Profezie cinematografiche
La storia italiana, per parafrasare Marx, si presenta sempre due volte: la prima volta come film e solo la seconda come storia vera e propria. L’ultima dimostrazione di questa legge ferrea è la contesa sorta giorni fa intorno alla messa in onda della sequenza finale del Caimano di Nanni Moretti – annunciata a Parla con me della Dandini, bloccata dalla Rai, trasmessa infine da Piroso a Niente di personale. «Sembra che il finale del Caimano sia esattamente il Berlusconi di questi giorni», ha detto Moretti a Eugenio Scalfari su Repubblica di sabato scorso. E a dire il vero quei sette minuti di un Cavaliere nerissimo che dopo la condanna accusa i suoi accusatori e scatena una rivolta popolare davanti al Palazzo di Giustizia avevano ricominciato a circolare, in rete, già dopo la bocciatura del Lodo Alfano e la sfuriata contro la Corte costituzionale egemonizzata dai comunisti. Ma il Caimano non è l’unico déjà-vu di questi giorni. Tre settimane fa, per esempio, nella puntata dell’Infedele dedicata al caso Ruby, alle spalle di Gad Lerner erano appese due locandine di vecchi film, presentati come antenati (ciascuno a suo modo) dei festini di Arcore: Salò o le 120 giornate di Sodoma, l’ultimo film di Pier Paolo Pasolini, e L’infermiera nella corsia dei militari, una commedia sexy di fine anni Settanta con Lino Banfi e Nadia Cassini. Leggi il seguito di questo post »
Come non eccedere nelle ridondanze pleonastiche di troppo
Perché dire “procedura d’imbarco”, se l’imbarco è già in sé una procedura? Perché dire “situazione di emergenza”, quando basterebbe “emergenza”? Leggi il seguito di questo post »
Tolstoy Story. Le pagine indispensabili/2
Un paio d’anni fa, conversando con un amico universitario che studia cose simili alle mie e che culturalmente è altrettanto reazionario (ma riesce a dissimularlo con molto più stile), constatammo questo: che c’è tutta una generazione a cui stiamo insegnando, noi o chi per noi, a decostruire (questo è l’orrido conio che va per la maggiore) sistemi di pensiero della cui costruzione non sanno e non sapranno mai nulla.
Si affacciano agli studi e subito, all’ingresso, gli vien detto che la metafisica è sorpassata, che la modernità è finita da un pezzo, che l’idea di progresso è andata a farsi benedire, che il romanzo è impossibile, che il realismo è ingenuo, e via enumerando i caduti in battaglia. Ma neppure della battaglia gli si racconta nulla, salvo mostrargli un paesaggio di macerie e passare oltre. Pensavo fosse un problema dei nostri anni, ma sbagliavo: anche di questo si trova traccia nei classici. Per esempio, in questa pagina di Anna Karenina. Leggi il seguito di questo post »
Annus Passabilis. Il Guvi Book Award 2010
Come ogni anno, e come ogni anno in osceno ritardo, arriva il mio personale Book Award. Libri belli, meno belli e brutti letti nel corso del 2010. Se il 2009 è stato l’Annus Mirabilis, il 2010 chiamiamolo pure l’Annus Passabilis, o l’Annus Nientemalis (Infondus infondus): non deludente, non entusiasmante.
Le categorie sono sei (Narrativa o quasi, Saggistica o quasi, Attualità, Extravaganzas, Classici e Ridatemi i Soldi) e per ciascuna l’ordine è del tutto casuale: non è detto che il libro numero sette valga meno del numero tre.
E ora, sbrigati i convenevoli e i preliminari, passiamo alle classifiche.
