Guido Vitiello

Archive for the ‘Deliri’ Category

eBayleaks. Guida al dossieraggio per pigri

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archivist«È l’archivio, signore. Un posto piuttosto oscuro e tranquillo dove io porto questa roba e gli do sepoltura». «Siete archivista?». «Io dico becchino». Sarà per questa pagina di Ugo Betti, sarà perché sono svagato e confusionario, sarà perché la memoria mi opprime e aspiro alla spotless mind di Pope, sarà perché ho il terrore di evocare dall’ombra le due sagome rapaci di Travaglio e Andreotti, ma inclino a diffidare di chiunque abbia un archivio e se ne vanti. Meglio lasciare che la vita scorra, non gravarsi di zavorre, non dannarsi l’anima tra corridoi gremiti di faldoni, cassettini e schedari. Ecco, se penso al mio «bagaglio di informazioni» mi vengono in mente le valigie dell’onorevole Trombetta che Totò lancia a una a una dal finestrino del wagon-lit, salvo rassicurarlo di averle sistemate per bene. La prima e ovvia conseguenza di questa scarsa propensione all’archivio è che non posso fare dossieraggio contro i miei nemici. È un male, è un bene? Non so. Ma nel dubbio ho escogitato un metodo fai-da-te di dossieraggio per pigri, che mi dia accesso senza troppo sforzo al minimo indispensabile per coltivare rancori, immaginare trame oscure, ridacchiare in pantofole con l’aria di chi la sa lunga. È piuttosto semplice: quando qualche faccia che non mi piace arriva a occupare il centro delle cronache, mi siedo una mezz’ora al computer. Ma non cerco il suo nome su Google. Lo cerco su eBay, il grande mercatino elettronico. Non è una differenza da poco: su Google trovi per lo più cose che qualcuno ha voluto condividere, portare alla luce, sottrarre alla dimenticanza; su eBay, al contrario, trovi alla rinfusa tutto ciò di cui per un motivo o per l’altro ci si vuole sbarazzare. È come stare all’altro capo dei «buchi della memoria» descritti da Orwell in 1984, le feritoie dove i documenti invisi al dittatore finivano risucchiati da un vortice d’aria calda. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 25, 2013 at 12:57 am

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Indiscrezioni sul Libro del Futuro

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Cabinet_of_Curiosities_1690s_Domenico_RempsNon sarà il Gesamtkunstwerk di Wagner, e non sarà neppure il Livre di Mallarmé. La notizia è ancora confidenziale, ma si può star certi, la via all’“opera d’arte dell’avvenire”, o meglio al libro futuro, l’ha indicata trent’anni fa J. Rodolfo Wilcock. Non ne fece proclami. La consegnò, quasi sbadatamente, al risvolto di copertina dei Due allegri indiani, nell’attesa di un pubblico non ancora nato: “L’opera che qui proponiamo è tutta tesa verso il lettore futuro; non per nulla essa si ispira, sia nel metodo che nella mancanza di metodo, all’esempio cinese di quelle vaste raccolte classiche di fatti curiosi, massime morali, casi storici reali o fantastici e illustrazioni della natura arditamente mescolati e non senza grazia presentati alla rinfusa”. L’attesa potrebbe durare ancora qualche anno o millennio, ma poco importa. Un antenato di cui tener conto, quando si tratterà d’inventarsi una genealogia reale o fantastica per questo Oltrelibro di là da venire, saranno quei gabinetti delle meraviglie secenteschi dove ci si smarriva tra i “curiosa” naturali e artificiali, tra denti di narvalo e orologi meccanici, ossa di mammut e tavolini da tric-trac. Ecco, il libro dell’avvenire sarà una Wunderkammer liberata, infine, dal demone ordinatore dell’enciclopedia. Consumato il tempo dei libri da capire e da decrittare, da ponderare e da sviscerare, da costeggiare docilmente e da seguire al guinzaglio, verrà l’ora dei libri da visitare e da saccheggiare, i libri affollati di reperti ricchi e strani, in cui si possa trascorrere di stanza in stanza senza curarsi della planimetria. Ma prima che questa perorazione lasci la forma della fantasticheria per prender quella, in sé ridicola, del manifesto, veniamo all’occasione che l’ha suscitata: Il calcolo dei dadi, un piccolo libro di Marco Dotti pubblicato dall’editore ObarraO che ha per tema il gioco d’azzardo. Leggi il seguito di questo post »

