è troppo breve. Siate crivellati di lacune, con lo stesso orgoglio che il nobile Gruviera ostenta nel vostro frigorifero. Leggete i classici, e seguite le vostre ossessioni ovunque vi portino. Tutto il resto è enciclopedismo, snobismo, accademia, fighettismo letterario, o soggezione alla “fama”: che è poco meno che vento.

Se non vi fidate di me, fidatevi di Jonathan Swift: “Dei settemila scritti attualmente prodotti in questa rinomata città, prima che il sole abbia compiuto la prossima rivoluzione, non resterà l’eco di alcuno”. O di Joseph De Maistre: “Ma una raccomandazione mi resta da farvi, Signora, ed è che, all’epoca in cui viviamo, è più che mai necessario di stare in guardia contro la riputazione dei libri, visto che il secolo che tramonta rimarrà sempre segnato nella storia come la grande epoca della ciarlataneria in tutti i campi, e soprattutto delle fame usurpate”.

E ora, le classifiche (compilate, per pigrizia, in ordine sparso, in una notte quasi insonne: perciò non è detto che il numero sette sia meno bello del numero tre, eccetera). Leggi il seguito di questo post »