Guido Vitiello

Archive for the ‘guviblog’ Category

Quando le profezie falliscono

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Ieri sul “Corriere della Sera”, in Terza Pagina, un lungo articolo di Maria Antonietta Calabrò era dedicato alla nuova edizione di un libro che mi capitò di leggere anni fa, il romanzo profetico-apocalittico Il padrone del mondo (Jaca Book), scritto nel 1907 dal quarto figlio dell’arcivescovo di Canterbury, Robert Hugh Benson, appena convertito al cattolicesimo.

Il libro – mi affido ai miei ricordi di lettura – è una sorta di anti-utopia cattolica, la descrizione di un mondo venturo dove l’Umanitarismo trionfa come religione civile, come dottrina morale e sociale che porta all’abolizione delle guerre, alla diffusione dell’eutanasia e all’adozione di un’unica lingua per tutti i popoli della terra. Un trionfo all’apparenza benigno dietro cui si profila la venuta dell’Anticristo; contro di esso un prete solitario scatenerà la battaglia decisiva che segna la fine dei tempi, come annunciato dalle Scritture. Leggi il seguito di questo post »

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aprile 6, 2008 at 9:42 pm

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Guvi Book Award 2007

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Anche questo gennaio, come d’abitudine, eccovi le mie classifiche dei libri letti nell’anno appena finito. Triste annata, questo 2007, con ben poche letture fatte per puro piacere.

Dunque perdonate la vistosa preponderanza di libri che ruotano intorno ad Auschwitz e al romanzo poliziesco, i miei due assilli dell’anno trascorso. Propositi per il 2008: leggere meno, leggere meglio, tornare ai classici. E voi? Attendo le vostre classifiche!

Top Five – Narrativa
1. Michel Butor, L’Emploi du Temps
(Il miglior libro di uno scrittore quasi dimenticato, in via di riscoperta)
2. Jonathan Littell, Le Benevole
(Forse non è il capolavoro che si dice, ma tanto di cappello)
3. Cameron McCabe, The Face on the Cutting-Room Floor
(Vi immaginate James Joyce che scrive un giallo hard-boiled? Eccolo…)
4. Aharon Appelfeld, Badenheim 1939
(…e vi immaginate un libro di quasi-fantascienza sulla deportazione? Eccolo!)
5. Leonardo Sciascia, Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia
(Così, grosso modo, mi piacerebbe scrivere – se solo fossi in grado) Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 5, 2008 at 9:34 pm

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Bollettino di un gusano escuálido

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Mi sono accorto con un certo orgoglio che il mio nome di battesimo, neanche a farlo apposta, sposa la prima sillaba di gusano all’ultima di escuálido, i due cortesi appellativi che Fidel Castro e Hugo Chávez, rispettivamente, riservano ai loro oppositori.

Ebbene, in qualità di squallido verme vi dico che la grande editoria italiana ha mancato l’ennesima occasione per svecchiare lo scaffale più deprimente che ci sia nelle nostre librerie, quello dedicato all’America Latina; ma devo dirvi altresì che, grazie al coraggio di alcuni editori medi, piccoli e minuscoli, ci sono segnali che qualcosa si stia muovendo, finalmente nella direzione auspicabile.

Perché occasione mancata? Perché lo scorso ottobre ricorreva il quarantennale della morte di Che Guevara, e poteva essere la volta buona per pubblicare qualcosa di serio sul suo conto (e su Cuba). E invece, la solita alluvione di agiografie, commemorazioni sdilinquite, testimonianze di parenti e compagni d’armi, l’immancabile Agenda (come quella di Suor Germana), ristampe dei suoi diari e delle sue bizzarre opere teoriche. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 13, 2007 at 1:06 pm

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Gulag a cinque stelle (aggiornato!)

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In un paese in cui, come cantava Elio, anche gli abusi sessuali sono abusivi, è naturale che certi personaggi abusino per fini privati di privilegi legati alla loro posizione: i due esempi più lampanti sono Gustavo Selva che usa un’ambulanza come fosse un taxi e Clemente Mastella che prende l’aereo di Stato per andare al Gran Premio. Qualcosa di simile, però, accade talora anche nel giornalismo.

