Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Matteo Renzi

Vedo la gente morta. Una fantasia sartriana

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988873_10152252508832018_577713253_nLa verità, sconsolante quanto si vuole, è che non siamo pronti per Matteo Renzi: né io né voi. Come quei convalescenti che si affezionano al letto d’ospedale e che trovano conforto nel rigirarne e sprimacciarne all’infinito il cuscino, sappiamo in astratto che dovremo alzarci, che prima o poi saremo dimessi, ma abbiamo bisogno di indugiare ancora un poco sulle vecchie diatribe, sulle vecchie scaramucce, sulle vecchie ragioni d’incazzatura. E così, quando un amico mi ha segnalato che giovedì al Teatro San Genesio di Roma c’erano Caselli e Ingroia a presentare il loro libro Vent’anni contro, e che con loro c’era pure Travaglio, e che era previsto perfino Camilleri, ero così ringalluzzito che ho perso il conto dei piccioni e delle fave, sono montato sul primo autobus e ho occupato un posto da habitué con la migliore vista sul palco. Non mi aspettavo di sentire niente di nuovo, solo pezzi di repertorio e standards, le care atrocità di sempre. Suonala ancora Antonio, suonala ancora Marco: per me. Sono stato esaudito, come quelli che vanno ai concerti degli Inti Illimani. Tutte le hanno dette, che Brusca è il padre della bicamerale, che l’attentato a Costanzo era un segnale di Cosa nostra per forzare la discesa in campo di Berlusconi, e poi l’amico Falcone, il mio maestro Borsellino, l’agenda rròssa, la trattativa indicibile, e i pezzi dello Stato che usano Riina come un burattino, e l’ambiguo Napolitano, e siamo tutti con Di Matteo, e teniamo alta la tensione della lotta alla mafia, e non lasciamoli soli (in coda, tra gli applausi, un paio di bis su Borsellino). Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

dicembre 14, 2013 at 1:12 PM

Diario astrale

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Pippo GalileiDa quando Kant li dichiarò “scagionati di fronte al tribunale della ragione”, non possiamo più prendercela con i pianeti. Per secoli l’allineamento di tre corpi celesti, fenomeno piuttosto raro, fu letto come un presagio di catastrofi – la peste nera, il terremoto; ma le cause di quelle sciagure, diceva il filosofo, vanno cercate “sotto i nostri piedi”. Il guaio è quando i segni terrestri sono più oscuri dei celesti. L’8 dicembre, primarie del Pd, si annuncia una triplice congiunzione politico-planetaria, mai registrata nelle effemeridi nazionali: i capi dei tre grandi schieramenti che si erano spartiti l’elettorato lo scorso febbraio si troveranno, simultaneamente, fuori dal parlamento. L’uno (Berlusconi) in quanto decaduto, l’altro (Grillo) in quanto azionatore di un giocattolo radiocomandato, l’altro ancora (Renzi) in quanto ammutinato del suo partito. Diverremo, chissà per quanto, una Repubblica a guida extraparlamentare, e ci toccherà ragionare sul grande problema di ciò che è dentro e ciò che resta fuori (e spinge per entrare, per trovare rappresentanza). Confesso di non avere, al riguardo, l’ombra di un’idea; solo due consigli di lettura un po’ visionari. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 30, 2013 at 11:30 PM

Pasolinevolissimevolmente

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PasoliniPasolinianamente. Lo ha detto Matteo Renzi a “Porta a Porta” qualche giorno fa, per spiegare che in Val di Susa, come a Valle Giulia, lui simpatizzava coi poliziotti. A quanto pare per difendere le forze dell’ordine bisogna tirare in ballo Pasolini (“scelbianamente” o “bavabeccarisianamente” non suonano altrettanto bene). Ci siamo distratti un momento, e Pasolini è diventato un avverbio. Michele Serra lo ha messo addirittura tra parentesi, ammiccando a chi sa intendere. Le folle che si accampano la notte fuori dai centri commerciali per gli sconti sui telefonini segnano, ai suoi occhi, “la scomparsa (pasoliniana) di ogni spiraglio di libertà”. Scomparsa non bastava, ci voleva quell’aggettivo per suggerire che la colpa, scava scava, è del miracolo economico, e che i tumulti (manzoniani) per il pane avevano una loro dignità, quelli per il companatico ancora ancora, ma quelli per le brioche sono roba da nuovi mostri. La notizia, ad ogni modo, è che Pasolini ha perso la maiuscola ed è a un passo dal diventare un nome comune. Avverbio, aggettivo: le prossime tappe potrebbero essere l’imprecazione, diciamo un equivalente di “mannaggia” con connotazioni di disastro antropologico (pasolini, come siamo caduti in basso!), o l’intercalare strascicato da centro sociale (voglio dire, nella misura in cui, insomma pasolini, il neoliberismo ha espropriato i beni comuni). Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 8, 2013 at 8:39 PM

La giustizia con le figurine

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grassocaselliLa scheda di Pietro Grasso sul sito ufficiale della Nazionale Italiana Magistrati lo descrive come “un centrocampista tatticamente molto attento”, e conoscendo il personaggio non si fatica a crederlo. Gian Carlo Caselli, il suo storico rivale nella corsa per la Superprocura, figura invece – avevate dubbi? – nel ruolo di centravanti di sfondamento. Il fantasista Antonio Ingroia non risulta tra i convocati, e non ce la sentiamo di biasimare il ct: tra dribbling inconcludenti (“non sto facendo un passo indietro, ma un passo di lato”) e imprecazioni lanciate all’arbitro, il pm della trattativa finirebbe per cincischiare davanti alla porta (“devo ancora decidere se tirare o non tirare”) o per farsi parare un rigore da Totò Riina. Non che ci sia una corrispondenza stretta tra tattiche processuali e tattiche di gioco, o tra correnti dell’Anm e schieramenti in campo nella Nim, ma la metafora calcistica torna utile via via che la campagna elettorale della stagione 2012-2013 comincia a prendere l’inedito aspetto di un “derby del cuore” tra magistrati. Ogni forza politica, a turno, pesca il suo straniero in toga, come nelle partitelle tra ragazzini. Tu hai Ingroia? E io mi prendo Stefano Dambruoso. Ah sì? E allora io scelgo Grasso. Alla fine tutti hanno il loro magistrato da tenere in panchina per il ministero della Giustizia, e vince chi mette in campo il più forte. Il Pd, con Grasso, ha fatto il colpaccio. Leggi il seguito di questo post »