Guido Vitiello

Archive for luglio 2014

Lo stupro della Costituzione. Barbara Spinelli e Sade

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FemminicidioIl 12 ottobre scorso, quando Libertà e Giustizia e altre associazioni convocarono a Roma il Pride dei feticisti della Costituzione – iniziativa encomiabile, perché ogni forma dell’erotismo umano deve poter esprimersi alla luce del sole – il cartello di un manifestante mi colpì al punto che nove mesi dopo son qui ancora a pensarci. Diceva così: “Lo stupro della Costituzione è femminicidio”. Lì per lì mi spinse a meditare sulla misteriosa Legge di Agglutinazione delle Scemenze, sulla facilità cioè con cui esse si combinano a formar grappoli e altre insolite figure, quando invece si fatica tanto a mettere insieme due o più idee intelligenti. Le cronache recenti offrono buone illustrazioni di questa legge maligna: c’è il deputato grillino Sibilia che paragona Gaza al Senato sotto le bombe renziane; e c’è Barbara Spinelli che associa in modo non meno allucinatorio la sentenza del processo Ruby all’eccidio di via D’Amelio. Ma è anche per altre vie, più dirette, che l’articolo della Spinelli sul Fatto quotidiano del 23 luglio mi ha riportato alla mente quel cartello feticista, e precisamente per la chiusa in cui stabilisce un’analogia tra Sade e Berlusconi, tra libertinismo e sprezzo delle regole, sotto il titolo: “Chi oltraggia la natura ora riscrive la Costituzione”. La Carta come novissima Justine nelle mani dei libertini, sul punto di essere stuprata. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 26, 2014 at 8:42 PM

Rituali di degradazione, da Cusani a Ruby

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Rituali

Il motto di Oscar Wilde – “Non leggo mai un libro che devo recensire, per non farmi influenzare” – si presta bene anche ad alcuni processi. Per parte mia, ignoro tutto l’ignorabile del processo Ruby e del bis e del ter, non ho letto una riga delle carte, non mi aspetto un bel niente dalle motivazioni e tutto sommato do poco peso alle alterne sentenze, che equivalgono spesso al rigirare la carne sulla griglia a metà cottura (la bistecca essendo l’imputato); ma si tratta di un’ignoranza deliberata, metodologica, programmatica. Tutto quel che mi serviva sapere della vicenda è racchiuso in un delizioso quadretto allegorico che nessuno si è dato ancora la pena di studiare nelle sue mille implicazioni, nei suoi mille sottintesi: la pubblica abiura di Lele Mora, che per compiacere i giudici adottò nelle sue dichiarazioni spontanee gli ipsissima verba degli editoriali di Repubblica – dismisura, abuso di potere, degrado, “tre parole che ho letto sui giornali e che condivido”. E che altro c’era da fare, se non l’infinita esegesi di questa singola scena? Appare chiaro che, in casi come questo, ciò che accade nelle aule di tribunale e si deposita negli atti non è che un piccolo segmento di un rituale più vasto, per il quale dobbiamo ancora trovare un nome, o all’occorrenza ripescarne uno antico. Un libro fantasma può essere d’aiuto. Leggi il seguito di questo post »

Come divenni anarchico giocando a Monopoly

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monopolyjailPerdere una partita a Monopoly contro dei bimbi agguerritissimi e spietati che non sanno nulla di mercato immobiliare ma che dimostrano comunque di saperci fare più di te può essere istruttivo; specie quando un lancio di dadi sfortunato ti porta dritto dritto in prigione. Passi un turno, due turni a fissare le mosche sul soffitto della cella, finalmente ne esci, ma ecco che dal mazzo degli Imprevisti peschi la carta sbagliata e torni difilato dietro le sbarre. Non lo avresti mai detto, ma sei tecnicamente un recidivo. E mentre appassisci nella tua casella di cinque centimetri per cinque cominci a covare un pericoloso risentimento verso quei marmocchi con il senso degli affari che nel frattempo riscuotono le rendite dei loro lussuosi alberghi a Parco della Vittoria. Ti guardano con virtuosa sarcastica indignazione, sghignazzano tra di loro i pusillanimi, e tu che ti credevi una persona tranquilla ti scopri a pensare: sapete che vi dico? Ora mando all’aria il tabellone, e vediamo chi ride ultimo. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 13, 2014 at 11:43 am

Il suicidio come una delle Belle arti

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montesinosChe il suicidio sia la sola questione filosofica seria, dove si decide in ultimo se valga o meno la pena vivere, è il grande abbaglio di Albert Camus. Una volta venuti al mondo, per chi sia visitato dal sentimento dell’assurdo uccidersi dovrebbe essere un affare tutto sommato marginale, una bazzecola dentro quella bazzecola cosmica che è l’esistenza, forse perfino un numero comico di congedo. Se l’inconveniente è esser nati, diceva quel chiacchierone molesto di Cioran, se ne deduce che ci si uccide sempre troppo tardi. A rigore, dunque, la questione filosofica di Camus dovrebbe riguardare l’atto di generare, la perpetuazione della vita, o meglio l’iscrizione coatta di marmocchi incolpevoli a un gioco le cui regole sono così crudeli che qualunque genitore premuroso vieterebbe ai figli di parteciparvi, una volta nati – e questo è un bel serpente che si morde la coda: “Ti proibisco di andare al corso di bungee jumping, figliolo”; “E proprio tu me lo dici? Ma lo vedi a che razza di gioco mi hai iscritto?”. Leggi il seguito di questo post »