Guido Vitiello

Una caduta di stile del Post

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Il Post non è il Fatto Quotidiano, ed è il motivo principale per cui leggo il Post e non il Fatto Quotidiano (o meglio, leggo il Post per informarmi e il Fatto per spiegare ai miei studenti come non si fa informazione). Proprio per questo il Post non dovrebbe comportarsi mai come il Fatto Quotidiano, nemmeno alla lontana, specie perché il suo direttore, Luca Sofri, nel 2004 scrisse un articolo che era quasi un manifesto, La sinistra che è uguale alla destra, dove si censuravano tutti i vizi di cui il Fatto (che non esisteva ancora) sarebbe diventato poi il campione indiscusso. Le differenze sono semplici: il Post non fa informazione pettegola e persecutoria, non si accoda ai linciaggi, non trucca le carte in tavola, non dà spago ai bugiardi professionisti muniti di archivio, non presta il fianco alla più bieca destra forcaiola abusivamente accampata a sinistra, non affida le proprie prese di posizione a corsivetti maligni, dietrologici e in ultimo stupidi.

E allora proprio non mi va giù che ieri il Post abbia dedicato alla scelta dei deputati radicali di partecipare al voto di fiducia un commento redazionale che è demenziale (absit iniuria) dalla prima all’ultima parola. Non solo è demenziale: è becero, arrogante, pressapochista, sovreccitato e pieno di banalità, immagino a seguito di un’incazzatura redazionale collettiva (cose che capitano). Insomma, se non è un articolo del Fatto poco ci manca. Leggi il seguito di questo post »

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ottobre 15, 2011 at 7:36 PM

Pubblicato su Politica, Stampa

Non ci fanno, ci sono. De Cataldo e l’ideologia dei magistrati

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Non chiamiamola faccia di bronzo, per quanto forte sia la tentazione, e quella falsa saggezza tutta inquisitoria secondo cui a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca lasciamola alle anime grigie e incattivite. Resta però il problema di spiegare in qualche altro modo fenomeni curiosi come l’indignazione civile di Ilda Boccassini per le intercettazioni pubblicate sui giornali, il richiamo alla serietà rivolto ai media qualche mese fa da Antonio Ingroia per la “kermesse” scatenata intorno al caso Ciancimino, le doglianze dei pm del processo Meredith per l’intollerabile “pressione mediatica” e la “Caporetto dell’informazione”. Sembra di capire che per certi magistrati il vento dei media sia buono o cattivo a seconda che soffi in poppa o schiaffeggi la prua. Qualcosa non torna, ed è lo stesso qualcosa che non tornava già nel caso Tortora, grande prova generale dei tempi nuovi. Dopo l’assoluzione in appello, quand’era in corso la campagna referendaria per la responsabilità civile dei magistrati e l’immagine della Procura di Napoli certo non rifulgeva, un giudice si lagnò con i giornali perché “quel maledetto processo” aveva turbato il “buon modo silenzioso di amministrare la giustizia”. Leggi il seguito di questo post »

Scrittori e corpo. Di Matteo Marchesini

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Dopo la dissoluzione degli ultimi robusti schemi ideologici, anche nella critica letteraria hanno vinto gli approcci tematici più brutali. Mentre i dipartimenti universitari pullulano di corsi su “l’isola nel romanzo del Novecento” o “gli appartamenti nella poesia moderna”, l’editore Carocci sforna edificanti tomi su animali, bicchieri o mutande “in letteratura”. Ma a farla da padrone, in quasi tutti i generi, è un oggetto che non indica più soltanto un tema bensì un feticcio, una magica parola passepartout: il Corpo. Abbiamo filosofie del corpo (vedi Michela Marzano), antologie poetiche sul corpo (vedi Niva Lorenzini), e moltissimi pamphlet sulle membra dei capi politici o delle icone pop. Siamo sommersi da teorie che propongono pretestuosi bricolage di Bataille e Foucault, Artaud e Deleuze; ma anche da una lirica femminile, anzi “femminea”, che punta tutto su un miscuglio di spoglia ieraticità e di visceralità autoptica (da Mariangela Gualtieri a Elisa Biagini). Come mi è già capitato di osservare, per artisti e intellettuali il Corpo è diventato quel che un tempo era il Popolo: un mito che è anche il sintomo di un’impotenza, un idolo sotto cui risorge l’eterna velleità di trasformare il verbo in carne, la scrittura in gesto. Leggi il seguito di questo post »

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ottobre 7, 2011 at 11:25 am

Pubblicato su Matteo Marchesini

Lettere a nessuno. Come Snoopy inventò Moresco

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ottobre 6, 2011 at 1:43 PM

Pubblicato su Fumetti, Libri

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M.M. – La stanza di Matteo Marchesini

