Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Vittorio Pezzuto

L’affaire Tortora come prova generale

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La malattia melodrammatica, che già Gramsci diagnosticò agli italiani, ha tra i suoi sintomi più vistosi l’abbondante lacrimazione e i brividi da indignazione virtuosa. Due sintomi accomunati dalla labilità, dalla compiaciuta irrilevanza, dalla sterilità politica; e l’effetto più dannoso per la salute nazionale, a lungo termine, è la trasformazione di qualunque caso civile in “caso umano”. Se il francofilo Sciascia preferì parlare di affaire Moro, parola in cui svanisce la connotazione lacrimevole, altrettanto dovremmo fare per il caso Tortora. E, come si fa con Moro, dovremmo leggere gli scritti di Tortora incarcerato e processato – i due libri con Guido Quaranta, gli interventi raccolti da Palazzolo in Per una giustizia giusta, il carteggio e le pagine di diario che Epoca pubblicò in un volumetto intitolato Lettere dal carcere, gli articoli ripescati grazie all’imponente ricerca di Vittorio Pezzuto per Applausi e sputi – come scritti pienamente politici, ripiegando il fazzoletto. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 21, 2016 at 1:37 pm

Monsters University. A scuola da Scattone

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Monsters-University-2013-2048x2048Da grande voglio fare il mostro. Non un mostro qualunque, però, non lo spaventapasseri, lo yeti o il lupo mannaro. Voglio fare il mostro che si esibisce, o meglio è esibito, sotto i tendoni del circo mediatico-giudiziario. In fondo è un mestiere come un altro, non più stravagante di quelli passati in rassegna da Fantozzi mentre attraversa la città sul tetto del 102 nero delle collinari – batterista a Harlem, hippy nel Nepal, croupier a Casablanca… – e in tempi di crisi bisogna pur inventarsi qualcosa. Ma come si diventa mostri? Non c’è un curriculum di studi che introduca a questa carriera, non c’è una Monsters University dedicata ad allevare i futuri spaventatori, non ci sono neppure manuali per autodidatti. Una lacuna gravissima nel nostro sistema formativo. Per questo ho deciso di buttare giù qualche appunto. Si tratta di ricavare i rudimenti della disciplina dagli esempi forniti dalle cronache, e soprattutto dalle storie di chi ce l’ha fatta. Il più bravo di tutti, l’“eccellenza italiana”, quello che è riuscito a conservare una fama di mostruosità ormai quasi ventennale è lui: Giovanni Scattone, principe dei mostri. Quando il nuovo libro di Vittorio Pezzuto sul caso Marta Russo avrà finalmente un editore il mio breviario di teratogenesi non servirà più, e l’aspirante mostro troverà lì tutto l’occorrente per perfezionare la sua tecnica e il suo stile. Nell’attesa, cominciamo da dove sempre si comincia. Leggi il seguito di questo post »

A pensar male non ci si azzecca. La fiction sul caso Tortora

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“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto”. Lo diceva Giobbe di un Padreterno che gli aveva fatto portar via tutto – ricchezze figli e salute – per mano dell’Accusatore, ma che pure finì per rendergli il centuplo: tutto sommato, ci si può anche stare. “Ciò che la giustizia toglie, la giustizia rende”. Questo invece lo ha detto il magistrato-scrittore Giancarlo De Cataldo qualche giorno fa a proposito di Enzo Tortora, a maggior gloria di una magistratura che dopo quattro anni di tormenti inflitti a un innocente ha saputo riconoscere il proprio errore, mandandolo assolto; e no, in questo caso proprio non ci si può stare, a meno che De Cataldo non ci dica che cosa esattamente ha avuto indietro il novello Giobbe dalla dea Giustizia: la salute? le ricchezze? la carriera? gli anni di vita perduti? la condanna dei suoi calunniatori? la punizione, anche solo simbolica, dei suoi accusatori (con la minuscola)?

Ma a ciascuno la sua penitenza: oggi tocca a me fare ammenda per un errore che, se non proprio giudiziario, è certamente di giudizio. Il 15 febbraio scorso, su queste pagine, avevo scritto una recensione preventiva alla fiction di Ricky Tognazzi sul caso Tortora, che ha De Cataldo tra gli sceneggiatori e che RaiUno ha mandato in onda domenica e lunedì. La accusavo, con un inclemente processo alle intenzioni, di aver ridotto il caso Tortora a una vicenda privata e a un’aberrazione episodica, e di aver nascosto deliberatamente tre cose: le responsabilità dei magistrati, le colpe dei giornalisti e l’impegno di Tortora nel Partito radicale. A quanto pare, a pensar male non solo si fa peccato, ma non ci si azzecca neppure. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 4, 2012 at 6:18 pm

La fiction sul caso Tortora: una recensione preventiva

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Avvertenza: questo articolo, a rigore, non dovrebbe trovarsi qui ma nella busta sigillata di un notaio, da aprirsi solo dopo che RaiUno avrà trasmesso Applausi e sputi, la fiction di Ricky Tognazzi sul caso Tortora, le cui riprese sono appena iniziate. Si tratta di una recensione preventiva scritta con metodo selvaggiamente inquisitorio: l’esistenza stessa del crimine è dedotta da una serie di circostanze indizianti. Prima circostanza: sarà un prodotto Rai trasmesso da RaiUno, con tutto quel che comporta. Seconda circostanza: tra gli sceneggiatori c’è un magistrato (un po’ come nelle fiction religiose è gradita la consulenza di un prete), per l’esattezza un magistrato-scrittore nostalgico del rito inquisitorio che sta al garantismo come Renzo “Trota” Bossi sta alla fisica delle particelle. Quanto basta per accantonare ogni presunzione d’innocenza. Segue dunque una recensione a caldo, scritta subito dopo (non) aver visto la fiction, con i migliori auguri di essere smentito: Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

febbraio 17, 2012 at 2:33 pm

Faccia a faccia tra un grande e un piccolo uomo

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C’è un documento straordinario, seminascosto nell’archivio di RadioRadicale, che merita di essere portato un po’ più alla luce. Si tratta del faccia a faccia del novembre 1984 tra Toni Negri ed Enzo Tortora, candidati entrambi dal Partito Radicale (il primo alle politiche del 1983, il secondo alle europee del 1984) nel quadro della battaglia per la “giustizia giusta” e contro i tempi interminabili della carcerazione preventiva.

I fatti sono noti: Toni Negri, mancando a tutte le promesse fatte, scappò in Francia, dove ricorse alla Dottrina Mitterrand per fare il latitante d’oro (e di Stato). Di chi restava nelle patrie galere – cioè di quelli per cui aveva promesso di battersi – si disinteressò, ma in compenso scrisse molti libri. Enzo Tortora rinunciò all’immunità parlamentare e si consegnò pubblicamente alle forze dell’ordine, per tornare agli arresti (domiciliari, stavolta) e da lì condurre la sua battaglia, culminata nel grande referendum del 1987 per la responsabilità civile dei magistrati.

Vittorio Pezzuto, autore del libro definitivo su Tortora, Applausi e sputi, ricostruisce il retroscena del faccia a faccia, che fu possibile grazie all’intraprendenza del giornalista Gigi Speroni, il quale – per la mediazione dell’allora capogruppo radicale alla Camera Francesco Rutelli – riuscì a mettersi in contatto con il latitante. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 12, 2010 at 4:21 pm