Archive for the ‘Cinema’ Category
Questo spiega tante cose
La frase di Plinio il Vecchio che ci hanno inculcato sui banchi di scuola – Non c’è libro tanto cattivo che in qualche sua parte non possa giovare – mi è sempre sembrata nel migliore dei casi un po’ ingenua, se non sfrenatamente ottimistica. D’altro canto, nel primo secolo dopo Cristo i libri erano ancora pochi, Moccia non era nato, e insomma era tutto più facile.
Oggi, però, mi sono dovuto ricredere: Plinio aveva ragione. Ho ripreso in mano un libro perfettamente inutile, comprato vent’anni fa ai Remainders di Piazza San Silvestro ai tempi dei grandi sconti di settembre (chi vive a Roma sa di cosa parlo) e, soprattutto, ai tempi in cui l’ingresso di un libro nuovo in casa non creava una catastrofe umanitaria restringendo ulteriormente lo spazio vitale. Leggi il seguito di questo post »
La soldatessa va a Bayreuth
Dobbiamo a Ennio Flaiano, in una pagina su Riusciranno i nostri eroi… (1968), il film conradiano di Ettore Scola, la rivelazione del ruolo assegnato all’italiano nel grande disegno dell’universo:
«L’italiano, nella sua qualità di personaggio comico, è un tentativo della natura di smitizzare se stessa. Prendete il Polo Nord: è abbastanza serio preso in sé. Un italiano al Polo Nord vi aggiunge subito qualcosa di comico, che prima non ci aveva colpito. Il Polo Nord non è più serio. (…) La savana, la giungla, i grandi spazi dell’Africa: due italiani bastano a corromperli. “Dottore!”, “Ragioniere!”. Non rinunciano ai loro titoli, guardano i grandi spazi, vi si perdono, li percorrono senza convinzione, dubbiosamente, “Con lei in Africa non ci vengo più” eccetera. Quando due italiani si incontrano per caso all’estero, la loro prima reazione è un gran ridere. “Che fai qui?…” “E tu?”». Leggi il seguito di questo post »
“Tangheri! Macachi! Froci! Froci! Impotenti!”
Dopo le ultime spacconate viriloidi del nostro, sono certo che qualche amico letterato avrà pensato al Mussolini erotomane ritratto da Carlo Emilio Gadda in Eros e Priapo e alle sue adoratrici, l’uomo che “giunse a far credere a codeste osannanti di essere lui il solo genitale-eretto disponibile sulla piazza”, cosicché “elle videro in lui il padrone, il verro che si sarebbe vautré sul loro inguine fremente di attesa”, mentre gli altri maschi erano “poltroni impotenti” regrediti a “eunucoidismo femminilizzante”.
Sarebbe, però, un pensiero troppo alto. Il vero padre culturale di questa nostra destra è, di tutta evidenza, Lando Buzzanca. Leggi il seguito di questo post »
Giù il sicario. Carmelo Bene ed Ennio Flaiano
Quando farò un film su Carmelo Bene, questa sequenza da Colpo rovente (1969) di Piero Zuffi figurerà prima ancora dei titoli di testa. Anzi, visto che con ogni probabilità non farò un film su Carmelo Bene, fate conto che questo sia il mio film.
La scena è tratta da un giallo italiano che vidi per la prima volta a Venezia, nella benemerita rassegna di Marco Giusti sul cinema di genere, e che mi colpì a tal punto da procurarmene un’edizione pirata sottotitolata in greco moderno (di meglio eBay non offriva).
Qui Bene fa la parte di un sicario pallido e misantropo che attraversa impaziente e pressoché inavvertito i ritrovi dei giovani contestatori. È ricercato dalle forze dell’ordine, che per dargli la caccia non hanno che foto e filmati: e lui, per depistarli, si nasconde nello sgabuzzino di un albergo e si cambia d’abito.
Una sorta di involontaria autoallegoria, non vi pare? Leggi il seguito di questo post »
Due parole su “Inception”
Gli amici e colleghi di As Audience mi hanno chiesto di scrivere un breve testo su Inception, pensato soprattutto per gli studenti di Scienze della Comunicazione. Si tratta di una rielaborazione a freddo delle mie impressioni di spettatore. Chi studia cose di cinema probabilmente non ci troverà nulla di nuovo. A tutti gli altri, buon divertimento. Leggi il seguito di questo post »
Il Muro è caduto anche per Dracula
Anche per Dracula è arrivato il 1989, persino per la sua stirpe assetata di sangue è scoccata l’alba melanconica o augurale della fine delle ideologie. Ma l’aurora, si sa, può esser letale per questi misantropi abitatori della notte, che con ogni mezzo ne rifuggono la luce. E così, a farla breve, i vampiri hanno perso i canini. Guadagnandone in fascino, come dimostra il successo mondiale – a tratti isterico – del vampiro di Twilight. Ricomparsi sulla scena dopo lunga latenza, ci appaiono oggi irriconoscibili: ammansiti se non proprio “buoni”, mutati in creature delicate e romantiche. Di certo, non fanno più paura a nessuno. Non hanno il ghigno cereo e la chioma corvina di un Bela Lugosi, non esibiscono l’orripilante teschio nudo e gli occhi strabuzzati di un Max Schreck o di un Klaus Kinski. Tenebrosi lo sono ancora, per carità, ma della sottospecie dei “bei tenebrosi”. Hanno i capelli scarmigliati e il fascino efebico di Robert Patterson, il vampiro Edward Cullen di Twilight. Così buono da imporsi delle rispettose restrizioni dietetiche, e da scegliere di cibarsi solo di sangue animale. Hanno il volto penitente dei mostri rabboniti con cui si cimenta a volte la “cacciatrice” Sarah Michelle Gellar di Buffy l’ammazzavampiri, desiderosi di espiare i loro secoli di malefatte. O sono perfino in odore di santità come Angel, protagonista dello spin off della serie tv Buffy tutto incentrato su un succhiasangue redento. Leggi il seguito di questo post »

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.