Date un’istitutrice a quei matti dei liberali

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GianninovCopertina2Chissà se Emmanuel Carrère getta un occhio alle cronache italiane. Dopo aver dato consacrazione romanzesca all’ergastolano Jean-Claude Romand, che si finse medico per decenni e una volta scoperto sterminò tutta la famiglia, l’autore dell’Avversario potrebbe incapricciarsi del nostro genio minore (e innocuo) dell’affabulazione e della millanteria, e offrire ad Adelphi il bestseller della prossima stagione: Gianninov. Sarebbe un buon risarcimento per la cattiva prosa che abbiamo dovuto scontare in questi giorni, per la spietata bonarietà di qualche collega maramaldo, la Schadenfreude piccina degli invidiosi, l’improvviso rigore di certi gesuiti che si sono scoperti, da un giorno all’altro, calvinisti. Forse solo Carrère saprebbe rendere giustizia – e giustizia poetica – alla malinconica follia di Oscar Giannino. A noi non resta che trarre dal suo caso qualche timida lezione, e cogliere l’occasione per mettere all’ordine del giorno un vecchio tema liberale: la pazzia.

Perché, vedete, nel piccolo mondo dei liberali italiani il caso Giannino è meno isolato di quanto si possa credere, e i lunatici sono gente di casa. Chiunque abbia frequentato circoli e circoletti liberali, riunioni di riviste benintenzionate morte prima del numero zero, assemblee fondative di comitati ambiziosissimi sciolti dopo un quarto d’ora per dissensi inconciliabili, conferenze semideserte su temi frizzanti come “Attualità di Nicola Chiaromonte” o “Il concetto di catallassi dopo F. von Hayek”, sa fin troppo bene di cosa parlo. L’austerità delle discussioni e la solennità delle sedi non basta a cancellare una sinistra atmosfera da freak show: c’è sempre, in queste occasioni, il diciottenne allampanato con la riga in mezzo e con la pipa; il tipo vestito da capo a piedi di velluto; quello che sul più bello, con naturalezza, tira fuori un orologio da tasca; quello con i basettoni rossicci e un bel basco messo di sghimbescio che mastica nervosamente un toscano mentre si accalora parlando di Malagodi. Tu li guardi e tremi al pensiero che da un momento all’altro, come nel film di Tod Browning, questi freak liberali si voltino sorridenti verso di te e ti accolgano cantilenando “One of us, one of us”. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 22, 2013 at 11:36 am

Immagina… una riunione in casa Pd (nuove intercettazioni clandestine)

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ZingarettiRoma, dicembre 2012, sede regionale del Pd. I responsabili del coordinamento per la comunicazione (CC) sono a rapporto da un membro della direzione politica (DP) per riferire sulla campagna di manifesti a sostegno di Nicola Zingaretti, candidato alla presidenza della regione Lazio. Si distinguono diverse voci.

DP: Allora ragazzi, come procede? Vi state attenendo alla Quadruplice Direttiva, alla regola delle Quattro Esse?

CC: Certo: Semplicità, Sobrietà, richiamo alla Storia, accenno alla Speranza di tempi migliori…

DP: Benissimo. Ricordate, ci rivolgiamo a un elettorato disgustato dal Batman, dai festini coi maiali e i gladiatori, dagli scandali sui fondi regionali. Dobbiamo far capire che si volta pagina. Allora, le proposte?

CC: Guardi, ne abbiamo diverse. Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 6, 2013 at 6:56 pm

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Quel carnivoro di Paul Klee

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L’arte in mano ai nutrizionisti. Non per caso la mostra è alla GNAM.