Ieri Luca Sofri nel suo blog così riassumeva un articolo di Ernesto Galli della Loggia, dalla rubrica “Calendario”: in soldoni, il politologo “è stato in albergo, ha avuto freddo, e oggi ha scritto un pezzo sul Corriere sull’assenza di coperte negli alberghi moderni”. Sono andato a cercare l’articolo in questione, e devo dire che il riassunto di Sofri è perfino troppo clemente: Galli della Loggia vede in questa assenza di coperte niente meno che “uno dei tanti piccoli segni del modo totalitario in cui troppo spesso l’Italia ha abbracciato la modernità”. Chissà quale strana associazione è scattata in testa al professore, per accostare i plaid e il totalitarismo; forse l’albergo sprovvisto di coperte gli ha ricordato la Siberia. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 17, 2007 at 1:05 pm

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Poetic Justice. Il caso Marta Russo, dieci anni dopo

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Ricordate il processo Marta Russo, il primo grado soprattutto? Per noialtri assiepati come groundlings nel palestrone dell’Aula Bunker, pareva di assistere a un seminario filosofico e letterario.

Non è così frequente, in un processo penale, sentire un pubblico ministero che nella requisitoria invoca il superomismo di Friedrich Nietzsche come movente; non capita così spesso di sentir menzionati, intorno a un episodio di cronaca nera, Delitto e castigo e I sotterranei del Vaticano di André Gide, il Moosbrugger di Robert Musil e Nodo alla gola di Alfred Hitchcock, il “dilemma del prigioniero” e le Lettere di San Paolo.

Per parte mia, ho sempre pensato che l’unico riferimento pertinente, per le tesi della pubblica accusa (che ad ogni modo consideravo fantasiose e fuorvianti) poteva essere il film Frenesia del delitto (Compulsion, 1959) di Richard Fleischer, dove due studenti di giurisprudenza – uno dal carattere più dominante, l’altro soggiogato e remissivo – concepiscono una teoria “superomista” del diritto, secondo cui il legislatore è superiore alla legge che promulga e vive connaturalmente in uno “stato d’eccezione”. Decidono allora di provare quest’ebbrezza sopralegale concependo e attuando il delitto perfetto contro una vittima scelta a caso, un barbone (in tribunale li difenderà Orson Welles).

Non sono, pari pari, le tesi della pubblica accusa? A me, che credevo e credo tuttora che Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro siano innocenti, la costruzione letterario-filosofica di Italo Ormanni e Carlo Lasperanza sembrava a dir poco cervellotica. Rimasi molto stupito, dunque, quando la Corte dichiarò gli imputati colpevoli. Leggi il seguito di questo post »

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ottobre 11, 2007 at 1:03 pm

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L’11 settembre e i Libri Gemelli

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E così, anche Fidel Castro è saltato sul carrozzone dei complottisti. Lo ha fatto nel lungo articolo El imperio y la mentira, pubblicato ieri sul quotidiano del regime Granma, sostenendo che la versione ufficiale sugli attentati dell’11 settembre è una colossale menzogna propagandistica.

L’ottuagenario dittatore si è slanciato in considerazioni balistiche e ingegneristiche, ha negato su basi scientifiche inoppugnabili che un aereo si sia mai schiantato sul Pentagono e ha alluso oscuramente a duecento tonnellate di lingotti d’oro presenti nei sotterranei delle torri, a cui non era consentito accostarsi – pena la morte. Che fossero in realtà esplosivi per demolizioni controllate? Mah. Chiedetelo a lui.

Devo dire che queste sono le uscite del Comandante che me lo rendono quasi simpatico: quando, cioè, pontifica “a schiovere”, come si dice a Napoli, su cose di cui non capisce un accidente, con un dilettantismo e un candore degni di Bouvard e Pécuchet. Quello stesso candore che negli anni Ottanta lo condusse al proposito visionario di clonare la mitica Ubre Blanca, la mucca cubana da guinness dei primati (anzi, dei bovini) capace di produrre fiumi di latte. Come resistere al fascino di donchisciottismi come questo? Un’equipe di scienziati chiusa in laboratorio per creare la Supermucca: scene simili se ne trovano solo nei B-Movie americani di fantascienza – o a Cuba. Se la scienza eugenetica dei nazisti puntava a creare il Superuomo, quella dei castristi si accontenta di creare il Superbovino (per la distinzione tra i due, leggete qui). Leggi il seguito di questo post »

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settembre 13, 2007 at 12:56 pm

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Matrioska Dostoevskaja. Prove tecniche di bignamizzazione

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C’è una battuta di Woody Allen che la dice assai lunga sul romanzo russo ottocentesco: “Ho fatto un corso di lettura veloce e sono riuscito a leggere Guerra e pace in venti minuti. È un libro sulla Russia”.

