Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Nadia Urbinati

E usiamolo, questo Montesquieu

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De L'esprit des Lois Montesquieu

“Se proprio non riesce a dormire”, mi ha detto il dottore, “prenda dieci gocce di Minias; in alternativa, legga dieci righe di Nadia Urbinati”. Farmacie notturne in zona non ce n’erano, così ho dovuto ripiegare sull’unico rimedio che avevo sottomano: la prefazione della Urbinati a un piccolo libro di Dario Ippolito, Lo spirito del garantismo. Montesquieu e il potere di punire (Donzelli). Alla quinta riga, metà della dose, già mi pareva di leggere il famigerato tema di attualità dell’esame di maturità, scritto per giunta dalla prima della classe, e si sa bene che il semplice ricordo di quell’esame – unito all’incubo comune di doverlo ripetere da grandi– può togliere il sonno a chiunque. Niente da fare, ho saltato la prefazione e son passato a Ippolito, scoprendolo però tutt’altro che soporifero. “Garantismo è parola svilita, deturpata dall’abuso”, esordisce nel brillante prologo. “Spesso, e comprensibilmente, suscita sospetto, insofferenza. Evoca, nell’immaginario di molti, cavilli procedurali e scaltrezze curiali. Suona falsa, come la cortesia dei padroni e la riverenza dei servi”. Ippolito passa poi in rassegna il mesto corteo degli attributi: garantismo peloso, d’accatto, ipocrita… Bene, mi son detto. Sciascia per primo non amava la parola garantismo, preferiva dirsi difensore del diritto, e io, fatte le debite proporzioni (che sono quelle di una carta geografica, 1:10.000) condivido il suo fastidio. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

marzo 30, 2016 at 1:39 pm

Alla faccia! Galleria di ritratti filosofici

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VATTIMO-GIANNI-481x600Ho sempre pensato che Emanuele Severino fosse irrappresentabile. Al limite, con qualche sforzo, riuscivo a figurarmelo come una pura astrazione geometrica, diciamo come un punto senza dimensioni. Ed è normale che sia così: a noi rimasti a valle, ciondolanti a testa china nei pascoli del divenire, chi ha scalato le vette del pensiero fino a piantare le tende sull’Essere non può che apparire come un puntino lontano. E non un punto qualunque, ma il sovrano assoluto di Pointlandia a cui Abbott, in Flatland, prestò questo magnifico soliloquio parmenideo: “Infinita beatitudine dell’esistenza! Esso è; e non c’è altro al di fuori di Esso. Quello che Esso pensa, Esso lo dice; e quello che Esso dice, Esso lo ode; ed Esso è Pensatore, Parlatore, Ascoltatore, Pensiero, Parola, Audizione; è l’Uno, e tuttavia il Tutto nel Tutto. Ah, la felicità, ah, la felicità di Essere!”. Leggi il seguito di questo post »