Klee2

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gennaio 5, 2013 at 1:03 pm

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Intercettazioni in casa Adelphi

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Milano, riunione editoriale, estate 2012.
Si distinguono alcune voci intorno a un tavolo. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 12, 2012 at 7:00 pm

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La sfida finale: l’Impero contro la Supercazzola

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settembre 10, 2012 at 11:00 am

Tre questioni di filologia fantozziana

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La centoduesima visione di Fantozzi (1975) di Luciano Salce, complice il clima di beata nullafacenza agostana, è stata più fruttuosa delle precedenti centouno. Ecco, per gli appassionati, tre questioni meritevoli di approfondimento, su cui mi auguro possa nascere un dibattito. Ne avrei in serbo un’altra dozzina, ma meglio non mettere troppa carne al fuoco.

1. Il direttore maniaco del biliardo che generazioni di spettatori, me compreso, hanno chiamato Diego Catellani, si chiama in realtà Catellami, con la m, a meno di ipotizzare che il Conte (cosa improbabile) abbia lasciato correre un refuso sotto la statua in bronzo dell’adorata madre Teresa.

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agosto 12, 2012 at 5:00 pm

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Dove tutto ebbe inizio. Promemoria per i miei biografi

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Non importerà a nessuno, ma devo scriverlo lo stesso. I miei primi tre libri – l’introvabile trilogia Cucina Alternativa (1982), tiratura di una sola copia – prendevano ispirazione da un fumetto uscito sul settimanale Paperino & C. il 17 gennaio di quello stesso anno. Avevo da poco compiuto sei anni e, va da sé, non avevo la più pallida idea di cosa significasse la parola “alternativa” – ma accidenti se suonava bene, in un titolo. Finalmente, dopo lunghe ricerche, ho ritrovato quel fumetto. Insomma, se un giorno dovessi mio malgrado compiere qualche impresa importante (che so, addormentarmi al volante e mettere sotto casualmente il futuro Hitler) i miei biografi dovranno ripartire da qui.

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Written by Guido

luglio 14, 2012 at 3:55 pm

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Soddisfatti o riesumati. Storie di tragicomiche dissepolture

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Soddisfatti o riesumati. Sarebbe un ottimo slogan per un’impresa di pompe funebri, e sfido chiunque a dire che sia fuor di tono: a cospetto della morte nulla val meglio dell’umor nero dei surrealisti, che è poi stretto parente dell’atra bile dei malinconici, e quella materia densa e scura ciascuno la estrae e la raffina come può. Soddisfatti o riesumati, ed è meglio per tutti, perché è dalle mezze sepolture che saltano fuori i guai peggiori – i non spirati, i vampiri, gli zombie, i revenant. Ecco, perché i revenant la smettano di rivenire occorre che siano morti per bene, che abbiano le coperte rimboccate, e che tutti siano concordi nel sigillare il feretro. Ed è qui che cominciano i problemi.

“Non potremmo fare almeno una riunione che non finisca con la riesumazione di un cadavere?”, si domanda esasperato il sindaco Quimby di Springfield, la città dei Simpson. E se questo è vero per un’immaginaria cittadina degli Stati Uniti, paese dove in fondo si riesce a convenire su una versione comune della storia, a mettere qualche punto fermo, figuriamoci in Italia, dove non c’è episodio che non sia oggetto di eterna contesa avvocatesca, non c’è contoversia storica che abbia un approdo certo, non c’è morto che muoia davvero. Qui riesumare è una triste necessità, e oltretutto il luogo del cadavere – quell’hic jacet che, diceva Michel Serres, ricorda tanto il Dasein heideggeriano, il dato elementare dell’“esserci” – è l’ultimo appiglio del senso di realtà, o se più piace il grado zero degli accadimenti, prima che vi si formi attorno la ragnatela delle interpretazioni. Leggi il seguito di questo post »