Certo, una cosa è il personaggio e altra è l’uomo, e varrà la pena di ricordare che l’autore del divertissement zarista Amore e guerra (1975) quei romanzi ha dimostrato di averli letti tutti da cima a fondo, e con scrupolo. Nondimeno la sua sintesi, per quanto spiccia, è ineccepibile; soprattutto, è l’ennesima conferma di due verità piuttosto evidenti.

Primo, il lettore di oggi non ha il tempo – o meglio, si è convinto per qualche sospetta ragione di non avere il tempo – per romanzi che abbiano il respiro epico di Guerra e pace; se proprio deve accostarsi a Lev Tolstoj, si comporta come fa il sottoscritto alle feste di matrimonio: aggira abilmente le portate principali per concentrarsi sulla zona antipasti a buffet, più digeribili e da cui è più facile disimpegnarsi – nella fattispecie, La morte di Ivan Il’ic o La sonata a Kreutzer. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 8, 2007 at 12:48 pm

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Batman contro i neocon (e il porno-revisionismo)

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Ora che la Marvel ha deciso di accoppare l’ultrasessantenne supereroe Capitan America, e che Wittgenstein gli ha dato del neocon per dispetto a Camillo, torna d’attualità un personaggio che credevamo ormai consegnato ai cultori del modernariato pop: il Batman incarnato (fin troppo, a giudicare dalla pancetta commendatoriale) da Adam West, l’unico caso di supereroe sovrappeso con mutandoni ascellari e tuta color maglia della salute.

Nel film del 1966 Batman: The Movie, cavato frettolosamente dalla memorabile serie televisiva, lo scenario politico del quarantennio successivo è delineato con spaventosa chiaroveggenza. Il Joker, il Pinguino, Cat Woman e l’Enigmista si coalizzano in una specie di asse del male (la “malavita unita”) a chiare tinte neocon e tentano una spettacolare impresa geopolitica: assumere il controllo del pianeta disidratando i litigiosissimi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Leggi il seguito di questo post »

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marzo 3, 2007 at 12:45 pm

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Il realismo magico al potere

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E così anche in Italia è arrivato il libro più cialtronesco della stagione, l’intervista farlocca di Ignacio Ramonet a Fidel Castro.

Farlocca, perché come il blogger spagnolo Arcadi Espada ha dimostrato in modo inoppugnabile (date un’occhiata a questo articolo e al dossier completo), si tratta in realtà di un copia-e-incolla di pezzi di discorsi ufficiali, articoli di Granma e di altre riviste del regime. Insomma, minestra riscaldata. Il che la dice lunga sulla serietà professionale del direttore del gazzettino terzomondista Le Monde Diplomatique.

Quello dell’intervista a Castro è ormai un genere giornalistico a sé. Raramente inferiore alle seicento pagine, si segnala per una deliziosa allure a metà tra il dialogo platonico e le conversazioni di Holmes e Watson al caminetto. Il prostrato interlocutore fa appena a tempo ad articolare la voce per dire qualche frasetta in tutto equivalente a “Dici cose ricche di sapienza, o Socrate” o “Perbacco Holmes, siete un genio!”, che già viene sommerso da un soliloquio torrenziale. E torna a chinare il capo. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 27, 2007 at 12:44 pm

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Come deprogrammare un Cinefilo Snob

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C’è una categoria di persone, di cui è difficile stimare l’estensione, che coltiva con malcelato orgoglio una sorta di segreta schizofrenia.

Gli appartenenti a questa petite bande di iniziati vanno in solluchero davanti ai cortometraggi sperimentali di Maya Deren, caldeggiano la Nouvelle Vague iraniana e ancora non riescono a far pace con l’idea che la versione originale di nove ore di Greed (1925) di Erich Von Stroheim sia andata per sempre perduta.

Al tempo stesso, però, gli adepti di questa singolare conventicola si beano davanti ai film exploitation sulle carceri femminili, gongolano davanti ai film di wrestling messicani e sono pronti a sorbirsi devotamente qualunque cosa provenga da Hong Kong o da Bollywood. Ugualmente a loro agio sulle vette inarrivabili dell’auteur film e nelle discariche della spazzatura cult, costoro disprezzano tutto quel che si trova nel mezzo: il cinema mainstream né troppo cervellotico né troppo ineffabilmente atroce, destinato al profanum vulgum dei non iniziati, ai rintontiti ostaggi degli Arconti Osceni di Hollywood. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 16, 2007 at 12:42 pm

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