All’onorevole piacciono le donne. Genealogia del bunga bunga
All’onorevole piacciono le donne. D’accordo, direte voi, e dov’è la notizia? Questo però non è un onorevole qualunque. È il presidente del Consiglio, e aspira al più alto Colle. È applaudito da vescovi e cardinali. Eppure, non riesce a contenersi. Se gli capita a tiro una donna o qualunque cosa abbia figura di donna – uno scozzese in kilt, un curato in sottana – non ha freni: allunga la mano e palpa. Nei suoi sogni più sfrenati, il paradiso è un luogo dove bellissime ragazze nude si dispongono in schiera per farsi tastare il sedere, una dopo l’altra. Qualcuno gli raccomanda di farsi curare. Ma il telefono dell’onorevole è sotto controllo, e c’è chi lo ricatta con foto e filmati che documentano la sua incontinenza erotica. D’accordo, direte ancora: ma dov’è la notizia? La notizia è che quella che avete appena letto non è una sintesi del faldone di trecento pagine della Procura di Milano, ma la trama di un film con Lando Buzzanca: per l’esattezza, All’onorevole piacciono le donne (1972) di Lucio Fulci, uno dei capostipiti della «commedia sexy all’italiana» degli anni Settanta. È lì che dobbiamo tornare, per capire cosa sta succedendo. Leggi il seguito di questo post »
L’igienista dentale tutta pepe e tutta sale
Il caso Ruby, quasi più del caso Mosley, sta riportando a galla tutte le mie più turpi memorie cinematografiche, e questo mi dà da pensare. L’altro ieri, quando ho letto su Repubblica che nella “sala del bunga bunga” le ragazze si travestivano da infermiere e poliziotte a seno nudo e poi improvvisavano uno strip-tease, mi è apparsa subito evidente una delle matrici (forse la principale) dell’immaginario erotico del Presidente del Consiglio: la commedia sexy all’italiana di fine anni Settanta. L’infermiera di notte, L’infermiera nella corsia dei militari, La poliziotta della squadra del buon costume, La poliziotta fa carriera. Ma anche, perché no, La minorenne e Quell’età maliziosa.
Se dalle indagini salterà fuori che le serate prevedevano anche docce spiate dal buco della serratura e maestrine in minigonna che accavallano le gambe sotto la cattedra, la Procura di Milano si troverà costretta a mandare un avviso di garanzia a Mariano Laurenti, se non altro come mandante morale. Leggi il seguito di questo post »
Un cadavre exquis non molto exquis
Immaginiamo un esordio romanzesco piuttosto convenzionale, ma sempre accattivante: un uomo è colto da amnesia. Come lo smemorato di Collegno (che vedete qui accanto) non ha la più pallida idea di chi sia e da dove venga. Il suo vuoto di memoria è conteso da più di un pretendente, ed egli deve cercare un appiglio, un bandolo, qualcosa che possa accertare una volta per tutte la sua identità.
Ora, supponiamo che sia io questo smemorato, e che tutto quel che mi resta a disposizione siano le statistiche di accesso al mio blog e in particolare la lista delle parole chiave che hanno condotto i visitatori da Google a UnPopperUno.
Da questa lista ho estratto una sequenza, una sorta di cadavre exquis surrealista che, nell’evenienza di un’amnesia, dovrebbe darmi qualche informazione su me stesso, consentendomi di ritrovare la memoria perduta. Non vi nascondo che sono piuttosto preoccupato.
Erri ti presento Nichi. Una cattivissima Pagina 69
Possono due cose molto stupide sprigionare, cozzando, una scintilla d’intelligenza? In linea di principio ne dubito, ma chissà. Fino a pochi giorni fa mi riusciva difficile immaginare qualcosa di più balordo della campagna di scrittori e operatori culturali vari in favore di Cesare Battisti. E invece, lunedì apro il giornale e cosa trovo? Tra le tante reazioni isteriche e scalmanate alla decisione di Lula, che rischiano seriamente di sputtanare la buona causa dell’estradizione, scopro che il Coisp, un sindacato di agenti di polizia, ha invitato a boicottare libri, film e dischi dei firmatari dell’appello per l’ex Proletario Armato per il Comunismo. Iniziativa che, per dire il meno, difetta di logica elementare (senza contare che è una mera ritorsione, per di più contro le persone sbagliate). Così mi son messo a scorrere la lista incriminata – che il sito del Coisp allegava al comunicato – come si sfoglierebbe una guida al consumo critico, uno di quei manualetti che ti dicono che cosa è meglio non comprare, quali alimenti contengono coloranti cancerogeni, quali prodotti sono fabbricati sfruttando manodopera infantile. A farla breve, l’idea che mi è balenata dalla somma algebrica degli opposti cialtronismi è questa: comunque la si pensi su Battisti (e io la penso banalmente come il nostro caro Uomo del Colle), può l’elenco dei suoi sostenitori valere come criterio di gusto, o come guida ai consumi culturali? Leggi il seguito di questo post »



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