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Parlare di subaffitto sarebbe riduttivo. Diciamo semmai che UnPopperUno inaugura oggi una stanza per lo scrittore Matteo Marchesini, che molti leggono sul Foglio e poi vengono a cercare da me – e ogni volta mi tocca spiegare che no, Marchesini non abita qui, ma viene ogni tanto a far visita. Ricorderete senz’altro il trattatello Come parlano i politici e il racconto La rapida ascesa di B. Lojacono. Da oggi la presenza di Matteo Marchesini (almeno negli auspici) diventerà costante, purché lui accetti come insegna questo Peter Lorre un po’ lugubre con le sue iniziali sul cappotto, su cui peraltro non sono disposto a trattare: dunque accetterà. Cominciamo con un articolo inedito che mette a paragone il terribile biennio ’92-’93 con i giorni che stiamo vivendo. Le somiglianze sono spaventose, ma è forte anche il rischio di prendere fischi per fiaschi, o asini per cavalli. Leggi il seguito di questo post »

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ottobre 3, 2011 at 12:19 am

Pubblicato su Matteo Marchesini

Ibsen for beginners

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ottobre 2, 2011 at 1:00 am

Pubblicato su Deliri, Libri

Piccolo contributo alla campagna radicale per l’amnistia

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Gli albi di Arkas sono pubblicati in Italia da Lavieri.

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settembre 29, 2011 at 2:28 PM

Pubblicato su Carcere, Fumetti, Giustizia, Politica

Birth of the cool. Appunti sulla nuova glaciazione

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Il settimanale cattolico Tempi mi ha chiesto, lo scorso luglio, di espandere una frase del mio articolo sul cool, Il dolce stil fico, fino a farne un articolo. La frase era questa: “E se avessero occhi per vedere, gli uomini di chiesa capirebbero che la minaccia non viene da una dottrina, il relativismo, ma da uno stile emotivo che prende a modello proprio i ‘tiepidi’ contro cui tuona l’Apocalisse. Non di secolarizzazione dovrebbero parlare, per queste decadi, ma di un principio di glaciazione”. Far lievitare una metafora buttata lì senza troppo pensare non sempre è facile, ad ogni modo questo è il meglio che sono riuscito a inventarmi. Leggi il seguito di questo post »

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settembre 27, 2011 at 7:27 PM

Friggendo l’aria, abbiate cura di allungare il brodo

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Tempo fa, invocando l’autorità di George Carlin, esortavo a non eccedere nelle ridondanze pleonastiche di troppo. Non sempre è facile, per carità: tenere la lingua o la penna a freno per alcuni è più arduo del coitus interruptus. Però ci sono contesti nei quali non c’è niente da fare, allungare il brodo non si può e non si deve, lo spazio a disposizione è poco e bisogna concentrare quante più informazioni possibile in un pugno di parole. Per esempio in un sms, in un tweet, nel messaggio lasciato in una segreteria telefonica, in un haiku, in un sonetto, in un comunicato pubblicitario. O sulla quarta di copertina di un libro.

La collana delle Vele di Einaudi ha questa caratteristica: oltre alla quarta, anche la copertina ospita una breve presentazione del libro. Meno di trecento battute, pensate per prendere al laccio il lettore dubbioso. Ecco, per esempio, il fulminante biglietto da visita di un libro appena uscito, Pensare l’Italia di Ernesto Galli della Loggia e Aldo Schiavone. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 24, 2011 at 12:36 PM

Lost. Analisi di un fenomeno (non solo) televisivo

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Arriva in libreria Lost. Analisi di un fenomeno (non solo) televisivo, a cura di Romana Andò, Bonanno editore (232 pagine, 20 euro), il primo serio tentativo di fare i conti con quella che per molti di noi è stata a lungo un’ossessione prossima alla tossicomania. Per parte mia, ho capito di esserne uscito quando frasi come “secondo me il mostro di fumo nero è in realtà il finto John Locke”, pronunciate per mesi con la massima serietà a conversazione con altri tossicomani, mi sono sembrate, di colpo, completamente demenziali. Lo erano.

Ora, di grazia, ne sono fuori (salvo ricadute), John Locke è tornato a essere John Locke, ma non potrò mai più leggere il Saggio sull’intelletto umano senza immaginarmi, sotto la lunga secentesca parrucca del filosofo, la testa pelata di Terry O’Quinn. Temo che sia lo stesso per gli altri autori del libro – Boccia Artieri, Buonanno, Ciofalo, Gianturco, Leonzi, A. Marinelli, G. Marinelli, Valeriani, Vellar – tra i quali ci sono alcuni Lost-dipendenti riabilitati (non dirò quali per le ovvie ragioni di riservatezza che impongono le informazioni cliniche). Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 23, 2011 at 8:15 PM